CORDELIA.
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FORZA IRRESISTIBILE.
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1890. Fratelli Treves Editori, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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    Testo curato da Catia Righi per il Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Questo romanzo, pubblicato nel 1890, fa parte del gruppo di romanzi che Cordelia dedic alle donne nel tentativo di gettare semi di autocoscienza nel mondo femminile.
Forza irresistibile racconta una vicenda molto esile di inevitabile innamoramento, ma spicca lo scontro tra psicologie dei diversi personaggi. Ambientato nella seconda met / fine dellOttocento, nel periodo in cui nella grande Russia ferveva il dibattito tra il conservatorismo e il vento di riforme, la scena si svolge tra la costa sud della Francia, il Lago Maggiore e le Alpi svizzere.
I personaggi principali sono Nadia Demidoff e sua madre Anna, il principe russo Wasily, il medico Corradi e intorno a questi quattro attori gira tutta la vicenda. Nadia, languida bellissima fanciulla malata e sofferente,  accompagnata, su prescrizione del medico russo, dalla madre a passare un periodo di riposo nel tepore del clima mediterraneo. La madre Anna Paulowna non pensa che ad accasarla con il principe russo, per poter vantare una figlia principessa ed entrare cos nel mondo dellaristocrazia.  Ma nessuno ha pensato a chiedere parere a Nadia. E poi compare il medico Corradi, giovane geniale luminare nascente della medicina, allaltare della quale ha sacrificato ogni coinvolgimento damore.
Anche in questo romanzo la scrittrice, tra le righe dedicate allo sbocciare di un amore travolgente, alla sofferenza di una mente che si vuol sopraffare, alle descrizioni di panorami idilliaci trasmette il suo messaggio forte alle donne ad essere padrone della loro vita, a liberarsi dal ricatto di chi le vuole avere a tutti i costi  con toni di vero possesso  dando in cambio una posizione sociale alla quale forse neanche aspirano.
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L'AUTRICE.
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Virginia Tedeschi-Treves, nota anche con lo pseudonimo di Cordelia (Verona, 22 marzo 1849  Milano, 7 luglio 1916),  stata una scrittrice italiana.
Dopo il matrimonio nel 1870 con Giuseppe Treves, coproprietario col fratello Emilio della casa editrice Fratelli Treves, fu presidentessa del Comitato lombardo pro suffragio femminile, cofondatrice del Lyceum di Milano, contemporanea di Ibsen, di Flaubert, di Zola, Dostoevskij; nel suo salotto letterario accolse i massimi autori e intellettuali del tempo, da Verga a D'Annunzio, da Carducci a Freud.  stata fra le prime donne a parlare di divorzio, di Psicanalisi, di diritto all'istruzione; nel '16 scrisse il manifesto del femminismo tricolore. Contemporaneamente inizi una fortunata carriera di scrittrice per "signore" e bambini con lo pseudonimo di "Cordelia" e di direttrice di riviste di moda.
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FORZA IRRESISTIBILE.
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1.
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Era una bellissima giornata primaverile, di quelle che nel mese di gennaio si possono godere soltanto a Nizza e nelle altre stazioni invernali.
Uno splendido sole entrava per le aperte vetrate e inondava di luce la sala del Grande Albergo di Nizza, dove in quella mattina v'era un'allegria insolita, un movimento di forestieri che uscivano, entravano, si salutavano allegramente e formavano dei crocchi aspettando l'ora della colazione.
Fuori, sulla terrazza, stava un gruppo di fanciulle in contemplazione del mare azzurro solcato da vele bianche e barchette nere; dentro, in un angolo riparato dal vento, il commendatore Paribelli leggeva ad alta voce sul suo giornale i gradi di freddo delle principali citt d'Italia e volea far gustare a tutta quella gente la volutt di trovarsi a 12 gradi Raumur colle finestre aperte, mentre a Roma il termometro segnava 2, a Milano 5 e a Torino 7 gradi sotto allo zero. Egli era ricco, un po' avanzato in et e s'era proposto di gustare assieme alla moglie gli anni, e sperava fossero parecchi, che ancor gli rimanevano di vita, e in quel momento si sentiva felice di trovarsi in un ambiente tepido e primaverile, colla prospettiva d'una buona colazione, della quale la moglie, che era andata ad informarsene dal primo cameriere, gli avea recato le migliori notizie.
In piedi, nel mezzo della sala il conte Mattei, appena ritornato da Monte Carlo, narrava gesticolando le vicende d'una partita di giuoco che gli aveva fruttato in quella mattina cinquemila lire, e gli amici lo stuzzicavano per fargli pagare una cena o almeno qualche bottiglia di vino generoso.
Seduto presso ad un tavolino scrivendo una lettera, se ne stava tutto solo un bel giovane biondo, dal tipo nordico, mentre poco lontano una signora inglese consultava il dottor Corradi, professore di medicina, sopra alcuni dolori reumatici che non la lasciavano riposare la notte. Quando, tutt'a un tratto, i discorsi furono interrotti e tutti gli sguardi si volsero verso due signore, che entrate appena attraversarono la sala per recarsi in quella da pranzo.
Una era d'aspetto piuttosto matronale, coi capelli brizzolati, lo sguardo vivace ed il portamento fiero, l'altra, si capiva subito, doveva essere la figlia; era giovane e molto bella, avea una di quelle bellezze che non possono passare inosservate, sia che s'incontrino al passeggio o che entrino in un salotto. Era alta, snella coi capelli dai riflessi dorati, con degli occhi scuri profondi, circondati da ciglia brune che contrastavano stranamente col colore chiaro dei capelli; sarebbe stata meravigliosa se non avesse avuto qualche cosa di stanco ed abbandonato in tutta la persona, la carnagione diafana e il respiro affannoso che la mostravano sofferente.
Indossava quel giorno una veste sciolta di lana bianca legata alla vita da grossi cordoni con nappe di seta, avea intorno al collo un boa di pelliccia nera e camminava lentamente appoggiandosi al braccio della madre.
Appena le due donne furono passate, un mormorio s'ud attraverso la sala, e le persone che vi erano radunate lasciarono per qualche momento i discorsi incominciati colla volubilit di gente alla quale, standosene oziosa tutto il giorno, ogni argomento serve per far passare il tempo.
- Poveretta! - osserv la signora Paribelli, seguendo con uno sguardo compassionevole la bella fanciulla, - dicono che avr pochi mesi di vita.
- Sono russe, non  vero? - chiese una bionda miss, staccandosi dal balcone dove stava ammirando le vele bianche mosse da una brezza leggera di vento.
- Peccato! cos bella! - esclam il conte Mattei.
- E cos interessante! - disse la signora inglese che parlava col dottor Corradi, poi rivoltasi al suo vicino soggiunse: - Ma voi, medici, non siete dunque capaci di guarire una persona cos giovane e bella? A che serve dunque la vostra scienza?
- Perdono, - rispose Corradi, - non scagliate l'anatema sui medici e molto meno sopra quella scienza sublime che  la medicina. Vi sono,  vero, medici inesperti che s'ingannano, ammalati che non vogliono curarsi e pur troppo anche malattie per le quali ogni cura riesce inutile, ma fortunatamente ve ne sono molte che la scienza guarisce.
- E voi che cosa pensate della malattia di quella russa? - chiesero alcune signore che stavano attente a quei discorsi.
- Penso che non sia tanto ammalata quanto si crede; in queste cose si fa presto ad esagerare, - disse il dottore.
- Ma dicono che sia stata condannata dai medici, che l'abbiano dichiarata tisica.
- Non lo credo, - rispose Corradi, -  mia vicina di tavola, l'ho studiata, l'ho esaminata e mi pare che quelli che l'hanno dichiarata malata di petto, si sbaglino; sarebbe proprio peccato che dovesse morire cos giovane e bella.
Stava per dire qualche altra parola, quando venne interrotto da un cameriere che gli rec sopra un vassoio d'argento un biglietto di visita col nome ?il principe Gregorio Wasily" e pi sotto, scritto colla matita, desidera parlare al dottor Corradi.
- Chi  questo signore? - chiese il dottore.
Il cameriere accenn al signore biondo che, alzatosi dal posto dove stava scrivendo, s'era avvicinato al loro gruppo.
- Vi parr strano il mio modo di presentazione, - disse lo straniero, - ma sono appena arrivato, nessuno mi conosce e per il momento era il solo possibile; mi preme parlarvi.
Il dottore fece cenno d'essere a sua disposizione.
- Ho udito i vostri discorsi, - soggiunse il principe, - e come fidanzato della signorina Nadia Demidoff, di quella che n'era l'argomento, vorrei sapere se credete proprio che non sia ammalata come si dice e se ritenete possibile di guarirla.
- Ve lo ripeto, non mi pare tanto ammalata e credo che si potrebbe tentare una cura.
- Queste sono parole vaghe e non mi bastano. Vi assumereste la cura della signorina e me ne assicurate la guarigione?
- Potrei tentare colla speranza di guarirla. Certezza non ce ne pu essere.
- Capisco; i vostri discorsi erano una delle solite presunzioni di voi altri italiani. - E fece per allontanarsi.
Il dottore punto sul vivo da quelle parole disse alzando la voce:
- Ella non mi conosce e non ha il diritto d'offendermi e molto meno d'offendere il mio paese. Spesso i migliori medici s'ingannano e questo credo sia il caso della signorina.
- E come potete supporlo?
- L'altro giorno quando la signorina ebbe uno svenimento, essendo presente la soccorsi, e dal rapido esame che le feci, mi parve poter escludere il male indicato da' suoi medici. Vel confesso, mi farebbe piacere assumerne la cura, e poterla guarire sarebbe per me una immensa soddisfazione.
- Sentite, - disse il principe un po' pi calmo, - la vita di quella fanciulla mi preme, il vostro nome, noto nella scienza, mi fa credere che non assumerete leggermente la sua cura, perci sono disposto ad affidarvela; se la guarite, vi dar tutto quello che vorrete.
- Signore, - disse il dottore un po' offeso, - mi diedi allo studio della scienza per elezione, non per mire interessate.
- Ebbene, - soggiunse il Principe, - se la guarite, tutta la mia gratitudine e la mia amicizia; ma se muore guai a voi. Il mio odio vi perseguiter dovunque; e badate:  un odio che non perdona, ma uccide, come sappiamo uccider noi russi quelli che odiamo.
- Non ho paura, - disse Corradi, - quando credete sono a vostra disposizione; per ricordatevi che s'io ne assumo la cura, sar un despota come uno dei vostri e la mia ammalata dovr rinunciare alla sua volont e lasciarsi dirigere in tutto per tutto da me.
- Sta bene; dopo la colazione trovatevi qui, verr a prendervi per presentarvi alla mia fidanzata. - Cos dicendo gli strinse la mano e and a raggiungere le due signore.
Nella sala tutti erano rimasti silenziosi ad assistere a quella scena come se si fosse trattato d'uno spettacolo interessante.
Appena uscito il principe, tutti furono intorno al dottore e volevano dire la loro opinione; alcuni lo sconsigliavano di cimentarsi con quel russo che dovea esser certo un nichilista, altri lo trovavano troppo ardito e temerario; il conte Mattei voleva scommettere che avrebbe guarita la fanciulla, la signora Paribelli non ne era persuasa. Intanto s'accaloravano nei discorsi, s'interessavano al dottore e alla sua ammalata e si fecero delle scommesse come se si fosse trattato d'una partita alle carte o d'una corsa di cavalli.
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2.
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Il professore Guido Corradi era un giovane d'aspetto simpatico, dai modi distinti e cortesi.
Fin da giovanetto aveva sentito un ardente amore per la scienza e vi si era dedicato con tutte le facolt della sua mente, con tutta la forza della sua volont.
In principio questa sua passione, che rasentava il fanatismo, venne molto contrastata dai genitori, che, ben provvisti com'erano di beni di fortuna, avrebbero desiderato si dedicasse a qualche professione pi facile e che non gli rubasse tutto il suo tempo; ma egli s'era ostinato nella sua idea, - dicendo che appunto per dedicarsi alla scienza con profitto, non bisognava aver fretta di sbiti guadagni, n preoccupazioni per il pane quotidiano.
Scelse la medicina come quella che potea rendere migliori vantaggi all'umanit e vi apport tutta la fede e tutto l'entusiasmo della sua et giovanile.
Per molti anni non visse che per lo studio della sua scienza prediletta, cominci per tempo a visitare gli ospedali e le cliniche, si form un laboratorio dove si divertiva a creare delle malattie negli animali per poi avere il piacere di guarirle dopo averle studiate in tutti i loro stadii, e averne conosciuta l'intima essenza. Era fermo nell'idea che molti mali che tormentano l'umanit, si guarirebbero se i medici fossero pi esperti e coscienziosi, e gli ammalati pi docili ed obbedienti; poi diceva che si nasce scienziati come si nasce poeti e che un medico deve avere una natura speciale, dei sensi fini e delicati, la mente chiara e precisa e finalmente uno sguardo acuto e penetrante. Sapeva di possedere tutte queste qualit e gli sarebbe sembrato un delitto non adoperarle a beneficio dei suoi simili; aveva fede nella forza della sua volont ed era certo che lo avrebbe aiutato a sormontare gli ostacoli che troverebbe indubbiamente sul suo cammino.
Fino a quel giorno i suoi colleghi lo avevano tenuto in grande concetto, perch appunto coll'acume dei suoi sensi avea scoperto quello che altri non erano riusciti nemmeno ad indovinare, e lo riconoscevano seriamente studioso, ma per certe sue idee veniva considerato di mente un po' esaltata, forse perch gli era sempre mancato un caso palese e clamoroso per affermare praticamente le sue teorie.
Ed ecco che il caso tanto cercato gli si presentava inaspettatamente appunto l dove era andato a fare una vita tranquilla e a riposarsi dalle sue fatiche.
Era un'occasione troppo bella per lasciarsela sfuggire, ed egli si sentiva felice come l'artista che ha trovato il suo modello, o il poeta la sua ispirazione.
Che cosa gl'importava delle minaccie del principe?
Avea trovato un soggetto, condannato dai medici, che si metteva nelle sue mani, ed era la fanciulla che lo aveva interessato tanto in quei giorni, quando la vedeva in faccia, seduta alla tavola comune, e coll'occhio esperto aveva osservato i progressi dei male che distruggeva poco a poco quella splendida bellezza, e avea tanto sofferto che non gli fosse concesso di far nulla per tentar di salvarla.
Ed ecco che gliene capitava l'occasione propizia come se il suo ardente desiderio fosse stato esaudito: era un bel sogno che si realizzava, e in quel fantasticare della sua mente, nella gioia che provava, s'era dimenticato di far colazione; era la prima volta che da scienziato era divenuto poeta e se ne stava sulla terrazza seguendo il filo dei suoi pensieri, quando una voce che lo chiamava, lo fece ritornare alla realt della vita.
Era il principe Wasily venuto a prenderlo per accompagnarlo dalle signore Demidoff.
Egli lo segu in silenzio; si sentiva confuso come uno scolaretto che per la prima volta si presenta ad un esame che deve decidere della sua sorte.
Le signore Anna e Nadia Demidoff abitavano un quartierino al primo piano composto di due camere da letto ed un salottino, che avevano adornato di oggetti portati dalla Russia e di ninnoli graziosi che gli davano un aspetto intimo ed elegante.
Quel salottino era quasi imbottito, ci che contrastava col tepore della temperatura esterna; nei vani delle finestre scendevano dall'alto dei tappeti di Persia che nello stesso tempo vestivano le pareti nude e riparavano dal freddo. In terra sul tappeto erano sparse delle morbide pellicce di varii colori, sui muri, delle stoffe orientali drappeggiate artisticamente e fermate con quadretti e gruppi di fotografie.
Quando entrarono il principe e il dottore, la madre era seduta nel vano d'una finestra davanti ad un tavolino coperto di velluto e ricami, sul quale stava un vassoio da fumatori d'argento cesellato; essa fumava una sigaretta osservando le nuvole che passavano sul cielo azzurro.
Nadia invece era sdraiata sopra un divano coperto con una pelle di volpe nera, colla testa quasi nascosta sopra un cuscino della medesima pelle; e quella testina bianca, coi capelli biondi ai quali un raggio di sole dava in quel momento dei riflessi dorati, e la persona stanca avvolta in un accappatoio bianco di lana sopra quel pelo nero di volpe, facevano un contrasto cos seducente, che avrebbe fatto fermare un artista estatico in ammirazione.
Ma il dottor Corradi non s'occup che del colorito della pelle della fanciulla e dell'atteggiamento stanco ed inerte.
La signora Demidoff, appena furono entrati, gett la sigaretta in un portacenere d'onice e diede al dottore un'occhiata diffidente dicendogli:
- Avrete poi l'abilit di guarire la mia figlia? Ne avrei proprio bisogno, con questa malattia son parecchi mesi che si fa una vita infernale.
- Far il possibile, - rispose modestamente il dottore e si sedette sulla sedia, che gli venne offerta, accanto all'ammalata.
Tanto il principe come le signore Demidoff parlavano l'italiano con quella facilit che hanno gli slavi di parlare le lingue straniere, e con grande sorpresa della madre, quando il principe usc per fare una passeggiata e per lasciarli in piena libert, il dottore si mise a chiacchierare della vita di Nizza, dei teatri, di Montecarlo, di tutto, eccetto che della malattia di Nadia.
- Ma non  venuto per esaminare mia figlia? - chiese tutt'a un tratto la signora Demidoff interrompendo quei discorsi inutili.
- Non c' fretta, - rispose il dottore, - desidero prima essere un po' amico della signorina, conoscerla meglio; credo fermamente che se un esame fatto la prima volta che si vede una persona vale per dieci, quando la si conosce meglio, vale per cento, e se permette, per oggi, mi contento di passare qualche ora in compagnia della signorina.
Nadia lo ringrazi con un'occhiata piena di riconoscenza della proroga che le accordava, perch non avea nulla di pi uggioso, che il vedere una persona sconosciuta ascoltare i movimenti del suo cuore, scrutare nelle sue viscere, e sapeva per prova come ci bastasse ad eccitare il suo sistema nervoso, ad aumentare i suoi mali.
Anna Paulowna invece croll il capo e disse:
- Andr bene il vostro sistema, ma non mi persuade; il principe ha piena fiducia in voi, sia fatta la sua volont, anzi per lasciarvi conversare liberamente con Nadia, vado intanto sul balcone a fumare una sigaretta.
Rimaner solo colla sua ammalata, era appunto quello che desiderava il dottore, e cos chiacchierando cominci a domandarle dei ragguagli sulla di lei vita, dicendole di raccontargli tutto colla massima confidenza, come se parlasse ad un amico piuttosto che ad un medico, e l'assicurava che sentiva proprio d'essere un amico per lei.
- Che volete? - disse Nadia con una voce sottile, debole, ma armoniosa e penetrante, - la mia giovinezza fu come quella di tutte le fanciulle, passai molti anni in collegio, assieme ad altre compagne della mia stessa et.
- E allora vi sentivate bene?
- Non ero mai stata ammalata, correvo in giardino, vispa come un uccelletto, non pensavo a nulla, ed ero felice.
- E v'ha rincresciuto lasciare il collegio?
- S, specialmente per dover lasciare le mie amiche d'infanzia.
- E pi tardi che cosa avete fatto?
- Uscita di collegio, la mamma mi condusse in societ, vissi come in un sogno, da una festa all'altra in mezzo a tanta gente, sempre molto festeggiata, poi il principe chiese la mia mano.
- E l'amate il principe?
Il dottore non avea ancora pronunciate queste parole, che ebbe l'impressione d'essere andato troppo innanzi e se ne pent.
Infatti Nadia cerc di cambiar discorso, e sempre seguendo la sua idea, soggiunse:
- Poi mi sono ammalata.
- S, appunto, - riprese il dottore, - e ditemi esattamente come  avvenuto.
- Una sera, ritornando da un ballo, ho sentito un brivido di freddo in tutta la persona, poi dei dolori forti, un po' di tosse; mi fecero stare a letto, mi tennero chiusa in casa tanto tempo in mezzo alle pellicce e ai caloriferi, ma continuai cos sempre peggio.
Intanto Anna Paulowna era entrata e udendo che finalmente si parlava della malattia di Nadia, credette opportuno di aggiungere anche lei qualche cosa e cominci a narrare degli incidenti inutili, fermandosi pi sulle sue inquietudini che sui mali della figlia; poi narr dei medici chiamati, dei consulti fatti, e tutto questo in fretta balzando da un discorso all'altro colla massima volubilit, mentre Nadia, contenta di risparmiarsi la fatica di tener viva la conversazione, colla testa quasi sepolta nel guanciale di pelliccia e gli occhi rivolti in alto, osservava degli amorini dipinti sulla volta della camera lasciando vagare la sua mente nel mondo dei sogni.
-  terribile la vita che facciamo, - diceva continuando la signora Demidoff; - la notte non riposa mai e non mi lascia dormire, e qualche, volta si sente tanto male che mi fa proprio spavento.
Corradi s'interessava poco a quei discorsi ed esaminava attentamente alcune fiale disposte sul tavolino accanto a Nadia.
In una finissima e smerigliata c'erano dei sali d'ammoniaca, in un'altra una pozione calmante, poi dei dolci, dei liquori e un'altra boccetta con una scritta che a quella distanza non poteva decifrare. Ma in quella prima visita, non volendo far troppo il curioso, si conged, promettendo di ritornare il giorno appresso per incominciare la cura.
Pi tardi entr il principe.
- Ebbene, - disse, - che cosa ha concluso il dottore?
- Mi sembra pazzo, - disse la signora Demidoff, - stette qui a chiacchierare di cose indifferenti e quando cominciai a parlargli della malattia di Nadia, se n'and.
- Forse avr pi ragione degli altri, - rispose il principe, - in ogni modo nella scienza  molto considerato, gli parler questa sera prima della mia partenza e auguriamoci che possa riuscire. E tu che ne pensi? - disse rivolto a Nadia.
Essa lo fiss col suo sguardo indifferente, crollando il capo, in atto di chi non spera pi in nulla.
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3.
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Il dottor Corradi usc dalle stanze delle signore Demidoff, riscaldate come serre per piante tropicali, con la testa infocata e un immenso bisogno di respirare un po' d'aria libera, e di raccogliere le proprie idee alquanto confuse.
Pass senza fermarsi davanti ad una quantit di conoscenti che volevano interrogarlo intorno alla malattia di Nadia, ma non diede retta a nessuno e and in giardino, spopolato in quell'ora, causa una brezza fresca di mare, e nel suo desiderio d'aria e di solitudine si mise a passeggiarlo per tutti i versi, pensando agli avvenimenti della giornata, senza preoccuparsi di tutta quella gente che l'osservava attraverso le vetrate chiuse e diceva che la bella russa gli aveva fatto dar di volta il cervello.
Poco dopo fu raggiunto dal principe Wasily che gli venne incontro e lo ferm dicendogli:
- E cos che ne pensate del male di Nadia?
- Voi andate troppo in fretta: se un male si potesse scoprire cos a prima vista, la professione del medico sarebbe la pi facile di questo mondo, mentre invece  la pi difficile e complicata. Per il momento mi contento di osservare e spero, col tempo e la pazienza, di scoprire la causa dei suoi mali.
- Converrete che siete un medico molto strano, - disse il principe.
- Io, vedete, - soggiunse il dottore, - ho la ferma persuasione che tutto provenga da cause piccolissime e impercettibili che  impossibile scoprire ad un primo esame, e la malattia della vostra fidanzata deve appunto appartenere a cause di questo genere. Dovevo io sgomentarla, la prima volta che mi riceveva, con un esame che per la mia impazienza ed il suo orgasmo sarebbe riuscito imperfetto? Ho pensato di esaminarla lentamente, adagio, quando non sar pi per lei il primo venuto e mi conoscer un po' meglio. - Poi parl sulle generali e spieg come un filo d'aria, un microbo, pu esser l'origine di mali che conducono alla tomba, e certe malattie non si riesce a conoscerle che con un'osservazione attenta e instancabile, e si guariscono soltanto con una pazienza infinita.
- Ma voi dovete guarire la mia fidanzata, lo avete promesso, altrimenti guai! Non avrete fatto sorgere in me questa speranza inutilmente e non sfuggirete alla mia vendetta.
- Non temo i microbi che sono esseri invisibili, - disse il dottore, - e tanto meno mi fanno paura gli animali dai quali posso difendermi perch sono abbastanza visibili.
- Per voglio mostravi che al caso so mirar giusto, - disse il principe fermandosi davanti ad un bersaglio posto nel giardino per divertimento dei forestieri.
Caric una carabina, prese la mira e panf, la palla and a colpire proprio il centro del bersaglio.
- Un bel colpo, - disse Corradi senza scomporsi.
- Siamo intesi dunque, - rispose il principe, - vi lascio perch devo partire. Addio! - E messa a posto l'arma se n'and mentre il dottore ripigli la sua passeggiata e il filo dei suoi pensieri.
Pensava a quanto avea sentito dire del principe dai russi che si trovavano a Nizza. Ne avea udite tante sul suo conto che non sapea come raccapezzarsi. Chi lo diceva un nichilista, chi un conservatore; i suoi viaggi in Italia e in Svizzera erano sospetti, tutti lo guardavano con diffidenza, eppure non osavano contraddirlo e lo trattavano col massimo rispetto. Era certo un personaggio misterioso tanto nella sua vita quanto nel suo carattere, che nessuno riusciva ad indovinare. Aveva delle ingenuit da bambino, degli impeti da selvaggio. Qualche volta gettava il danaro a piene mani, qualche altra era avaro, amava Nadia al punto di volerla sposare e di dare met delle sue ricchezze per vederla guarita, e nello stesso tempo si mostrava verso di lei freddo e compassato; la lasciava con indifferenza e la rivedeva senza entusiasmo.
Ecco tutte le notizie che il dottore aveva potuto raccogliere; in quanto a lui, per quanto fosse curioso di studiare il carattere delle persone, capiva che gli sarebbe stato assai difficile scoprire quello che s'agitava nel cuore di quel russo tanto misterioso, a lui poc'anzi affatto sconosciuto, e vi rinunciava per dedicarsi interamente alla sua ammalata.
Del resto, se si fosse domandato al principe stesso quello che pensava e' non l'avrebbe saputo dire. Uscito da una famiglia ragguardevole, aveva cominciato col dedicarsi interamente al suo paese e adoperare le sue ricchezze e la sua influenza per redimere la patria oppressa da un giogo dispotico, che non andava pi d'accordo col progresso dei tempi; ma aveva incontrato Nadia e decise di farla sua ad ogni costo. Anzi una moglie cos bella e compita lo avrebbe aiutato a far dei proseliti alla sua causa, e aveva riguardata come una fatalit la malattia sopravvenuta; il suo carattere s'era inasprito, aveva sentito un prepotente bisogno di moto e di attivit, e mentre viaggiava per la Svizzera onde trovarsi con alcuni suoi amici, compagni nelle congiure, pensava a Nadia che il dottor Corradi aveva promesso di guarire e gi sognava di ricondurla in Russia e poter poi dedicarsi tutto alla rigenerazione del suo paese.
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4.
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Anna Paulowna non era contenta del dottor Corradi ch'essa continuava a riguardare come un intruso, nell'intimit della sua esistenza e di quella di sua figlia. Questa invece si compiaceva di seguire i consigli di quel giovane gentile e discreto che si contentava suggerirle i cibi che doveva mangiare, di passare qualche ora nella loro compagnia, e non l'annoiava con visite inutili, con esami uggiosi e domande indiscrete come il suo medico russo.
Infatti in quei primi giorni il Corradi non le avea imposto che di abbandonare la cura incominciata e di osservare qualche regola igienica.
Egli non sapeva che la madre, piena di fede nel suo medico russo, e di diffidenza invece in quel giovane italiano, continuasse a mettere ogni sera nel t della figlia alcune goccie d'una ricetta raccomandatale dal suo medico dicendole:
- Quel tuo dottore italiano mi pare che non abbia che delle chiacchiere, guai s'io gli dessi retta! Del resto finora non solo non t'ha ordinato nulla, ma non s' nemmeno degnato d'esaminarti; ed io ti confesso che ben poco mi attendo da lui, ed anche il principe questa volta mi par pazzo; tu intanto tutte le notti sei inquieta e sofferente! Non  ancora nato quel medico che pu guarire soltanto colla sua presenza e coi suoi discorsi.
La fanciulla invece lo difendeva: era cos gentile e premuroso, prometteva d'esaminarla a poco a poco per non darle troppa noia, poi le avrebbe prescritta una cura, ma nemmeno lui poteva fare miracoli.
La signora Demidoff alz le spalle e si mise rabbiosamente al tavolino prendendo in mano un mazzo di carte per fare un giuoco di pazienza.
Fumare delle sigarette, bere delle tazze di t e far dei giuochi di pazienza era il modo con cui passava la giornata quando non aveva da occuparsi di Nadia, la quale, se non passava a letto tutto il giorno, s'alzava molto tardi, e mai prima dell'ora della colazione.
- Uno, due, tre, ed ora il mio giuoco non riesce mai dopo che  entrato nella nostra vita quel maledetto dottore, e poi sempre questo fante di picche: colla sua faccia di cattivo augurio, ci porter sventura, vedrai; le carte non predicono nulla di buono.
- Mamma, ti prego, - diceva Nadia dalla sua camera, - non essere superstiziosa: che cosa vuoi che sappiano le carte? Sono cose da donnicciuole, indegne di te.
- Ecco la saccente perch ha studiato pi di me, ma quando avrai un po' d'esperienza non dirai pi cos.
Un cameriere annunci la visita del dottore.
- Entri e passi pure da mia figlia per conto mio ne ho avuto abbastanza delle sue chiacchiere, - disse la signora Demidoff, e continu il suo gioco mentre Corradi attraversava il salottino per entrare direttamente in camera di Nadia
Ella era a letto colla testina bianca appoggiata sopra un guancialino di trina posto sopra due altri guanciali i suoi capelli biondi erano tutti sparsi e contornavano come di un'aureola la sua faccia delicata.
Quando vide il dottore lo salut con un sorriso e croll il capo all'interrogazione che le fece collo sguardo.
- Come! non avete dormito nemmeno questa notte? - le disse.
- Fui molto agitata e soffro tanto che sono stanca, stanca.
- Vediamo; bisogna far qualche cosa per star bene, ma prima di tutto dovete rispondermi sinceramente come se foste davanti al giudice o al confessore. Avete proprio abbandonato tutti i rimedii del vostro medico russo? Non prendete pi nulla? Io devo saper tutto. - E la fiss negli occhi per vedere se diceva la verit.
Nadia non pot sopportare quello sguardo fisso, penetrante e abbassando il capo rispose con un filo di voce:
- La mamma mi d soltanto alcune goccie d'un rimedio, ma  tanto poco che non mi pu far male.
- E dov' questo rimedio? - chiese il dottore. - Voglio vederlo. - Poi soggiunse con maggior calma: - Questi per non erano i nostri patti.
- Faccio per contentare la mamma, ma non mi fa nulla certamente.
- Dov', dov'? - disse impazientemente Corradi.
Nadia accenn al cassetto del comodino.
Il dottore l'aperse e trasse fuori una bottiglietta minuscola nella quale era scritto: Atropina.
- Ah  questo che prendete? Dov' la ricetta?
- Sulla boccetta.
- Vi proibisco di prenderne ancora, anzi per maggior sicurezza porto la fiala con me; questa sera vi dar io qualche cosa che spero vi calmer. Domani poi, se permettete, vi far un esame pi accurato, giacch vedo che la cura negativa non persuade vostra madre, ed io invece credo che chi sta per intraprendere una nuova cura deve prima abbandonare l'antica, perch non avvengano equivoci.
Salut la fanciulla e quando pass nel salottino, disse alla signora Demidoff:
- Ho bisogno di parlarvi.
- S'accomodi, - disse la signora senza scomporsi e continuando ad allineare le carte sul tavolino.
- Quando assunsi la cura della signorina, - cominci il dottore, - il primo patto fu di poterla dirigere interamente senza intromissione di altri medici; il principe lo promise, ma voi continuate a darle rimedii che io non approvo.
- Ebbene e voi dategliene degli altri. Se mia figlia soffre non posso lasciarla morire senza tentar qualche cosa per recarle sollievo; io poi, a dire il vero, ho molta fiducia nel dottor Karenine, i suoi rimedi furono ordinati dietro un accurato esame e dopo aver fatta la diagnosi della malattia di mia figlia.
- Si pu vedere questa diagnosi? - chiese Corradi.
-  in russo, - rispose la signora Demidolf, - ma egli dichiar che la febbre, difficolt di respirazione, i sudori della notte e tanti altri sintomi indicavano un principio di malattia di petto, che pu essere scongiurata coi rimedii che ha ordinato e un soggiorno in un clima meridionale.
- Non credo questa diagnosi perfettamente esatta.
- Che cosa ne sapete voi che non l'avete nemmeno esaminata? - e s dicendo la signora abbandon sul tavolino il suo mazzo di carte e diede al dottore un'occhiata sprezzante.
- Era gi mia intenzione di procedere domani a quest'esame; ma credete pure che noi medici comprendiamo molte cose anche con un'attenta osservazione, e se andai adagio fu per far meglio, perch ci tengo a salvare vostra figlia.
- Che ve ne importa se ci conoscete appena? Per voi  un passatempo.
Il dottore fremeva a quelle parole e se non fosse stato per amore a Nadia che voleva salvare ad ogni costo se ne sarebbe andato per non ritornare mai pi, ma si content di dire:
- Vi prego di credere che ci va di mezzo la mia vita, almeno se ho da prestar fede alle parole del principe.
- In che modo?
- Ha promesso di uccidermi se non riuscivo a salvare la sua fidanzata, e per quanto non tema le sue minacce, vostra figlia m'interessa e far di tutto per salvarla anche vostro malgrado.
- Vedremo! Io lo spero per lei, ma col vostro sistema negativo ne dubito.
Il dottore non rispose, s'inchin, e usc promettendo di ritornare pi tardi.
Questa conversazione era stata udita da Nadia che con uno sforzo era scesa dal letto, aveva indossato un accappatoio e s'era avvicinata all'uscio del salottino.
Appena uscito Corradi, s'avvicin alla madre e sdraiandosi sopra una poltrona disse:
- Povero dottore, l'hai maltrattato.
- Anche tu mi dai noia; non basta questo fante di picche che viene sempre a guastarmi il gioco: siete tutti pazzi, tu, il principe ed il dottore.
- E credi che l'uccider se non riesce?
- Che cosa vuoi che io sappia? Ma tu intanto perch sei venuta qui, non hai freddo? Va a letto.
- S, vado subito e voglio guarire.
- Lo volesse il cielo che si ritornasse a casa nostra, sono stanca di questa vita vagabonda! - E riprese il suo gioco, sempre stizzita col fante di picche.
Quel giorno tirava vento e le due donne non uscirono dalle loro stanze. Verso sera ritorn il dottore, portando una bottiglietta contenente del vino di Marsala con decotto di camomilla e ordin a Nadia di prenderne qualche cucchiaio prima di dormire, senza dirle come fosse composto: poi le raccomand la calma perch la mattina dopo l'avrebbe esaminata minutamente.
- Che noia! - disse la fanciulla, ma lo faccio volentieri perch voglio guarire.
- Brava, se ci metterete un po' di buona volont sono certo della vostra guarigione, intanto riposate bene e a rivederci domani.
Anna Paulowna, seduta presso al tavolino, fumava una sigaretta; non disse nulla, ma diede a Corradi un'occhiata tanto feroce, che se fosse stata un pugnale l'avrebbe trapassato da parte a parte.
...
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5.
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La mattina dopo Nadia accolse Corradi con un sorriso.
Quella notte aveva riposato cos bene che le rinasceva la fiducia ch'egli potesse guarirla. Era venuto per esaminarla accuratamente e non volle perdere il tempo in chiacchiere inutili. Tolse il guancialino di trina che teneva troppo sollevato il capo della fanciulla, rimbocc le coperte e sciolse un nastrino azzurro che le stringeva intorno al collo la camicia di finissima tela adorna di merletti.
Anna Paulowna stava ritta in piedi accanto al letto osservando tutti quei movimenti con aria diffidente.
 certo che se il dottore non fosse stato una persona tanto seria e dedita interamente alla scienza, non avrebbe potuto a meno di ammirare il bel collo bianco e ben fatto che usciva da quella nube di merletti, la pelle fine e trasparente che si sollevava ad ogni respiro.
Nadia stava inerte e lasciava fare; avea fiducia nel suo dottore, che per la prima volta dopo tanto tempo le avea procurato un sonno tranquillo e gli lasciava ascoltare collo stetoscopio le vene iugulari, il battito del cuore, poi si sollev affinch ascoltasse il respiro attraverso il seno palpitante.
Il dottore le pos replicatamente il capo sul petto e sul dorso per assicurarsi che non s'ingannava sui movimenti dei polmoni, le picchi il torace, con una leggera pressione s'accert che non c'era alcun ingorgo nei visceri addominali e sollev il capo contento dell'esame fatto, sicuro della diagnosi e quasi certo di poter guarire la sua ammalata.
- E cos? - gli chiese Nadia, fissandolo negli occhi; - ditemi tutta intera la verit.
- Se ci metterete un po' di buona voglia e vi lascierete dirigere da me, sono certo della guarigione.
- Ma infine che cosa avete trovato? - gli disse Anna Paulowna, trascinandolo nel vano della finestra, un po' lontano dal letto.
- Un soffio anemico al cuore, un po' d'ingorgo all'apice del polmone, che attribuisco ad una pleurite, che deve aver avuto sul principio della malattia, qualche sibilo prodotto da un po' di catarro, ma neppure l'ombra di tubercoli nei polmoni, gli altri visceri perfetti.
- Dunque in conclusione il nome di questa malattia?
- Il male principale che tormenta vostra figlia  anemia, quella che noi chiamiamo perniciosa progressiva,  un male che distrugge lentamente l'organismo, ma al quale si pu metter riparo e che una volta scongiurato non lascer alcuna traccia di s, e vostra figlia torner a rifiorire come prima della sua malattia.
Egli non volle dare maggiori spiegazioni, ma nella sua mente credeva che quella malattia avesse avuto origine da una pleurite curata male, da una quantit di medicine date a sproposito e pi di tutto dalla vita rinchiusa priva d'aria e di sole alla quale la fanciulla era stata costretta per molto tempo.
Nadia dalle parole di Corradi si era sentita rinascere alla speranza di guarire presto, ma la madre non voleva assolutamente persuadersi che quel primo venuto ne sapesse di pi del suo vecchio dottore Karenine, e non voleva che abbandonasse assolutamente la di lui cura senza avvertirlo prima; ci le sarebbe sembrato un vero tradimento, e appena uscito Corradi, senza dir nulla a Nadia, si sedette al tavolino e gli scrisse la seguente lettera:
"Mio vecchio amico,
"Mi avete pregato di tenervi ragguagliato sullo stato di salute di Nadia, ed eccomi ad appagare il vostro desiderio.
"Vi dir che a questo riguardo vi sono delle grandi novit che a me rincrescono molto.
"Il clima meridionale non rec a Nadia grande giovamento, io le facevo seguire religiosamente la vostra cura e speravo nell'avvenire, quando il mio futuro genero s' infatuato di un medico italiano che dimora sventuratamente nel nostro albergo e volle che la visitasse.
"Per molti giorni non fece che venire a raccontarci delle storielle che divertivano la mia signora figlia, ma non riuscivano a levare un ragno da un buco, essa continuava a sentirsi male la sera ed io a darle le goccie che avevate ordinato.
"Per cos non si poteva tirare innanzi, e un giorno ingiunsi al giovane medico di esaminare mia figlia come si conveniva ad un uomo che esercita la sua professione, di curarla seriamente, oppure di lasciarci in pace.
"Questa mattina le fece finalmente una visita accurata e la dichiar affetta da anemia trovando sbagliata, la vostra diagnosi.
" inutile che vi dica che la mia fede in voi  sempre costante e perci prima d'intraprendere una nuova cura desidero sapere che cosa pensate della diagnosi del medico italiano. In ogni modo credete ch'io vi sar sempre fedele e affezionata e se devo lasciar un altro intromettersi nella cura di mia figlia,  proprio mio malgrado e soffro nel pi profondo del cuore di vedere quell'intruso nella nostra intimit.
"Credete sempre alla vostra
"Devotissima amica
"ANNA PAULOWNA."
Appena spedita questa lettera si sent pi tranquilla e accolse meno freddamente Corradi, il quale cominci a dedicarsi interamente alla sua interessante ammalata.
Egli era quasi sempre vicino a lei; a tavola le prescriveva la quantit e qualit dei cibi che doveva mangiare, nelle giornate pi belle la faceva sedere in giardino o sulla terrazza, al sole colla testa ombreggiata soltanto da un cappello di paglia, dopo le faceva fare una gita di mezz'ora in carrozza, la sera le dava qualche bicchierino di vino generoso per farla dormire e da principio tutte le medicine consistevano in una leggera dose di ferro con china, che le somministrava egli stesso aumentando ogni giorno la quantit.
Essa s'andava, abituando tanto ad esser diretta dal suo dottore che l'avrebbe voluto tutto il giorno vicino e diceva che quando l'abbandonava per qualche ora le pareva di non sentirsi pi cos bene.
La notte dormiva gi sonni pi tranquilli e il suo aspetto era meno stanco e accasciato, tanto che tutti quelli che l'osservavano, gridavano al miracolo e la fama del dottor Corradi s'aumentava di giorno in giorno; tutti lo volevano consultare e all'albergo non c'era ammalato che non richiedesse il suo consiglio: ci che lo annoiava molto perch voleva poter consacrare a Nadia tutto il tempo che non impiegava nei suoi studi prediletti.
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6.
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Quantunque la salute di Nadia andasse migliorando pure le cose non andavano tanto speditamente come avrebbe voluto il dottore, essa aveva delle giornate di malessere, delle forti emicranie, e delle notti agitate. Egli aspettava che fosse un po' pi forte per farle cominciare la cura dell'arsenico ed intanto continuava coi bagni d'aria e di sole, col vino generoso e coi cibi sani e nutrienti. La visitava la mattina, la sera, e stava quasi tutto il giorno in sua compagnia. Essa lo voleva a compagno delle sue gite e s'appoggiava volentieri al braccio di lui quando passeggiava in giardino, poi voleva che le parlasse dei suoi studii e s'interessava alle sue scoperte.
In quel tempo egli si dedicava allo studio dei microbi e le faceva delle descrizioni cos interessanti della vita di quegli esseri invisibili ch'essa mostrava il desiderio di voler osservare quei mondi sconosciuti attraverso le lenti del microscopio.
- Quando starete meglio e sarete pi forte vi mostrer tutto quello che vorrete, ma per ora non bisogna che pensare a guarir presto, - le diceva Corradi.
- Come sono impaziente di guarire! - diceva la fanciulla.
E nei giorni migliori si divertiva a far la disobbediente, fingeva di prendere i cibi che le aveva proibiti, e quando la sgridava, essa rideva come una bimba; poi le piaceva vederlo cos pieno di premura per lei, portarle la pelliccia quando l'aria si faceva pi fresca, chiederle subito se soffrisse quando la vedeva impallidire. Era lui che le ordinava di ritirarsi, d'andare a letto e che le faceva interrompere la passeggiata quando la vedeva stanca.
Essa qualche volta gli chiedeva il permesso di fare un altro giro, il paesaggio era cos bello, l'aria tanto profumata che le rincresceva chiudersi in casa, e quando egli non le concedeva quello che domandava lo chiamava il suo tiranno, ma ubbidiva. Anna Paulowna intanto fumava le sue sigarette, giocava alle carte, chiacchierava colle signore di sua conoscenza, e non diceva nulla aspettando ansiosamente la risposta del dottor Karenine.
Aveva colla mente seguita la sua lettera e contava i giorni che dovevano passare prima di poter ricevere una risposta.
Era impaziente, perch non vedeva volentieri quell'intimit che si stabiliva sempre pi tra sua figlia e il dottore italiano, e quel leggiero miglioramento che vedeva nella salute della figlia non potea persuadersi che fosse effetto d'una cura che le sembrava troppo semplice per combattere un male che durava da tanto tempo.
Essa era una donna strana, ostinata, egoista e superstiziosa, i sentimenti gentili erano sempre stati ignoti al suo cuore, amava la figlia per egoismo e per l'ammirazione e la simpatia che la sua giovent e la sua bellezza rifletteva anche sopra se stessa piuttosto che per vero sentimento materno. Aveva vissuto tanto poco con Nadia che non aveva nemmeno avuto il tempo di affezionarsele molto. Donna frivola e volgare, la tenne lungamente in collegio per godere la sua giovent senza pensieri ed impicci; appena l'ebbe con s il suo primo pensiero fu di farle fare uno splendido matrimonio e senza nemmeno consultarla accord al principe la di lei mano come i suoi genitori avevano fatto con lei sposandola ad un uomo ricco, ma rozzo e brutale. Essa non ammetteva altra volont che la sua, ambiziosa all'eccesso accarezzava i grandi e i potenti e disprezzava gli umili, avea sognato di frequentare colla figlia principessa, la migliore societ di Pietroburgo e si stizziva di quella malattia che le ritardava di veder realizzati i suoi progetti.
Avea poca simpatia per gl'Italiani in genere, e se non li teneva addirittura per briganti, erano per lei ipocriti, e miserabili, non poteva soffrire il dottor Corradi appunto perch Nadia lo proteggeva e aspettava ansiosamente un'occasione propizia per allontanarlo per sempre.
Finalmente un giorno ricevette la lettera del dottor Karenine, che aspettava ansiosamente e si ritir nella sua camera per leggerla colla massima. attenzione.
Erano poche righe che dicevano:
"Amica mia,
"Mi dispiace quello che mi avete raccontato, ma mi sento costretto a dirvi che quel dottore italiano  un asino o un ciarlatano.
"Dove ha mai veduto che l'anemia produca febbre? A me certo non  mai toccata una cosa simile in tutta la mia pratica.
"Del resto v'ho detto francamente la mia opinione, fate voi quello che meglio vi aggrada.
"vostro KARENINE."
Al primo momento Anna Paulowna si compiacque di vedere la sua opinione riguardo al dottore Corradi divisa anche dal suo medico, e risolse di togliergli la figlia dalle mani; rimase soltanto incerta sul modo di mettere ad esecuzione questo progetto.
Era una donna risoluta che sapeva cogliere tutti i pretesti per ottenere il suo scopo e le bast che in quella giornata Nadia si lagnasse d'un po' d'emicrania per mandare un vigliettino a Corradi nel quale diceva che "visto che la sua figliuola non migliorava colla sua cura lo invitava a cessare le sue visite."
Quando il dottore ricevette quel vigletto rimase sorpreso e nello stesso tempo indignato.
Era quello il modo di trattarlo dopo tutte le cure che aveva avuto per la salute della fanciulla? Dopo che era riuscito a recarle ogni giorno qualche miglioramento ora lo mettevano alla porta?
Egli capiva che Nadia non c'entrava per nulla ed era tanto pi stizzito all'idea che la madre la sacrificasse all'antipatia che aveva sempre avuto per lui.
Di quell'avversione s'era accorto sin dal primo giorno e bisogna confessare che la pagava anche lui colla stessa moneta, ma ne era largamente ricompensato dalla gentilezza e bont di Nadia che procurava colla sua grazietta di fargli dimenticare le scortesie della madre.
Ed ora dovea rinunciare a curarla e a salvarla per i capricci d'una madre superstiziosa e crudele. Che cosa avrebbe detto il principe? Che cosa avrebbero pensato a Nizza di lui? Forse ch'era stato presuntuoso e poi s'era ritirato come un vigliacco sul pi bello della battaglia! No, questo non poteva essere e intanto per fare qualche cosa mand al principe il seguente dispaccio:
"Cura procedeva benissimo, ma Anna m'ha licenziato. Ignoro la ragione. Non rispondo delle conseguenze.
"CORRADI."
Appena l'ebbe spedito si sent pi libero e si mise a passeggiare per le sale, per il giardino senza poter occuparsi di nulla, immerso com'era nei suoi tristi pensieri; soffriva di non poter entrare all'ora consueta a fare la sua visita a Nadia e in quell'ora, fu agitatissimo.
Sperava di vederla all'ora del pranzo per poterla almeno interrogare collo sguardo, ma le due donne non si fecero vedere ed egli la sera dovette ritirarsi nelle sue camere agitato, nervoso, furente contro quella madre snaturata che per dei sciocchi pregiudizii, metteva a repentaglio la vita della figlia. Non chiuse occhio in tutta quella notte; la mattina un cameriere gli port un viglietto. Era scritto in fretta e diceva:
"Perch ieri non siete venuto come al solito? Questa notte ho sofferto molto, venite subito.
?NADIA.,,
Diede mi sospirone di sollievo vedendo che almeno la fanciulla era sua alleata e rispose con un altro viglietto.
"Vostra madre m'ha licenziato sgarbatamente senza ch'io ne sappia la vera ragione. Sono spiacentissimo, ma non verr se non pregato da lei.,,
Lo consegn ad una cameriera pregandola che fosse rimesso nelle mani della signorina Nadia.
Quando lesse quel viglietto chiam la madre impetuosamente e le disse:
- Ora capisco perch il dottore mi ha abbandonato, sei stata tu a dirgli di non venire.
- Ebbene; se fossi stata io? non ho fiducia in lui.
- Ed io invece ne ho molta e lo voglio.
La madre la guard esterrefatta; era la prima volta che sua figlia esprimeva una volont diversa dalla sua, e dandole un'occhiata feroce disse:
- Dunque quell'uomo t'ha proprio stregata!
- So che m'ha fatto del bene e non voglio altri medici.
- Ed io non permetto pi ch'egli ti curi. Finch m'era soltanto antipatico, pazienza, ma ora che anche il dottor Karenine mi ha detto ch' un asino, non lo voglio pi vedere.
- Mi immaginavo da che parte veniva questo colpo mamma, ti prego, fa venire il dottor Corradi.
- No, appunto perch ne sei tanto infatuata e perdi fino il rispetto che mi devi.
- Ebbene, se non lo vuoi far venire andr io da lui, - e fece uno sforzo per avvicinarsi all'uscio, ma era tanto agitata che non si potea reggere in piedi.
- Sei pazza! - disse Anna Paulowna mettendosi davanti all'uscio e richiudendolo con tutta la forza.
- Allora fallo venire.
- No, mai.
Nadia trem tutta dall'ira, divenne pallida come una morta, balbett qualche parola incomprensibile e cadde in terra lunga distesa battendo il capo nello spigolo d'una sedia.
La madre a quel colpo le fu sopra chiamandola disperatamente.
Nadia non rispondeva, pareva morta.
Anna la sollev con tutta la sua forza e la mise sopra un divano, ma la fanciulla non dava segno di vita e dalla tempia le scorreva una striscia di sangue per la ferita che s'era fatta cadendo.
Si sentiva straziare dal rimorso d'aver forse perduta la figlia per la propria ostinazione: non avrebbe mai preveduto una simile opposizione da Nadia, che fino a quel giorno non avea avuto altra volont che la sua e non s'era mai arrischiata lottare con lei. Credeva certo, nella sua mente superstiziosa, che il dottore le avesse dato qualche filtro, ma in quel frangente non c'era da esitare, bisognava richiamarlo.
Preg i domestici ch'erano accorsi alla sua chiamata di far venire subito il dottor Corradi, ma egli non si mosse finch non vide scritto sopra un viglietto da visita della signora Demidoff: "Venite, ve ne scongiuro."
Quando entr nella camera e vide la fanciulla pallida e immobile come una morta, si volse verso la signora, e le disse in aria di rimprovero:
- Che cosa le avete fatto? voi l'avete uccisa.
- No, non dite cos, ve ne prego; l'ho semplicemente contrariata in un suo desiderio, vi assicuro che non lo far pi, ma per carit ditemi che non  morta e che la salverete.
Era la prima volta che quella donna soffriva davvero per la figliuola e quell'accento disperato partiva dal cuore, tanto che anche il dottore ne fu commosso, ma non rispose subito e s'affaccend intanto ad esaminare la fanciulla, le fasci la ferita, le fece fiutare dei sali e tent tutti i mezzi per richiamarla alla vita.
- Ma in nome di Dio, - andava dicendo la signora Demidoff, - ditemi che la salverete; via, parlate, rispondete, ve ne prego.
Egli non diceva nulla, era tentato di farla soffrire per vendicarsi in parte di quello che egli aveva patito in quella notte, ma poi non ne ebbe il coraggio e disse:
-  soltanto svenuta e per questa volta spero di salvarla, ma non garantisco che un organismo fragile e delicato come il suo possa resistere ad un'altra simile scossa, ve ne avverto affinch possiate regolarvi per l'avvenire.
Intanto aveva fatto trasportare Nadia sopra il letto e le aveva fatto togliere i guanciali sotto al capo perch la circolazione del sangue potesse stabilirsi regolarmente, e tent tutti i mezzi per farla riavere, cosa che gli riusciva difficile per lo stato d'anemia della fanciulla.
Egli col suo occhio esperto e indagatore avea capito subito che nella scena avvenuta fra le due donne dovea esserci entrato per qualche cosa, e se non l'avesse capito glielo avrebbero dimostrato le chiacchiere della signora Demidoff che sentiva in quel momento un prepotente bisogno di parlare e dar sfogo a quello che le opprimeva il cuore.
Domandava scusa al dottore del modo con cui l'aveva trattato, ma era stato Karenine a dirle che non ci poteva esser febbre quando c'era anemia.
Ell'era una sciocca, che perdeva la testa con quella ragazza ammalata, ci pensasse lui, non avrebbe pi parlato, non si sarebbe pi intromessa in cosa di cui non s'intendeva, ne aveva avuto abbastanza.
Il dottore dava poco retta a quei discorsi e s'affaccendava intorno all'ammalata che a poco a poco cominci a rinvenire; e quando si fu rassicurato fece capire alla signora Demidoff che il dottore Karenine s'ingannava e che aveva esperimentato lui stesso e veduto il calore aumentare in un animale quando gli si toglieva il sangue. Del resto avea gi scritto al principe che egli non rispondeva delle conseguenze; e con quel colpo poi era certo di aver perduto tutto quello che aveva guadagnato nei pochi giorni di cura, ed avrebbe dovuto ricominciare da capo.
Intanto nell'albergo era corsa la voce che Nadia era morta; qualcuno aveva dichiarato d'averla veduta lunga distesa e come morta dall'uscio socchiuso; ma non si sapeva nulla di sicuro, e si diceva che i proprietarii dell'albergo volevano tener nascosto l'accaduto per non fare una triste impressione nei forestieri. Quelli che avevano scommesso per il dottore erano tutti avviliti, ed egli andava perdendo terreno nell'opinione di quella gente frivola e oziosa.
Non era pi il dotto, lo studioso, quegli che cercava nuove vie alla scienza, ma un presuntuoso, un asino che aveva affrettata la morte della bella fanciulla, anzi l'avea uccisa addirittura.
E questi discorsi si facevano mentre appunto Nadia ritornava alla vita per le cure del dottore, e al momento del risveglio, vedendolo accanto al letto, un sorriso illumin la sua bella faccia, ed egli, in quel sorriso e in quello sguardo nel quale vedea nuovamente risplendere un raggio d'intelligenza, lesse una preghiera che ancora il labbro non poteva esprimere e che voleva dire:
- Non mi abbandonate pi!
E la madre, che comprese, la rassicur dicendole:
- Sta tranquilla, ora siamo nelle sue mani, faremo tutto quello che vorr lui; noi saremo sue schiave, abbiano sofferto abbastanza.
E Nadia era quasi contenta del male sofferto, pensando che ormai non avrebbe pi avuto da lottare colla sua mamma per farsi curare dal suo dottore preferito.
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7.
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Quello che temeva Corradi si avverava; il cammino era tutto da rifare, come nelle storie delle fate, quando un personaggio incontra un intoppo e si trova nuovamente al punto di partenza.
Egli trovava Nadia cos debole dopo quella scossa, col respiro affannoso e il polso febbrile, che non sapeva pi che cosa fare per darle vigore.
Tentava i cibi sostanziosi e tutti i tonici possibili, ma qualche volta era peggio: essa stentava a digerire anche i cibi pi semplici, ed avea momenti di tanta stanchezza e abbattimento, che pareva sul punto di esalare l'ultimo respiro. In quei momenti il dottore si scoraggiava e stava l immobile, avvilito, perdendo la fede in se stesso, nella scienza, coll'animo straziato di vedersi cos impotente.
Quando Nadia s'accorgeva delle sue inquietudini e del suo scoraggiamento, gli si rivolgeva col suo sguardo soave e gli diceva con un filo di voce:
- Finch siete qui voi sono certa che non morir, non abbandonatemi, ve ne prego.
E non abbandonava certo la sua interessante ammalata, e non solo le faceva da medico, ma da infermiere misurandole il cibo, dandole ogni ora qualche bevanda tonica rinforzante e se c'era bisogno vegliava le notti intere accanto al suo letto sempre col polso in mano, col termometro pronto per misurare i gradi di febbre, incoraggiandola e cullandola col suono carezzevole della sua voce, ansioso ed attento ad ogni nuovo sintomo del male, sempre combattuto fra la speranza e il timore.
Anna Paulowna lasciava fare, non diceva pi nulla; dopo che s'era veduta cader quasi morta la figlia fra le braccia, non voleva assumere pi alcuna responsabilit e si contentava di girare silenziosa come un fantasma interrogando collo sguardo il dottore e cercando di leggere nel suo pensiero.
Quello stato d'inquietudine e d'incertezza dur parecchi giorni, poi a furia di cure parve che Nadia riacquistasse un po' di forza e il dottore alquanto rassicurato cominci a lasciarla per qualche ora onde dedicarsi agli studii abbandonati per lei; ma essa si ribell, e quando la lasciava faceva dei capricci come una bimba.
- Se mi lasciate qui sola per delle ore eterne, mi troverete morta un giorno o l'altro, - gli diceva.
- Ora non ho pi paura, perch state molto meglio.
- Se non morir per il male, morir per la noia;  terribile stare delle lunghe ora senza far nulla, almeno permettetemi di alzarmi.
- Bisogna andar adagio per non ritornare indietro.
- E allora state qui a tenermi compagnia.
- Ma devo studiare.
- Studiate qui in camera; sar tranquilla, non vi disturber, sar contenta col solo vedervi.
E per appagare il suo desiderio il dottore cominci a portare in camera di Nadia il microscopio, poi a poco a poco gli altri strumenti, e il tavolino accanto alla fanciulla invece d'esser adorno di ninnoli graziosi, divenne in pochi giorni una specie di angolo di laboratorio, tutto ingombro di strumenti, volumi, carte, fiale ed altri arnesi.
Anna Paulowna borbottava di quell'invasione, ma non osava contrariare la figlia, che rialzata nel suo letto contemplava Corradi intento ora ad osservare nel microscopio, ora a leggere o a fare delle annotazioni e dei calcoli.
Voleva che le raccontasse qualche cosa dei suoi studii ed era impaziente di guarire per poter osservare anche lei attraverso le lenti del microscopio le meraviglie che le descriveva.
E il dottore, felice d'avere un'ascoltatrice tanto gentile, le dava delle spiegazioni e parlava con molta eloquenza dei suoi studii.
In quel periodo di tempo studiava i microbi, e diceva che quegli esseri invisibili se fossero stati tutti cattivi potevano divenire un giorno o l'altro tanto potenti da distruggere tutto il genere umano e rimanere padroni del mondo. Le spiegava come fortunatamente, in quel mondo invisibile che gli rivelava il microscopio, succedeva una lotta continua fra i microbi buoni e i cattivi, che ce n'erano da per tutto, nell'aria, nei cibi, nel nostro corpo e che qualche volta dovevano succedere dentro di noi vere battaglie.
- Vedete, - soggiungeva, - essi ci aiutano a digerire, ma sono anche l'origine delle pi crudeli malattie e bench piccolissimi qualche volta costituiscono una forza potente che possiamo combattere, e vincere soltanto con grande difficolt.
Quando parlava di cose che si riferivano ai suoi studii si esaltava e diveniva eloquente. Nadia stava ad ascoltarlo piena di ammirazione, e mano mano che le rivelava i misteri di quel mondo per lei affatto sconosciuto, si sentiva invadere dal desiderio di sapere, dalla volont di studiare e far intima conoscenza con quelle meraviglie che intravvedeva attraverso le parole del suo amico.
Poi gli chiedeva spiegazioni sulla propria malattia, era impaziente di alzarsi, di uscire all'aria aperta e di gustare tutti quei piaceri che fino a quel giorno le erano stati negati, causa la sua estrema debolezza.
Per quanto le costasse quell'inerzia forzata essa voleva obbedire al suo dottore, e per guarir in fretta, si prestava con grande docilit a prendere l'arsenico che egli le somministrava a dosi infinitesimali aumentandole tutti i giorni e non permettendo ad altri di misurarglielo, ed essa, da vera bimba viziata, voleva ch'egli non solo le misurasse le medicine ma anche il cibo, ed intanto con quelle cure assidue ed affettuose faceva ogni giorno un nuovo passo verso la via della guarigione, e continuava a curarla non solo coll'abilit d'un medico e colla premura di un infermiere attento, ma coll'affetto d'una madre e coll'entusiasmo di chi vede i propri sforzi coronati da buon successo.
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8.
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Nadia era entrata in convalescenza, e la salute che ritornava a vista d'occhio le dava un senso di contentezza mai provato; le pareva di rinascere a nuova vita, d'essere un'altra persona.
Spesso sdraiata mollemente sul suo seggiolone, contemplando il cielo azzurro e il mare infinito, la sua mente vagava lontano, rifaceva la vita passata trovandola sbiadita, monotona in confronto alla presente che le si presentava tutta ridente di belle speranze e di splendide promesse.
Si rivedeva fanciulla senza volont, e senza energia, soggetta in tutto ai voleri della madre, la quale non si curava che della sua persona dicendole che tutto il resto era inutile per una donna: soltanto la bellezza regnava sulla scena del mondo.
Poi non le andava a genio che coltivasse soverchiamente l'intelligenza; nella sua mente piccina temeva una coltura che forse le avrebbe tolta l'influenza che voleva avere sopra di lei: cos aveva studiato senza entusiasmo e imparato istintivamente tutto quello che le era entrato nella testa senza fatica, senza curarsi del resto; ed era uscita dal collegio con una vernice di molte cose, ma priva di studii serii e ordinati. Pensava al suo ingresso in societ, bella e fresca come una rosa appena sbocciata, e a tutti gli ammiratori che la circondarono subito, senza commuoverla.
S'era lasciata corteggiare colla massima indifferenza sempre fredda ed insensibile come una statua, s'era fidanzata al principe per appagare il desiderio della madre, non sentendosi la forza di opporsi ai suoi voleri.
Cos aveva passati quei suoi primi anni attraversando la vita come un fantasma, senza gioie, senza aspirazioni, senza desiderii, vivendo giorno per giorno come se l'avvenire non esistesse.
Bella per natura, elegante per istinto, gentile e dolce per abitudine, ubbidiva alla madre per amor della pace, rifuggendo dalla pi piccola lotta, e il giorno che s'ammal, sempre indifferente e priva d'energia, s'era lasciata subito abbattere come una debole pianta, non sentendosi la forza n la volont di combattere, e si sarebbe lasciata morire, sempre per mancanza di energia.
Il dottore Corradi era venuto come un salvatore a ridarle la forza e la voglia di vivere, ed oramai sentiva nel suo essere una trasformazione che non sapeva comprendere n spiegare. Le pareva di non aver mai vissuto e di cominciare a vivere e a gustare la vita soltanto allora. Era un risveglio di tutto il suo organismo, un sentimento nuovo che s'impadroniva di tutta la sua persona e la rendeva felice. Mano mano che si sentiva pi forte scopriva una quantit di piaceri fino a quel momento sconosciuti, gustava con volutt il cibo coll'aumentare dell'appetito, sorgevano nel suo cuore una quantit di desiderii gi ignoti, nella sua mente una voglia prepotente di sapere, di sprofondarsi in quella scienza della quale non aveva potuto intravvedere che qualche bagliore, poi una smania di correre, di andare, di far qualche cosa, di essere utile al mondo, e si ribellava a quell'inerzia forzata a cui la si voleva costringere.
Corradi doveva usare di tutta la sua autorit per tenerla tranquilla.
- Volete morire per un'imprudenza, dopo che feci tanto per tenervi in vita! - le diceva.
- No, voglio vivere, - essa rispondeva, - la vita  cos bella, ma ho perduto cos scioccamente gli anni migliori della mia esistenza che ho fretta di vivere e di godere per guadagnare il tempo perduto.
- Aspettate ad esser guarita e farete poi quello che vorrete.
- Ma se sto meglio?
- Siete,  vero, sulla via della guarigione, ma ad un punto che un'imprudenza potrebbe farvi ritornare da capo; finch siete nelle mie mani dovete ubbidire, altrimenti vi abbandono alla vostra sorte.
Ed essa lo pregava di non abbandonarla e pur divertendosi qualche volta a ribellarsi e a farlo stizzire, era poi con lui docile ed ubbidiente come un agnellino, quantunque cogli altri fosse molto ribelle e capricciosa. Se era felice nel sentirsi bene, non lo era meno il suo dottore che osservava con aria di trionfo i progressi della bella convalescente.
Gi le sue guance delicate prendevano la tinta rosea della salute, gli occhi si facevano pi animati e un sangue quasi nuovo e rinvigorito si vedeva scorrere per le sue vene, e il dottore che ogni settimana esaminava quel sangue e ne contava i globuli rossi, diceva che non avevano ancora raggiunto il numero voluto per una complessione sana e vigorosa, ed egli si era fitto in capo di vederli arrivare a quel numero.
Intanto le faceva ogni giorno qualche nuova concessione, ora una passeggiata pi lunga, ora qualche cibo pi succolento o una gita in carrozza di qualche ora.
Essa lo volea sempre compagno nelle sue escursioni e ammiravano insieme le bellezze di quella natura rigogliosa, stavano spesso delle ore seduti in riva al mare estatici in contemplazione delle tinte smaglianti che formavano quelle onde azzurre che si perdevano nell'infinito, accarezzate dai raggi del sole.
Nadia, come una bimba, volea spiegazione di tutto quello che le passava davanti agli occhi: dei riflessi del sole, della formazione delle conchiglie che trovavano sulla spiaggia, della vita dei pesci che guizzavano nelle onde.
- Sono un'ignorantella e dovete istruirmi, - essa diceva.
Ed egli era felice d'avere una simile allieva, le svelava i misteri della natura e si sforzava di render la scienza facile e comprensibile ad un'intelligenza che non vi era stata preparata da forti studii.
Ella s'infervorava in quei studii, provava tanto piacere nella scoperta di quei mondi sconosciuti che stuzzicata dalla curiosit di sapere, dall'impazienza d'imparare, supplicava il dottore di darle qualcuno di quei grossi volumi ch'egli sempre consultava; si sentiva la testa vuota e aveva bisogno di riempirla di cognizioni, di esercitare l'intelligenza quasi irrugginita dall'inerzia; ma egli calmava il suo ardore dicendole che non era abbastanza forte per sopportare n col corpo, n collo spirito, una fatica eccessiva, e Nadia doveva piegare il capo ai voleri del suo tiranno.
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9.
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In mezzo a quella primavera rigogliosa che rendeva il cielo pi azzurro, il mare pi luminoso e i campi pi fioriti e profumati; in quel risorgere della salute che rinvigoriva tutto il suo organismo, Nadia si sentiva invadere da un'allegrezza nuova e sconosciuta che la rendeva felice.
Dall'immensa gratitudine per l'uomo che le aveva salvata la vita, sorgeva in lei un sentimento pi forte che non sapeva ben definire e comprendere, ma che riempiva il suo cuore di speranza, illuminava di una luce nuova, sfolgorante la sua esistenza.
Quando egli le era vicino le pareva che tutto acquistasse vita e colore, quando parlava subiva il fascino di quella voce che le scendeva al cuore come una soave melodia, quando la guardava cogli occhi profondamente indagatori sentiva come una corrente elettrica trascorrerle per tutta la persona. Poi provava degli impeti che riusciva a stento a frenare: se egli le posava ancora la testa sul petto per ascoltarne il respiro, sentiva una smania selvaggia di tenersela stretta al seno e di abbracciarla, a volte non poteva starsene tranquilla e nella sua sfrenata allegria correva sui prati come una bimba, raccoglieva le violette a piene mani, ne formava dei mazzi che metteva sul petto in mezzo alle trine della sua veste bianca o nelle treccie dei suoi capelli d'oro.
Quando il suo amico era lontano si chiudeva rabbiosamente in camera, guardava impaziente l'orologio, andava di tanto in tanto alla finestra, era irrequieta, nervosa e le ore le parevano eterne.
Quando egli faceva le sue osservazioni attraverso le lenti del microscopio, gli si sedeva vicino e voleva essere il suo assistente. Aveva imparato cos bene, che lo aiutava davvero, gli preparava i pezzettini di vetro che dovevano servire per esaminare gli oggetti sotto alle lenti, li lavava e asciugava con delle pezzuole di tela colla massima diligenza, tutta contenta se il dottore le rivolgeva uno sguardo di riconoscenza, gli domandava come una ricompensa di vedere qualche cosa anche lei e batteva le mani dalla contentezza quando vedeva passare sotto al suo sguardo tutta una popolazione invisibile.
C'erano dei giorni invece che non permetteva al dottore d'occuparsi di nulla e gli metteva la confusione in tutti i suoi strumenti, gettava tutto a soqquadro, faceva la rivoluzione e non era contenta finch non lo trascinava a passeggiare all'aperto o non si dedicava a chiacchierare con lei.
Egli attribuiva quegli impeti e quell'irrequietezza ad uno squilibrio del sistema nervoso, naturale in una persona ch'era stata sofferente per tanto tempo ed era molto pi imbarazzato a rispondere alle domande che gli faceva qualche volta.
Un giorno gli chiese improvvisamente:
- Dottore, mi sapreste spiegare che cos' l'amore?
- L'amore  un sentimento e perci non si pu definire, - rispose il dottore.
- Ma ditemi la vostra opinione in proposito.
- Per me lo riguardo come l'esagerazione della simpatia, la quale tanto nel mondo fisico come in quello morale  l'attrazione di una cosa o di una persona verso un'altra.
- E credete che si possa dominare l'amore? - chiese la fanciulla.
- Naturalmente, come tutte le altre passioni: io credo molto nella potenza della volont.
- Allora non avete mai amato davvero. - disse Nadia crollando il capo.
- Forse, ma spesso fui sul punto d'amare, e non volli e trionfai.
- E perch lottare e per conseguenza privarsi d'una gioia?
- Perch non dobbiamo essere come le bestie e lasciarci trascinare dall'istinto, io so che ho imparato fin da bambino a vincermi e me ne sono trovato contento.
-  una pazzia, - disse Nadia. - Su questo punto sento che non andremo mai d'accordo.
- Ebbene, allora sarete infelice; a questo mondo non si pu far sempre quello che si desidera e bisogna imparare per tempo a padroneggiarsi.
Egli si proponeva, dacch aveva guarito il corpo, di riordinare quello spirito scapigliato, quantunque comprendesse che era impresa molto difficile.
Nadia era cresciuta come una pianta selvaggia; seguiva i suoi capricci senza frenarli colla forza della volont, aveva un modo tutto suo di vedere le cose, diceva che l'uomo era nato per godere e non per soffrire, che privarsi di una gioia era una sciocchezza, e quando il dottore gli parlava di sacrificio, d'abnegazione, gli rideva in faccia dicendogli:
- Se aveste sofferto come ho sofferto io, non direste cos; siete pazzo come quelli che nei tempi passati si mettevano il cilicio e si martirizzavano inutilmente.
- Voi siete una piccola selvaggia che ha bisogno d'essere educata.
- Provatevi, ci metterete molto tempo e forse non riuscirete; ma tanto meglio per me, io guadagner la vostra compagnia. Cos quando avrete finito il vostro ufficio di medico diverrete mio precettore.
Ma il guaio era che anche lui qualche volta dimenticava la sua seriet di scienziato e si sorprendeva in estatica contemplazione della bella fanciulla, ne osservava il bel collo bianco che faceva contrasto colla trina che lo circondava, oppure l'effetto d'un raggio di sole sopra un ricciolo biondo e le guance che s'imporporavano del colore della salute, ed essa che indovinava quello sguardo d'ammirazione era tutta contenta e si divertiva a sorprenderlo alzando tutt'a un tratto la bella testina e chiedendogli:
- A che pensate?
Ed egli chinava il capo confuso, balbettava delle parole inconcludenti e senza senso che la facevano sorridere e trionfare come uno scolaretto che abbia colto in fallo il suo maestro. Era un fatto ch'egli stesso non poteva negare: s'interessava alla bella fanciulla pi di quanto si sarebbe immaginato, tremava che venisse il giorno in cui avrebbero dovuto separarsi per sempre per seguire la loro via in direzione affatto opposta, e di carattere onesto chiedeva a s stesso se era giusto che continuasse a riguardare come ammalata una persona che non lo era pi, e se la necessit che trovava di misurarle ancora le goccie d'arsenico, non fosse un pretesto per continuare a prolungare quella cara intimit e per vivere vicino a lei.
Un giorno alcune parole della madre lo scossero, come la voce della coscienza.
Anna Paulowna, che era rimasta tutto quel tempo in silenzio, non opponendosi n ai voleri del dottore n ai capricci della figlia, gli disse tutt'a un tratto:
- Mi pare, - caro dottore, - che mia figlia sia guarita e che sarebbe tempo che ci lasciaste libere di ritornare a casa nostra; non vorrete certo tenerla in cura eternamente.
- Se aveste aspettato qualche giorno ancora, ve l'avrei detto io stesso; ora  guarita, ma il suo sistema nervoso non  del tutto equilibrato, poi voglio ancora una volta esaminare il suo sangue per aver una prova materiale della sua guarigione, - rispose il dottore.
- Se si tratta di qualche giorno non mi oppongo, abbiamo fatto il pi, possiamo fare anche il meno; sapete gi che non voglio n rimorsi n responsabilit, soltanto desidero che fissiate un termine: sono impaziente di andarmene, qui si muore di caldo.
- Mettiamo pure quindici giorni, - disse il dottore, - ed anzi vi propongo di passarli in una temperatura meno calda: ci affretterebbe certo la guarigione della signorina.
- Ebbene fate voi, per questi quindici giorni siamo ancora nelle vostre mani, poi scriver al principe di venire e spero che questo periodo d'ansie e di dolori sar finito.
Al dottore parve di aver firmato la sua sentenza di morte, per fu contento d'aver finalmente preso una decisione che scioglieva uno stato di cose che aspettando si sarebbe reso pi difficile e pi doloroso.
Per all'idea di staccarsi dalla sua ammalata si sentiva stringere il cuore, non aveva potuto star tanto tempo vicino a lei senza subire il fascino di quella bellezza superba. Ma la riguardava come cosa d'altri e si studiava di vincere la passione che sentiva nascere nel suo cuore; era come un valoroso soldato che non teme la lotta, avea fede nella sua volont e sapeva che avrebbe finito per vincere, per quanto la vittoria dovesse costargli. Poi pensava alla scienza come ad un rifugio; vi si sarebbe sprofondato con tutta la sua mente per dimenticare, e di Nadia non gli sarebbe rimasto che un dolce ricordo e la certezza d'averla salvata dalla morte.
Intanto, per non pensare al momento della separazione e perch la fanciulla non sospettasse nulla facevano insieme dei progetti per l'avvenire.
La stagione diveniva troppo calda in riva al mare e bisognava partire; egli suggeriva d'andare sul Lago Maggiore, un posto incantevole con un'aria fresca e profumata. La signora Anna era contenta di quel progetto che la conduceva verso il Nord e le pareva che la riavvicinasse al suo paese; a Nadia bastava che Corradi le accompagnasse.
- E se vi raggiungessi fra qualche giorno? - disse il dottore per vedere l'effetto che facevano queste parole.
- Allora aspettiamo anche noi, - disse la fanciulla, - ho paura di ammalarmi.
- Ma se siete guarita.
- Non ancora, e se mi lasciate sento che mi ammaler nuovamente.
- Bene, - soggiunse il dottore, - vi voglio accordare anche questo, vi accompagner sul lago, visiteremo insieme quei luoghi ridenti, faremo qualche escursione, ma poi sarete ragionevole e....
- Non parlate di lasciarmi, - interruppe Nadia, - non posso stare senza di voi, sento che sarei tanto infelice, - e nel dire queste parole aveva le lagrime agli occhi.
Egli era troppo modesto per credere d'aver suscitato nel cuore della fanciulla un affetto pi forte d'una semplice simpatia, d'un'amicizia sincera, e attribuiva quel fatto ad un capriccio di fanciulla ammalata, al dolore di rompere una piacevole consuetudine e trovando inutile di affliggerla prima del tempo pens che sarebbe venuto anche troppo presto il giorno del distacco e il principe a far sorgere altre idee nella testolina di quella fanciulla bizzarra e capricciosa, e intanto per vederla lieta e sorridente l'assicur che non l'avrebbe lasciata per molto tempo.
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10.
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Le signore Demidoff e il dottor Corradi avevano salutati i pochi amici che ancora rimanevano a Nizza e se ne stavano silenziosi appoggiati ai tre angoli del medesimo carrozzone, mentre il treno li trasportava verso le rive del Lago Maggiore.
Tutti e tre erano immersi nei propri pensieri e sentivano quel vuoto che si prova quasi sempre nel lasciare dei luoghi dove s' vissuti parecchie settimane felici, coll'incertezza di ritornarvi, e delle persone che si sono vedute per molti giorni di seguito, sicuri di non rivederle mai pi.
Vi fu anche un momento che pensarono al principe: la vecchia con desiderio, la fanciulla con terrore e il dottore con dispiacere.
"Quando i corpuscoli del sangue avranno raggiunto il numero normale di una persona sana" aveva detto Corradi, ed Anna Paulowna, pensando a quelle parole e vedendo la faccia rosea di Nadia, era certa che non mancava molto a quel giorno, e affrettava col desiderio il tempo in cui sarebbe ritornata in Russia colla figlia principessa e non avrebbe pi veduto quella faccia seria del dottore, col quale,  vero, s'era un po' riconciliata vedendo che le aveva guarito Nadia, ma non era mai riuscito ad esserle simpatico.
Nadia vedeva invece il principe in un lontano avvenire come un punto nero nell'orizzonte, ma ricacciava quel pensiero come quello d'un avvenimento molto remoto, che forse non si sarebbe avvicinato mai; in quanto a lei, avrebbe fatto tutto il possibile per tenerlo lontano, e studiava di tirare in campo qualche nuova malattia perch non l'abbandonasse.
Un giorno era sfuggita al dottore la parola ch'essa non avea ancora i nervi bene equilibrati, e pensava di servirsi di questo pretesto per far quello che le piacesse; poi sperava in qualche avvenimento propizio che l'avrebbe aiutata e non voleva pensare a malinconie. Era poi pi che certa che il principe non lo avrebbe sposato mai, non era pi una bambola, s'accorgeva anch'essa d'avere una volont e col suo fisico che si faceva ogni giorno pi forte e pi vigoroso si sentiva di poter lottare colla certezza di vincere.
Cos, mentre il treno correva a grande velocit, la sua mente fantasticava e formava dei romanzetti pi o meno verosimili. Se il dottore avesse ricambiato i suoi sentimenti e fosse stato suo alleato avrebbe sfidato l'universo! Che bella cosa poter fuggire lontani e non sentire pi parlare del principe! Ma come riuscirvi con quella mamma energica che le teneva sempre gli occhi addosso! La faceva anche soffrire quel dottore sempre immerso nella sua scienza che mano mano che acquistava la salute e perdeva la qualit di soggetto interessante si degnava appena di guardarla.
Se avesse saputo come sotto l'apparente freddezza del dottore stava nascosto un sentimento vivo, pieno d'entusiasmo per lei! e come egli evitava d'incontrarne lo sguardo nel timore di perdere la sua calma e come sarebbe stato felice di adorarla se non ci fosse stato di mezzo il principe Wasily! Ma fidanzata ad un altro, essa era per lui cosa sacra e desiderava e temeva nello stesso tempo il momento del distacco: eppure quel giorno non era tanto lontano e cercava di corazzarsi di freddezza, di armarsi di forza per poterlo superare.
Anch'egli fantasticava colla sua mente: qualche momento faceva il progetto di andarsene senza dir nulla, poi pensava a Nadia alla quale forse un abbandono cos repentino poteva dare una scossa, e concludeva ch'era meglio abituarla a poco a poco a star senza di lui, avrebbe trovato qualche pretesto, qualche ammalato da visitare lontano e avrebbe cominciato a star assente qualche ora, poi qualche giorno e cos sempre di pi, finch essa si sarebbe abituata. Per lui era forse un prolungare la sua agonia, ma era meglio cos.
Tutt'a un tratto Anna Paulowna ruppe il silenzio e chiese al dottore dove si sarebbero fermati.
- Scegliete, - rispose, - fra Stresa, Baveno e Pallanza, sono tutti bei luoghi molto ben situati con buonissimi alberghi.
- Voi che conoscete quei luoghi potrete consigliarci.
- Sceglier la signorina, - disse il dottore rivolto a Nadia.
- Tiriamo a sorte, - essa disse, e fece tre vigliettini con un pezzo di carta, vi scrisse i nomi dei paesi che Corradi avea nominato, li ripieg e li mise nella palma della mano.
- Prendetene uno, - disse al dottore.
Egli ubbid e lesse Baveno.
- Benissimo, - disse, - la sua situazione  bellissima e scenderemo al grande albergo dove conosco l'albergatore.
Poi rimasero ancora silenziosi finch giunsero a Laveno e s'imbarcarono sul piroscafo.
Era appunto sull'imbrunire e Nadia impaziente d'ammirare le bellezze del lago volea stare sopra coperta, ma il dottore nol permise: sarebbe stata imprudenza con quella fresca brezza che increspava il lago, tanto pi venendo da un clima pi caldo; c'era rischio di prendersi un malanno.
Poi voleva che vedesse il lago in tutto il suo splendore, con un bel sole, e non cos triste come era sempre di sera; ebbe un bel da fare a calmare quella fanciulla irrequieta ed impaziente, la teneva per le mani perch non scappasse ed essa rideva come una bimba.
Quando arrivarono all'albergo non le permise nemmeno d'affacciarsi al balcone, doveva aspettare la mattina per vedere quello spettacolo illuminato dal sole; per gli scapp un momento di mano e fece capolino nella terrazza finch preparavano il pranzo.
- Volete proprio ammalarvi, - disse il dottore raggiungendola con un mantello in mano.
- Che cosa sono quelle macchie nere? - chiese la fanciulla.
- Sono le isole, ma, via, entrate in casa, come siete ostinata! e poi che gusto ci trovate a veder il lago cos nero e triste.
- Ma mi condurrete a veder le isole, non  vero? e mi farete da guida.
- Con tutto il piacere, basta che siate buona e ubbidiente.
- Eh via! lo sono fin troppo, lo sapete gi che quando ho un desiderio ho bisogno di soddisfarlo, non sono mica una filosofessa come voi!
- V'insegner a diventarlo appunto perch m'interesso a voi e non voglio che siate infelice colle vostre idee esagerate.
Quell'idea di Corradi di farle da precettore la metteva sempre di buon umore, ma intanto la loro conversazione fu interrotta dalla campana che annunciava il pranzo e offerto il suo braccio alla fanciulla raggiunsero la signora Demidoff e fecero il loro ingresso nella sala da pranzo; e come sempre tutti si volsero ammirati vedendo la bella figura di Nadia.
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11.
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Fra quei poggi ridenti illuminati dal sole, in mezzo a quello splendore di lago e di cielo, in quell'aria fresca e vibrata che eccitandole l'organismo la rinvigoriva a vista d'occhio, la fanciulla si sentiva rivivere.
La salute riacquistata dopo tanti mesi di malattia predisponeva il suo spirito a godere di ogni pi piccola cosa.
Il sole le pareva pi bello, i fiori pi odorosi, le frutta pi saporite e aspirava con volutt quell'aria balsamica e gustava la vita che per la prima volta le pareva piena d'incanti soavi.
Anche l'amore, che s'era appena rivelato al suo cuore, contribuiva a renderle quei luoghi pi incantevoli e pi bella l'esistenza.
Sapere corrisposto il suo amore sarebbe stato per lei la suprema delle felicit; sentiva che non era indifferente al dottor Corradi per quanto egli si mostrasse calmo e freddo; aveva spesso sorpreso negli sguardi di lui dei lampi d'ammirazione, e quando le era vicino sentiva una corrente di simpatia quasi un fluido magnetico a cui era impossibile che egli restasse insensibile.
In quell'ambiente dove non erano conosciuti si sentivano pi liberi e dimenticavano il mondo intero restando delle lunghe ore sulla terrazza in contemplazione del lago azzurro, lasciandosi andare alle loro impressioni, vivendo del presente senza preoccuparsi dell'avvenire.
Corradi, pensando che forse erano gli ultimi giorni che passava assieme alla fanciulla, era meno severo con s stesso e si lasciava trascinare dall'incanto e dal fascino della bella persona e di quella voce soave.
Ella sentiva quell'amore nascosto che aumentava tutti i giorni e che una volta o l'altra avrebbe pur dovuto rivelarsi, e in quel pensiero il suo cuore batteva pi forte, il suo volto s'illuminava e la sua bellezza s'irradiava d'un nuovo splendore.
E aspettando impazientemente quel momento, cercava nuove occasioni per trovarsi sola con lui, nuovi argomenti per spingerlo ad aprirle il cuore e a dirle quella parola che l'avrebbe resa felice. Egli invece pensava che il suo segreto sarebbe rimasto sepolto nel pi profondo del cuore e che forza umana non sarebbe riuscita a strapparglielo.
Del resto ancora pochi giorni, era la concessione che faceva al suo amore, poi sarebbe andato lontano lontano, si sarebbe immerso nella scienza, e la bella fanciulla ch'egli aveva strappata alla morte sarebbe stata come un miraggio de' suoi anni pi belli, come un ricordo caro al suo cuore, una soddisfazione al suo orgoglio di scienziato.
Erano sulla terrazza e non si saziavano mai di contemplare il lago tranquillo che in distanza si confondeva col cielo come un mare, e le isole Borromee inondate da uno splendido sole primaverile: l'Isola Bella superba di ricchi marmi e terrazze inghirlandate di verde, l'Isola Madre piena d'ombre misteriose e quella dei Pescatori, pittoresca colle sue case modeste, le campestri chiesette specchiartisi nelle tranquille acque del lago.
-  un incanto, - disse Nadia con un sospiro, - non saprei imaginarmi diversamente il paradiso terrestre.
- E non manca nemmeno il pomo di Adamo, - soggiunse Corradi, -  nell'Isola Bella e se vorrete ve lo far vedere.
- Ma dunque quando andiamo a visitarla quest'isola? io sono impaziente.
- Anche oggi, se volete, il primo giorno non mi pareva opportuno dopo un viaggio abbastanza lungo per una convalescente.
-  vero, sono ancora convalescente, me ne ero dimenticata, - disse Nadia ridendo.
- Quest' quasi un congedo per me, - rispose il dottore con un sospiro.
Nadia impallid e soggiunse:
- Se mi lasciate, torner ad ammalarmi come prima, lo sento, ho ancora bisogno di voi.
Si mosse come per scacciare un pensiero che la rattristava, entr dalla madre e le disse:
- Sai che andiamo all'Isola Bella? vestiti presto, prima che tramonti questo bel sole.
Pochi minuti dopo le due donne e il dottore, sdraiati in un'agile barchetta, scivolando sull'onde tranquille s'avvicinavano all'approdo dell'isola.
Anna Paulowna teneva in mano la guida del Baedecker ed era assorta nel consultarla, i due giovani si guardavano a vicenda negli occhi, contemplavano il paesaggio che li circondava, le barchette colle tende bianche e le bandiere variopinte, le montagne verdi e le ville sontuose, circondale da giardini fioriti; non parlavano perch avrebbero avuto troppe cose da dire e in certi momenti il silenzio  pi eloquente di qualunque discorso.
Furono scossi nella loro contemplazione dall'urto della barchetta che toccava la terra.
Nadia salt leggera sulla spiaggia, mentre la madre, posto l'indice fra le pagine del libro, si fece aiutare dal dottore per uscire dalla barca che dondolava sotto al suo peso e correva il rischio di perdere l'equilibrio.
Appena fu a terra, s'avvi tranquillamente consultando di nuovo la guida, mentre Nadia dava in esclamazioni di meraviglia ad ogni nuovo oggetto che le si offriva allo sguardo e volle girare l'isola prima d'entrare a visitare la villa dei Borromei.
- Oh bello! - esclam fermandosi in un punto tranquillo, poetico, dove un severo muraglione che parea quello d'un antico castello scendeva a picco nel lago e colla sua linea severa facea contrasto coll'Isola dei Pescatori gaia e illuminata dal sole che avea di fronte.
Nadia ferm la sguardo sopra un isolino formato soltanto da due salici e una lingua di terra grande come un salotto, e diceva che le piacerebbe avere una casetta l su quell'isolino e vivere lontana dal mondo con una persona che amasse, in un'eterna contemplazione di quel sorriso di lago e di cielo. Poi seguiva collo sguardo le barchette che si lasciavan dietro come una striscia d'argento e non si sarebbe mai pi staccata da quel posto; ma la signora Demidoff voleva vedere il palazzo e non poteva comprendere il gusto di stare in contemplazione per delle ore senza far nulla.
Per contentarla entrarono nella villa e mentre essa, consultando sempre il libro che teneva in mano, osservava attentamente ogni mobile e stava in estasi davanti ad un quadro o ad uno stipo di tartaruga e madreperla, e ammirava il letto dove avea dormito Napoleone il Grande e la sala del trono, Nadia faceva delle argute osservazioni chiacchierando con Corradi e diceva che quantunque le paresse d'essere in un'isola incantata, pure trovava che in quel luogo la natura superava l'arte e la vista migliore era il paesaggio che si presentava davanti agli occhi guardando fuori della finestra. Poi diceva che le dava noia quella parola humilitas ripetuta cento volte sopra i mobili, i parati e gli stipiti delle porte.
- Che cosa significa? - chiese al dottore.
-  il motto dei Borromei.
- Per  una parola che stuona in mezzo a tutto questo splendore.
-  forse un memento, - rispose il dottore.
- Guardate! - disse Nadia additandogli due giovani sposi che giravano a braccetto per le sale, colla bocca ridente, gli sguardi vivaci, infervorati a discorrere, s che parevano colla loro mente molto lontani da quel luogo. - Come sono felici! - soggiunse poi con un sospiro.
- Come lo sapete?
- Si vede.
- Forse non durer molto la loro felicit, saranno ora nel viaggio di nozze.
- Che cosa importa? Mi basterebbero pochi giorni di vera felicit, poi sarei contenta di morire.
- Li avrete. Il principe....
- Non me ne parlate, - interruppe la fanciulla.
- Perch? non sar il vostro sposo?
Essa stava per rispondere: - No, mai! quando furono raggiunti da Anna Paulowna che colla sua presenza ferm quelle parole che stavano per uscirle spontaneamente dalle labbra e invece disse:
- Non si sa mai, l'avvenire non  nelle nostre mani.
Rimasero alcuni istanti silenziosi, poi quando videro spalancarsi la porta del giardino diedero un sospirone di sollievo, come uccelli a cui ne fosse aperta la gabbia:
- Qui si respira meglio, - disse la fanciulla, - e sentendosi stanca s'appoggi al braccio del dottore.
- Non sono ancora guarita, - disse, - vedete come mi stanco presto.
Corradi non ne era persuaso, ma finse di crederlo e si abbandonava interamente al piacere d'aver vicina l'amata fanciulla che cos appoggiata si sentiva felice e chiacchierava con volubilit, di cento cose diverse, poco curandosi del giardiniere che nominava ad una ad una tutte le piante rare del giardino.
Che cosa premeva loro dell'albero della canfora, dei cedri del Libano, dei Camerops d'Australia, delle Araucarie e delle Muse?
Era bello come un giardino incantato quel luogo, ed era meglio averne un'impressione generale, ammirarlo nella sua bellezza, senza analizzarlo, e vedere di quali piante fosse composto.
- Che importa, - diceva il dottore, - andarlo ad anatomizzare? Si rimpicciolisce e nient'altro.
Anche a Nadia dava noia tutta quella lista di nomi, mentre avrebbe desiderato non sentire altra voce che quella degli uccelli fra le piante, oppure le parole che le sussurrava il suo compagno.
Erano consigli di calma, di non correr troppo, di non essere impaziente, irrequieta, ma di riposarsi e le proponeva di sedere un poco sotto ai boschetti.
-  vero, avete ragione: riposiamoci qui su questo sedile; e l seduti vicini in mezzo a quell'ombra fitta col lago ai piedi che tremolava fra le foglie verdi, provarono la volutt di sentirsi uniti, lontani dal mondo, pareva loro come un bel sogno dal quale non dovessero risvegliarsi mai pi; videro ancora passare i due sposi in distanza, velati dall'ombra, abbracciati.
- Come gl'invidio! - disse Nadia, - e voi?
- La felicit  un sogno.
- Non dite cos, mi fate male, - e si misero a parlare della felicit. - Nadia diceva che voleva esser felice a qualunque costo; sarebbe tenuta per un'egoista, ma voleva godere, e aggiungeva che infine il mondo non ci  grato dei sacrifici che gli facciamo, delle lotte che sopportiamo: essa avea sofferto tanto, voleva godere, respirare a pieni polmoni la vita e la felicit e scacciare i crucci e le noie come mosche rabbiose.
Il dottore procurava di calmare quella foga e porre un freno a quella mente esaltata, ma lo faceva debolmente perch si sentiva anche lui invadere dal desiderio d'esser felice, dalla volutt di lasciarsi trasportare dalla corrente senza lottar sempre e sacrificarsi continuamente, ma esponeva le sue idee per antica abitudine e pi per persuadere s stesso che la sua compagna.
- Il dolore  accanto alla gioia, - diceva, - e adempiere il proprio dovere  pure una grande soddisfazione: bisogna ragionare e non lasciarsi trasportare dagli eccessi del sentimento che possono talvolta diventare fatali: era riuscito a guarire il suo corpo, ma lo spirito era ancora ammalato.
Essa rideva e lo guardava con aria di sfida, pensasse pure a guarirla quantunque sarebbe stato difficile, volea godere la vita, avea sofferto abbastanza.
Egli la chiamava la sua bella epicurea. Ed essa gli ribatteva che non facesse troppo lo stoico perch si teneva certa di convertirlo alla sua dottrina.
Ne dubitava gi, sentiva troppo l'influenza della sua vicina, quasi non era pi padrone delle sue idee che cominciavano a vacillare, ma voleva resistere e riposava tranquillo nella memoria delle vittorie passate.
Quell'ora che passarono l seduti sotto al boschetto di lauri fu un'ora indimenticabile e ci ripensavano ancora quando ritornarono all'albergo e si chiusero nelle loro camere; avevano bisogno tutti e due di raccogliersi e di meditare sui discorsi fatti.
Nadia si sentiva felice, egli l'amava, ne era quasi certa, lo avea letto nei suoi sguardi, nelle sue parole, in tutta la sua persona, e sperava che un giorno o l'altro si sarebbe rivelato e aspettava quel giorno colla calma dei credenti.
Anch'egli sentiva la tempesta che gli suscitavano in cuore le parole della bella fanciulla, sentiva in pericolo la sua pace; ma si voleva concedere ancora qualche giorno di gioia, poi quando non avesse potuto pi tacere e resistere sarebbe andato lontano; avrebbe provato,  vero, un gran schianto al cuore, ma era filosofo e sapeva che il tempo risana anche le pi crudeli ferite.
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12.
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Mentre i due giovani vivevano contenti non pensando all'avvenire, come se quella vita non dovesse pi aver fine; la signora Demidoff teneva un'attiva corrispondenza col principe informandolo dei progressi della salute della figlia.
Un giorno che si trov sola con Corradi gli disse:
- Dunque quando devo far venire il principe?
Il dottore sent il cuore dargli un balzo, a quelle parole, ma ebbe la forza di rispondere.
- Quando credete, per me  guarita e credo che se esaminer il suo sangue lo trover perfetto.
- Ebbene esaminatelo, cos scriver al principe con maggior sicurezza la sua guarigione, andate a prendere il vostro microscopio ch'io la far chiamare.
- Per vi avverto, - disse il dottore, andandosene, - che anche se il suo sangue avesse raggiunto il numero dei globuli rossi necessario ad un fisico robusto, bisogner usarle ancora dei riguardi per il suo sistema nervoso non abbastanza equilibrato ed evitarle le forti emozioni.
- Se  per il principe che dite questo, rassicuratevi, ella non s' mai commossa troppo per lui; noi non siamo come voi altri italiani che avete il sangue in ebollizione, noi siamo pi calmi.
Il dottore sorrise pensando come quella madre conoscesse poco sua figlia, se ne and a prendere il microscopio e al suo ritorno trov Nadia preparata a farsi esaminare sorridente e felice.
Ella si prestava volentieri alle esperienze di Corradi; nel tempo ch'era vissuta nella sua intimit aveva letto molti libri di scienza, studiato varii fenomeni e s'era ingolfata nello studio della medicina come una dottoressa.
Sapeva che, stabilita la sua perfetta guarigione, c'era la minaccia dell'arrivo del principe, ma non se ne curava, non ci voleva pensare, certa in cuor suo che non l'avrebbe sposato mai.
Si punse con uno spillo d'oro la pelle, ne fece uscire una goccia di sangue che posta in mezzo a due piccoli vetri, la diede al dottore ad esaminare.
- Voglio vedere anch'io, - gli disse, e si avvicin alla lente del microscopio in modo che il suo viso toccava quasi quello del dottore, tanto ch'egli ne sentiva l'alito caldo carezzargli la faccia e un ricciolo di capelli sfiorargli il volto.
- Vi prego, non mi distraete, - le disse un po' corrucciato, - ho bisogno di tutta la mia attenzione.
-  una cosa tanto seria? - disse la fanciulla ridendo, - sono dunque cos ammalata che mi fate quella brutta faccia
- Voi state invece benissimo, il vostro sangue  perfetto, - disse il dottore con un'intonazione di voce triste, malinconica.
- E ve ne dispiace! Ne sono contentissima.
- Perch?
- Niente,  una mia idea, - rispose la fanciulla; - del resto se il mio sangue  perfetto non vuol dire ch'io stia del tutto bene e lo dovete sapere anche voi: non basta che il sangue abbia riacquistato i globuli rossi che gli abbisognano; in tutto il tempo che ne  rimasto privo, ha dato ai nervi, ai visceri, ai muscoli un nutrimento insufficiente, e ben vedete che ho i muscoli deboli, i nervi squilibrati, i tessuti flosci, e avete il coraggio di dire che sto benissimo per abbandonarmi? Cattivo! sapete anche troppo che non  vero e che prima di aver riacquistato mia perfetta salute ci vorranno ancora parecchie settimane.
Disse tutto questo colla faccia in fiamme, accalorandosi nel discorso e animandosi in modo che la madre e il dottore stavano estatici a contemplarla.
Corradi poi era tutto giulivo internamente: tutte quelle cose le aveva pensate, ma s'era trattenuto dal dirle per progetto, ed ora che le sentiva ripetere dalla bella fanciulla, come un'eco del suo pensiero, non pot trattenersi dall'esclamare:
- Benissimo: non avrei potuto dir meglio io stesso, siete una vera medichessa.
- Dunque? - rispose Nadia incoraggiata da quell'elogio.
-  vero, avete ragione, soltanto se avete ancora bisogno di rinvigorirvi io ho il dovere di dichiararvi guarita, quantunque pare che ci teniate a non esserlo.
- Non lo sono, non lo sono, - soggiunse con impeto la fanciulla, - ho bisogno di mettere alla prova la mia forza, di far delle lunghe passeggiate sui monti e voi non dovete abbandonarmi.
- Benissimo, siamo d'accordo, faremo delle passeggiate sui monti ogni giorno un po' pi lunghe. Ora che avete ricuperata la salute ci vorr poco a riacquistare la forza. - Anch'egli dimenticava tutti i suoi proponimenti per godere di quegli ultimi giorni senza pensare a quello del distacco.
- Dunque? - disse Anna Paulowna che s'interessava poco a quei discorsi, - la dichiarate guarita?
- S, guarita, ancora un po' nervosa, ma passer presto anche questo stato.
- Grazie, ho capito; - e scrisse subito al principe che lo aspettava la prossima settimana.
Alla figlia non disse nulla, come era sempre stato il suo sistema: faceva in tutto e per tutto la sua volont senza chiederle consiglio n metterla a parte dei suoi progetti.
Per Nadia che sospettava qualche cosa le chiese:
- Dunque gli hai scritto?
- S.
- E gli hai detto di venire?
- Gli ho detto di fare quello che crede.
- Ha tanti affari, - disse Nadia, - che non potr venire cos presto.
Si voleva illudere e finch non lo vedeva arrivare sperava sempre su qualche impedimento che lo tenesse lontano.
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13.
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Avevano passeggiato tutta quella settimana soli, Nadia e il dottore, perch la signora Demidoff non potea camminare che sulle strade facili e piane. E quella mattina avevano progettato una gita lunghissima sulla montagna; il dottore sapeva che quello era l'ultimo giorno, perch pi tardi doveva arrivare il principe Wasily, e si proponeva di godere nel miglior modo possibile quelle ultime ore che avrebbe passate assieme alla bella fanciulla.
Ella non sapeva nulla dell'arrivo del suo fidanzato e sperava invece che quello fosse il principio d'una serie di gite che cominciate adagio, lentamente, avrebbero finito per diventare vere passeggiate da alpinisti.
Si sentiva piena di vigore e di vivacit e avrebbe voluto salir sempre, arrampicarsi sui poggi elevati, correre sui prati verdi; e quelle gite fatte in compagnia del suo amico, erano per lei un incanto, il desiderio e il pensiero che riusciva a rallegrare tutta la sua giornata.
Quella mattina il cielo era coperto ed annuvolato e Corradi diceva che non era prudente spingersi troppo lontano.
- Che importa? - disse Nadia, - la pioggia non mi fa paura, ora che sono forte; anzi oggi il paesaggio  pi variato e pi bello; - e alzava la testa per osservare quelle montagne di nuvole che si ammucchiavano sull'orizzonte.
Era meravigliosamente bella nel suo costume turchino cupo di taglio perfetto, che lasciava indovinar la perfetta armonia delle sue forme; sul capo avea un cappello piccino di velluto dello stesso colore del vestito, dal quale uscivano alcuni riccioli dei capelli biondi che formavano quasi una cornice dorata al volto, bello e sorridente, illuminato da quegli occhi profondi.
Quando salut il dottore con un sorriso egli rimase per un momento muto, in contemplazione di quella bella visione, poi fece uno sforzo e disse:
- Andiamo.
Si ferm ancora un momento a guardare il cielo e torn indietro per prendere un'ombrella, dicendo che non era prudente arrischiarsi con quel cielo annuvolato senza qualche precauzione. Cominciarono a salire in montagna silenziosi, in fretta, con entusiasmo.
- Se corriamo di questo passo, non andremo certo troppo lontano, - disse il dottore; - non  da alpinisti come noi darsi tanta fretta sul principio della via.
-  vero, avete ragione; ma  una cosa pi forte di me, quando salgo mi sento trasportare su su, come se avessi le ali, - disse la fanciulla.
- Buon segno; si capisce che siete guarita.
- No, non  vero, ci sono sempre i nervi, e lo sapete benissimo che non possono essere equilibrati dopo tanta anemia;  troppo presto.
- E pare che siate contenta di questa scoperta che avete fatta. L'andate ripetendo ad ogni occasione.
-  naturale: un male che non porta molta noia  quasi un beneficio, ci rende pi interessanti e quando si  stati abituati ad aver sempre bisogno del medico ci si guasta, non se ne pu fare a meno.
E disse questo con un sorriso tanto soave e malizioso che and dritto al cuore del dottore.
Egli sospir ma non rispose, e continuarono a salire la montagna fermandosi ogni tanto a prender fiato e ad ammirare il paesaggio.
- Siete malinconico oggi, - disse tutt'a un tratto Nadia, - a che pensate?
- Penso che tutto ha fine quaggi e finiranno anche le nostre belle passeggiate. - Non ora per, si comincia appena.
- Speriamo, ma il tempo si guasta e il cielo non promette nulla di buono, - soggiunse Corradi guardando in alto.
Vi fu ancora qualche minuto di silenzio. Nadia correva avanti inerpicandosi pei greppi come un capriolo; attraversarono un bosco di castagni cupo, tenebroso con quel cielo coperto, poi il bosco si fece pi rado e attraverso i rami potevano vedere il lago grigio, nero come se fosse di piombo.
- Mi piace questo tempo triste, - disse la fanciulla, - ero quasi stanca di sole; e poi che cosa fa il tempo quando il cuore  contento!
- E perch questa contentezza?
- Sto bene e mi sento felice.
- Beata voi! - sospir il dottore.
Egli invece si sentiva triste, gli pareva d'avere come un peso che l'opprimesse, ma ne incolpava il tempo e diceva:
- A me invece questo tempo mi pesa come se avessi sulle spalle una cappa di piombo; sono pi nervoso di voi, quantunque non vogliate convenirne.
Cos si misero a parlare dei nervi, la fanciulla voleva delle spiegazioni, ed egli le spiegava l'influenza dell'atmosfera sulla sensibilit dei nervi, dello squilibrio nei loro movimenti, narr dei mali nervosi molto strani e parlarono d'elettricit, di magnetismo, e intanto andavano su su, per la montagna, senza avere pi coscienza del tempo n della strada fatta, non osservando pi n il lago grigio, n il paesaggio verde e pittoresco, n il cielo nero, infervorandosi nei loro discorsi, dimenticando tutto in quello scambio d'idee e di pensieri, facendo delle osservazioni argute, accalorandosi nella discussione.
Immersi in quei discorsi non s'accorgevamo che il paesaggio s'andava restringendo annebbiandosi, e che il lago non si vedea quasi pi che attraverso ad un velo fitto, e anch'essi erano tutti avvolti nella nebbia. Fu una goccia d'acqua che li scosse.
- Piove! - disse il dottore.
-  vero, - e la fanciulla diede un'occhiata alla sua veste tutta spruzzata dalle goccie di pioggia.
- Dio mio! come si fa ora che siamo tanto lontani, - disse Corradi tutto desolato.
Nadia rideva come una pazzerella, non erano poi sassi le goccie di pioggia.
- Non c' niente da ridere,  un temporale; - e il dottore guardava in alto preoccupato di quei nuvoloni che s'accavallavano l'uno sull'altro e della pioggia che cadeva sempre pi forte.
-  inutile pensare al ritorno, - disse, - siamo troppo lontani, sar meglio ricoverarci in qualche cascina; - e si guard intorno ansiosamente, tutto compreso della responsabilit d'avere con s quella fanciulla delicata e nervosa.
- Non abbiate paura per me, questo tempo mi diverte; per se volete proprio vedermi riparata dalla pioggia, mi pare che laggi vi sia qualche cosa di bianco.
- Infatti  una cascina ma ancora lontana, in ogni modo, in mancanza di meglio, andiamo a raggiungerla presto, ch non c' tempo da perdere.
Un lampo abbagli la loro vista e un tuono forte fece tremare la montagna.
- Ho paura! - esclam Nadia chiudendo gli occhi e gli orecchi.
- Presto, presto, coraggio!
- Ma non si arriva mai a questa casa! ora sono quasi sgomenta, tremo tutta.
La pioggia si faceva intanto pi forte, la terra, umida e sdrucciolevole, e il vento, i lampi e i tuoni toglievano ogni sentimento.
Il dottore si rimproverava d'essersi lasciato trascinare con quel tempo cos lontano, in compagnia di quella fanciulla che tremava tutta dallo spavento: egli l'avea presa sotto al braccio, cercava di ripararla coll'ombrello e camminava affannosamente trascinandola, come chi teme di non poter raggiungere la meta prefissa.
- Dio mio! pare la fine del mondo, - diceva Nadia; - ma questa casa, dove  andata? Non la si vede pi.
- Zitta, ci siamo vicini, andiamo avanti: un po' di coraggio. Non vedete quel muro bianco?
- Ah s, lo vedo: ancora una piccola corsa. Dio mio, che lampo! Finalmente!
Era la cascina, il rifugio, la salvezza, e fecero quel piccolo tratto al passo di corsa, come per prenderla d'assalto e quasi pel timore che dovesse scomparire ancora dai loro sguardi.
Quando entrarono fra quelle quattro mura nude, fatte solo per servire di ricovero ai pastori nella montagna, respirarono dalla contentezza, come se fossero entrati in un ricco palazzo.
Era gi molto non essere pi esposti a quella pioggia impetuosa, al furore di quegli elementi, coi vestiti fradici e coll'umidit nelle ossa; andarono a rannicchiarsi nell'angolo pi remoto e riparato dai venti.
In terra non c'era che un po' di paglia e qualche pezzo di legno mezzo bruciato.
Corradi radun quelle legna sparse, le accese con un zolfanello per fare una fiammata. Nadia non doveva restare in quell'umidit, le volle togliere le scarpe per asciugarle al fuoco, la coperse col suo mantello e la circond di cure amorevoli come se fosse una bimba.
Ma faceva troppo fumo quella legna, era una noia; del resto era stata pi l'ansia e lo spavento che il danno; non avevano preso gran pioggia, il temporale vero cominciava in quel momento, era un uragano. Che contentezza di essere al riparo fra quelle quattro mura! Nadia si rannicchiava nel suo angolo vicino al dottore perch la riparasse dal freddo e la riscaldasse.
Ad ogni lampo e ad ogni colpo di tuono nascondeva la testa sulle spalle di lui, come un uccello spaurito.
Egli sentiva il dolce peso della bella persona, i capelli che gli facevano solletico sulla faccia e teneva quelle delicate manine nelle sue per riscaldarle.
- Cos mi sento bene! - essa diceva, mi piacerebbe restarci tutta la vita.
Anch'egli avrebbe potuto dire la stessa cosa e gi sentiva la sua volont cedere, e quella parola che avea tante volte ricacciata nel pi profondo del cuore se la sentiva tremare sulle labbra.
- Come sto bene! - continuava Nadia, - mi par d'essere un uccelletto nel nido. Che cosa importa se fuori infuria la tempesta?  una volutt anche questa lotta degli elementi quando si  caldi e riparati. Perch mi lasciate? Che cosa c' da vedere fuori della finestra?
Il dottore tentava di scostarsi, non ne poteva pi, era troppo forte la lotta che doveva sostenere l'animo suo nella sua mente infiammata, ove i pensieri si affollavano e si accavallavano come le nubi di fuori.
Dunque, pensava, l'uomo non era pi padrone di s, gli avvenimenti potevano dominarlo? e si pentiva d'essere stato tanto debole e d'essersi lasciato trascinare a continuare la cura d'un'ammalata che non aveva pi bisogno di lui.
Era stato un pretesto, una menzogna quella dei nervi ancora ammalati! Egli ora sentiva che senza la bella fanciulla sarebbe stato infelice per tutta la vita, sapeva che gli sarebbe bastata una parola per farla sua per sempre, pensava che era una cosa contro natura rifiutare la felicit che toccava con mano e quella parola d'amore gli spuntava gi sulle labbra tremanti. Nadia sentiva la tempesta che si scatenava nel cuore del suo amico, e il suo volto si irradiava di luce, il suo cuore palpitava di gioia e di speranza.
- Ho freddo, ho freddo, - diceva raggomitolandosi sempre pi e tenendosi vicina a lui.
Egli tremava a quel tepore profumato che si sprigionava dalla di lei persona, ma lottava ancora con tutta la forza della sua volont.
Il cielo s'andava intanto rischiarando, ma non cessava la burrasca che fremeva nel cuore di lui, anzi pareva che si facesse sempre pi forte; non ne poteva pi, stava per cedere.
Un raggio di sole entr ad illuminare quel tugurio e nello stesso tempo s'ud un fischio lontano sul lago.
Egli si riscosse; pens al principe che forse arrivava in quel momento, pens che non era da uomo leale il tradire una persona che si era affidata a lui interamente: sarebbe stata una infamia. Quella fu forse l'ultima ribellione del suo carattere onesto, ma fece uno sforzo, s'alz e disse:
- Andiamo, il temporale  passato.
Nadia obbed come un automa, s'alz; le parve che un brivido di freddo le scuotesse tutta la persona, sent ch'egli aveva ricacciata ancora una volta la parola che dovea uscire dalle sue labbra; l'indovinava in tutto l'orgasmo delle sue membra agitate e frementi.
Ma era contenta, avea sentito come una corrente magnetica unirlo a lei e capito che era suo per sempre; e quella parola che non aveva ancor pronunciata era certa che l'avrebbe proferita in un avvenire non molto lontano.
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14.
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Uscirono dalla cascina sorridenti.
Lei era contenta d'aver sentito quasi cedere quella volont inflessibile; lui, di non aver ancora ceduto.
Il sole pareva pi bello dopo la bufera e si rifletteva in mille colori sulle goccie d'acqua che cadevano dalle foglie fresche e risorte dopo la pioggia.
Un vento impetuoso di ponente ricacciava le nuvole sulla montagna, scoteva le foglie degli alberi e dava a tutta la campagna un aspetto nuovo e variato.
Il dottore era contento di sentir calmare i suoi nervi agitati sotto le raffiche di quell'aria fresca e impetuosa, ma non parlava perch erano troppi i pensieri che gli turbinavano nel cervello.
Nadia era bella colle gonnelle rialzate per non insudiciarsi, saltellando coi piedini di fata per evitare le pozzanghere, e mandava un piccolo grido penetrante ogni volta che sentiva il terreno cedere sotto ai suoi piedi.
Camminando continuava a parlare; diceva che non si sarebbe mai dimenticata l'avventura di quel giorno. - Che temporale! Che spavento! esclamava, e poi quel sole cos bello! Ora lo godeva di pi quel bel sole; era come nella vita: la tempesta faceva apprezzare di pi il sereno la calma, scopriva che colla compagnia del suo amico diventava anche lei una filosofessa, e cos scendeva per la china del monte ridendo e saltellando come una capretta.
Il dottore intanto pensava che per lui erano quelli gli ultimi sprazzi di sole; se anche avesse avuto la forza di vincere la passione che provava per la bella fanciulla e la soddisfazione di fare il suo dovere, sarebbe pur stato senza di lei infelice per tutta la vita e avrebbe voluto che quella passeggiata non dovesse terminar mai.
Eppure i loro minuti erano contati, la meta era vicina: pochi passi ancora e l'avrebbero raggiunta; gi la maestosa via del Sempione si stendeva ai loro piedi e lo spazio che da essa li separava diminuiva a vista d'occhio. Ecco ancora un piccolo pendo, un'ultima corsa e poi l'hanno raggiunta.
Corradi vorrebbe dire qualche cosa ma non ne ha il coraggio:  cos allegra la sua compagna che non vuole guastare quella gioia.
- Domani, - essa diceva, - ritorneremo ancora sulla montana, non  vero? Poi m'avete promesso di condurmi un giorno sul Motterone.
- Speriamo, - gli rispose con un sospiro, - ma non si pu essere mai sicuri dell'avvenire.
- Dio mio, che idee lugubri vi passano per il capo!... Ma chi viene da quella parte? Mi pare la mamma... ma chi c' con lei?
In quel momento gli occhi le si offuscarono, sent un brivido correrle per le vene e divenne pallida come una morta. Aveva riconosciuto il principe.
- Coraggio! - le disse il dottore.
Dovette appoggiarsi a lui, non poteva pi reggersi.
-  stata troppo bella questa giornata, - disse, - doveva pur venire qualche cosa a guastarla; mi sento molto male.
- Coraggio, ricomponetevi, - ripeteva il dottore, - e l'aiutava a trascinarsi avanti.
Nella confusione di quel primo incontro il principe non s'accorse dell'agitazione di Nadia e si congratul con lei e col dottore della ricuperata salute, poi la prese sotto il braccio per ricondurla all'albergo.
Si lasci trascinare come un corpo inerte, aveva perduto tutt'a un tratto la sua energia, e quell'uomo che doveva esser suo sposo le faceva l'effetto di toglierle tutta l'allegria e di arrestarle le parole in gola, e il sangue nelle vene.
Il dottore li seguiva colla signora Demidoff e anch'egli taceva mentre essa era molto eloquente per la gioia di quell'arrivo che le toglieva ogni responsabilit riguardo alla figlia e segnava la fine d'una situazione incerta ed era contenta di poter presto ritornare al suo paese e vedere, colla figlia divenuta principessa, realizzato il pi bel sogno della sua vita.
Corradi la lasciava parlare senza ascoltarla e intanto fremeva vedendo Nadia al braccio del principe, e gli sguardi che rivolgeva alla bella fanciulla eran quelli con cui un avaro osserva il suo tesoro. Per quanto avesse pensato a quel momento, non avrebbe mai creduto che la realt lo facesse cos crudelmente soffrire. Era pi forte di lui; presentiva che quello spettacolo non avrebbe potuto sopportarlo in pace, e gi pensava di partire il giorno dopo per non ritornare mai pi.
Appena entrato nell'albergo, s'inform dell'ora delle partenze dei battelli, lo chiese a bassa voce ad un cameriere mentre Nadia era gi lontana e pareva assorta col principe in serii discorsi; ma essa pi che udire indovin quello che minacciava il suo amico e diede un grido cadendo quasi svenuta sopra una sedia.
Il dottore accorse istintivamente e il principe si lagn che gli avessero dato ad intendere ch'era guarita, mentre in quell'istante avea la prova del contrario.
- Non  nulla, - disse il dottore, -  guarita, ma l'ho sempre detto e lo sa anche lei, che ha ancora i nervi un pochino squilibrati; forse la passeggiata, l'emozione pel vostro arrivo, un po' di freddo, ma non  proprio nulla, per  meglio condurla nella sua camera, - disse vedendo i forestieri dell'albergo che s'affollavano intorno a loro domandando che cosa fosse avvenuto.
Quando la fanciulla si riebbe volle restare sola col dottore, le dava noia veder tanta gente e preg la sua mamma che conducesse via anche il principe.
Quando se ne furono andati tutti, essa diede un gran sospiro e disse:
-  inutile, quell'uomo non potr mai sposarlo, sento per lui una specie d'avversione; mi fa paura.
- E allora siate franca, diteglielo, forse rinuncier a voi, - rispose il dottore.
-  inutile, sento che non vi rinuncier e poi la mamma ci tiene troppo; in ogni modo mi bisogna trovare una soluzione, ci penser; ma se voi partite, non potr pi far nulla e prevedo che morir. Promettetemi di rimanere, ve ne prego, fatelo per amor mio.
Egli cercava di ridurla alla ragione, aveva degli ammalati da curare, e pensava di visitarli durante il soggiorno del principe; ad ogni modo non avrebbero potuto fare le loro belle passeggiate, mentre si potevano scrivere delle lunghe lettere tutti i giorni; poi sarebbe ritornato e sarebbero stati pi contenti. Intanto doveva essere pi arrendevole e calmarsi.
Ella capiva benissimo che non poteva tenerlo legato come uno schiavo, ma era anche certa di non poter vivere senza di lui, e nel timore di vederlo fuggire andava dicendo:
- No, vi prego, non partite, non m'abbandonate, aspettate ancora qualche giorno che io sia pi forte.
Egli la calmava e prometteva d'aspettare, ma essa che gli leggeva nel pensiero, capiva che le sue parole erano un inganno pietoso e soffriva crudelmente come non aveva sofferto mai.
Perch non l'aveva piuttosto lasciata morire se doveva tormentarla cos? andava dicendo fra s; ma poi soggiungeva:
- Del resto, se mi abbandonate, morr di sicuro, vedrete.
- Ritorner ad un vostro cenno.
Queste parole la riconfortarono, perch sperava che non sarebbe stato tanto crudele di abbandonarla nel momento del pericolo.
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15.
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Passato quel primo momento di sorpresa e d'agitazione, Nadia s'andava rassegnando alla compagnia del principe. Era per molto triste e taciturna, e non si sentiva pi la voglia di correre sulle colline e fare delle passeggiate all'aria aperta; era stanca d'agitarsi e di lottare e stava tutto il giorno inerte, sdraiata sulla poltrona come quand'era ammalata, fingendo di ascoltare attentamente i progetti del suo fidanzato, ma colla mente perduta in divagazioni lontane, e s'egli l'invitava a passeggiare, lo seguiva come un automa, silenziosa come una tomba, fredda come un ghiaccio.
Il dottore fremeva nel vederla continuamente circondata dalle cure del principe e sempre con lui; ogni giorno egli si proponeva di partire e rimaneva anche lui privo di volont e d'energia.
In certi istanti sentiva dentro di s fremere delle ribellioni e allora, usciva impetuosamente, andava attraverso i campi, sui monti, senza una meta, come un vagabondo, colla testa in fiamme e piena di pensieri che pareva gli facessero scoppiare il cervello.
Era malcontento di s stesso e di tutti, non avrebbe mai creduto che una donna riuscisse ad incatenarlo a quel modo, a renderlo debole e irresoluto come una femminuccia.
Non trovava nemmeno pi piacere negli studi che una volta formavano tutta la sua gioia. Era pigro, distratto, e non potea togliersi della mente la figura del principe che divorava Nadia cogli sguardi riguardandola come cosa propria. E veggendo che non si stancava mai di parlarle quando erano tutt'insieme a pranzo, e la sera, e che il discorso era in russo in modo che nessuno potesse capire, pensava che avesse mai a dirle con tanta insistenza.
 vero che Nadia gli rivolgeva spesso delle occhiate supplichevoli, le quali volevano dire che non l'abbandonasse e gli dava ad ogni occasione propizia delle eloquenti strette di mano, ma non gli bastavano dopo la cara intimit dei giorni passati.
Era come un ricco, il quale sia condannato ad un tratto ad una vita semplice e modesta; avea nuotato nell'abbondanza d'ogni cosa, ed ora non gli rimanevano che le briciole.
Se avesse potuto leggere nel cuore di Nadia si sarebbe certo consolato; ma per quanto sentisse la corrente di simpatia che esisteva fra loro, colla sua esperienza del mondo, conosceva il potere d'una corona di principessa sull'animo d'una fanciulla, e nella sua qualit di uomo leale e disinteressato non avrebbe permesso con troppa leggerezza che essa le sacrificasse il brillante avvenire a cui era destinata, per dividere la sua sorte modesta ed incerta.
Il suo partito era preso: voleva esser lui solo infelice e capiva che dovea troncare ogni incertezza con una improvvisa partenza. Sarebbesi allontanato il giorno appresso per porre un termine alla sua lenta agonia: questa decisione dovea essere irrevocabile.
La sera procur di intrattenersi colla fanciulla e godere la sua conversazione per l'ultima volta.
Il principe era appunto impegnato colla signora Demidoff e un signore inglese in una partita al whist, cos ebbe tutta la comodit di avvicinarsi a Nadia e parlare con lei. Discorsero a bassa voce dei giorni passati tanto deliziosamente quando facevano le passeggiate sui monti. Nadia aveva paura d'ammalarsi ancora e gli faceva sentire le sue mani fredde come il ghiaccio. Poi lo supplicava di riprendere la sua autorit di medico e proibirle di ritornare in Russia. - Muoio certo, - diceva, - se vado fra quelle steppe, in mezzo ai ghiacci.
- Ma ora non sono pi il vostro medico, - egli le diceva.
- S, lo siete sempre; nessun altro mi curer mai, ve lo giuro.
- E quando sarete la sposa del principe?
- Non lo sar mai.
- Vi obbligheranno e riusciranno a persuadervi.
- V'assicuro di no.
- E come farete?
- Quando non mi rester altro mezzo dir al principe che non l'amo.
Nel cuore del dottore cominci a spuntare una speranza, ma la scacci come una cosa assurda.
- Poi, chiss! - soggiunse Nadia quasi parlando a s stessa, - potrebbe accadere qualche cosa che mandasse tutto a monte. Io sono fatalista; credo nella mia buona stella, che mi fece incontrare con voi per salvarmi dalla morte e non voglio preoccuparmi dell'avvenire.
Anche il dottore si lasciava invadere dalla stessa speranza della fanciulla e sentiva che diventava anche lui fatalista.
In ogni modo pensava che sarebbe partito il giorno appresso; e, se era destino che rivedesse la fanciulla, l'avrebbe riveduta ugualmente: anch'egli, non potendo pi lottare, s'affidava al caso.
Il giorno dopo Nadia ebbe un lungo colloquio col suo fidanzato.
Egli volea stabilire il tempo del matrimonio; aveva degli affari urgenti ed era necessario che si decidesse.
Nadia rispose che non si sentiva abbastanza forte per prendere una tale risoluzione e che se fosse andata in Russia sarebbe morta.
Il principe diceva che erano tutte ubbie del dottore per continuare a curarla. Essa s'irrit: rispose che il Corradi era un uomo onesto che la calcolava guarita, mentre in realt non si sentiva ancora bene; e poi era inutile.... non lo avrebbe sposato mai.
Il principe le diede un'occhiata tanto feroce che avrebbe fatto tremare anche l'uomo pi coraggioso e disse:
- La mia pazienza ha un limite: ho sopportato abbastanza i vostri capricci, ed ora sono stanco. Parler con vostra madre e combiner tutto con lei; sono stato uno sciocco a rivolgermi ad una bimba.
- Voi dite che sono una bimba, - disse Nadia con tutta l'energia di cui si sentiva capace. - Ebbene, vi far vedere che non lo sono, che possiedo anch'io una volont, e non vi sposer, perch non vi amo.
- Che cosa importa? - rispose il principe, - vi amo io e basta; non vi domando che di sposarmi, e pi presto vi deciderete sar meglio per tutti. Vedete: avevo giurato di dedicarmi interamente alla patria e di non sposarmi mai, ma vi ho incontrata ed ho cambiato pensiero; ora la mia volont  inflessibile, e non si piegher: vostra madre m'ha data la sua parola e la manterr, vi assicuro.
- Ed io vi assicuro che piuttosto di essere vostra, mi uccido.
- Benissimo, - rispose il principe ironicamente, - anzi andate dal vostro dottore a farvi dare un veleno per mettere ad esecuzione il vostro progetto.
- Non lo dite due volte: ci vado subito.
E la fanciulla usc impetuosamente dalla sua camera e and a picchiare all'uscio di quella del dottore.
- Dottore, dottore! - grid con quanto fiato aveva.
- Il dottore Corradi  partito questa mattina, - disse un cameriere accorso a quello strepito.
La fanciulla lo guard esterrefatta.
- Partito? Senza dir nulla? Per dove?
- Mah! non saprei; ha preso il battello che andava a Laveno.
Il principe che l'aveva seguita diede in uno scoppio di riso mefistofelico.
Nadia sent un tremito passarle attraverso la persona, le si oscurarono gli occhi, fece uno sforzo per trascinarsi fino alla sua camera e cadde sul letto come un corpo morto.
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16.
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Il dottore avea preso la risoluzione di partire, senza riflettere, nel timore di pentirsi.
Quel vedere il principe continuamente assieme a Nadia lo faceva soffrir troppo; poi pensava che il momento della separazione doveva pur venire, ed era meglio evitare lo strazio delle ultime ore, degli ultimi saluti.
Nella sua esperienza di tanti anni aveva veduto come soltanto la distanza pu diminuire la forza di certe passioni e cancellare dalla mente certi ricordi.
Sentiva di amare Nadia con tutta la forza dell'anima sua, sapeva che non avrebbe pi potuto tenerle nascosto il suo amore e pensava che era meglio troncare d'un colpo una situazione che forse lo avrebbe trascinato a transigere coll'onest del suo carattere e a far cose contrarie alla sua coscienza e ai suoi principii.
S'era imbarcato sul primo battello che partiva da Baveno, e giunto a Laveno prese la via del Gottardo per andare in Svizzera, pensando che quando fosse in un'altra regione e avesse frapposto fra s e Nadia quella barriera di montagne che vedeva elevarsi gigantesche davanti agli occhi, forse sarebbe riuscito pi facilmente a mettere in calma il suo spirito agitato.
Ma pi si allontanava e pi l'immagine della bella fanciulla si faceva viva nella sua fantasia ed occupava tutti i suoi pensieri. Non poteva assolutamente attendere ad altro; se prendeva in mano un libro vedea la sua faccia fra le righe, se guardava le montagne, pensava alle passeggiate fatte con lei, se rivolgeva la mente all'avvenire, alla scienza, ai suoi studii, alle sue scoperte, era sempre la bella fanciulla che faceva capolino e lo riconduceva ai giorni passati: la rivedeva ammalata, convalescente e compagna fedele delle sue gite e dei suoi studii, riandava i discorsi fatti insieme sulla terrazza, in barca contemplando il lago, non la poteva dimenticare, e per la prima volta in vita sua sentiva di non esser pi padrone dei suoi pensieri e di non poterli pi piegare alla sua volont, e se pure qualche momento riusciva con uno sforzo a pensare ad altro, avea un vuoto intorno a s, un freddo come se si sentisse morire. Qualche momento lo assalivano dei rimorsi, pensando che forse anche lei soffriva una parte di quei tormenti che lo straziavano, s'avvedeva di aver fatto sorgere in Nadia un sentimento pi forte dell'amicizia, ma pensava che si sarebbe consolata con quei due altri affetti che la circondavano. Gli pareva d'esser assai pi da compiangere, solo, senza amici, senza un affetto che lo confortasse, e troppo addolorato per occuparsi degli altri, diventava egoista, lui, che fino a quel giorno s'era dedicato al bene dei suoi simili.
Arriv a Lucerna stanco pi dall'orgasmo dei suoi pensieri che dalla fatica del viaggio. Sentiva d'esser malato e facea proponimento di curare la sua salute perch troppo soffriva a tirare innanzi a quel modo.
Avea deciso di stancare il suo corpo per affievolire i pensieri che gli martellavano nel cervello, si proponeva di uscire all'alba, avviarsi ai monti, scalarne i fianchi pi erti e inaccessibili, durare a lungo in quell'esercizio, finch affranto dalla fatica potesse abbandonarsi ad un sonno profondo che lo strappasse al suo dolore, ridonandogli l'oblio di cui avea tanto bisogno. Accord subito una guida, affinch lo accompagnasse nelle sue escursioni e cominci a salire quelle montagne che pareva toccassero il cielo colle loro cime superbe.
Ma quel pensiero lo seguiva sempre: egli guardava con occhio distratto il paesaggio che gli si stendeva dinanzi, restava insensibile alla vista di quei monti coronati di neve, non si commoveva all'aspetto delle cascate rumoreggianti illuminate dal sole; quand'era all'albergo, non badava al chiacchierio dei forestieri e mangiava distrattamente, senza curarsi di quello che metteva in bocca.
I suoi vicini di tavola lo credevano pazzo o per lo meno un essere molto strano e non s'arrischiavano a rivolgergli la parola, n egli mostrava desiderio di parlare, immerso com'era nei propri pensieri. Egli continuava sempre a vivere colla sua bella convalescente e pareva che tutto servisse a rammentargliela, e le belle viaggiatrici e i laghi tranquilli e quelle stesse escursioni sui monti dalle quali sperava la sua salvezza.
Era certo che sarebbe riuscito nel suo intento se avesse potuto continuare quella vita faticosa all'aria aperta. Aveva,  vero, dei momenti in cui lo assaliva un prepotente desiderio di saper qualche cosa di Nadia e si sentiva spinto quasi da una forza irresistibile a correre a Baveno o per lo meno a scriverle qualche riga, ma dominava questi suoi desideri andando in fretta su e gi per l'erte montagne, ansando, alla ventura, come se volesse fuggire da un incubo che l'opprimesse.
Il contadino che gli serviva di guida dovea spesso avvertirlo di badare dove metteva il piede.
- A che cosa pensa? - gli diceva, - non bisogna scherzare. n guardar fra le nuvole andando sui monti, le disgrazie vengono in fretta e quando meno ce le aspettiamo.
Per qualche momento dava retta alla guida e badava alla strada erta e disagevole; poi insensibilmente, quasi senza accorgersi, la sua mente vagava altrove, lontano, sul Lago Maggiore, e lo trasportava ai giorni passati, gli ripeteva i discorsi pi inconcludenti, gli rammentava i pi piccoli incidenti e sentiva di non poter vivere che dei ricordi di quel tempo; ormai capiva che tutto il resto non lo interessava pi, e forse nulla ormai lo avrebbe potuto pi interessare.
Ogni giorno che passava senza aver tentato nulla per riavvicinarsi a Nadia gli pareva d'aver ottenuto una nuova vittoria, ma nello stesso tempo il suo carattere inaspriva, diventava irascibile, nervoso, s'inquietava di non saper nulla di lei e invece di pensarci meno finiva col pensarci di pi.
Malgrado le lunghe passeggiate passava le notti insonni, oppure oppresso da sogni terribili e paurosi, nei quali vedea Nadia in fondo ad un precipizio, colla faccia sanguinosa, e le membra infrante, oppure la vedea sposa del principe, che lo guardava con un sorriso da trionfatore.
Un mattino, dopo una notte molto agitata, che nemmeno delle forti dosi di cloralio avevano potuto calmare, egli volle stancarsi con una salita pi difficile.
Il continuo moto era ancora la sola cosa che riuscisse, se non a calmare, almeno ad impedirgli di sentire il sussulto dei suoi nervi agitati.
Egli voleva toccare la cima d'una montagna altissima, che vedeva davanti agli occhi incoronata di neve.
La guida che lo precedeva, gli narrava storie d'escursioni difficili e di pericoli dai quali era sfuggita quasi miracolosamente, poi si fermava per fargli ammirare il paesaggio; ma egli era, come sempre, distratto, non vedeva, non udiva nulla, qualche volta dicea: - bello! stupendo! Macchinalmente, tanto per dir qualche cosa, ma sempre pensando ad altro, e intanto saliva saliva, volea stancarsi per sentire il peso del suo corpo affranto invece di quello dei suoi pensieri.
Ad un certo punto, sent il terreno mancargli sotto i piedi, fece uno sforzo per sostenersi, ma ebbe il senso di un acuto dolore alla gamba, perdette l'equilibrio e cadde lungo disteso sul sentiero sdrucciolevole.
Il contadino che gli faceva da guida s'era intanto avvicinato e lo aiut a rimettersi in piedi.
- Bisogna esser pazzi, - diceva, - per andare in giro sulle montagne in quel modo colla testa fra le nuvole, era sorpreso che non fosse addirittura rotolato in un precipizio. Per vi avevo avvertito, soggiunse.
- S, s,  vero, calmati, tu non ne hai colpa, - disse il dottore; - del resto  una semplice distorsione, me ne sono accorto; vedi, posso anche reggermi in piedi e camminare.
Fece qualche tentativo, ma sentiva un dolore fortissimo e camminava a stento, zoppicando. Non c'era rimedio, non potea restare tutto il giorno in quel posto isolato sulla montagna, e coll'aiuto della guida ritorn all'albergo spasimando, fermandosi ogni cinque minuti e impiegando parecchie ore nel fare una discesa di poca importanza.
Quando finalmente giunse nella sua camera, la gamba s'era gonfiata e infiammata ed egli delirava dal dolore, tanto che dovette mettersi a letto ed affidarsi alle cure d'un medico.
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17.
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Ecco ora il povero dottor Corradi obbligato a restarsene immobile colla gamba fasciata, solo, in una camera d'albergo, costretto a sopportare il peso dei suoi pensieri. Ormai non pu pi comandare alla sua mente, distrarsi, stancarsi a furia di moto, e l tranquillo, annoiato, era tanto infelice che avrebbe desiderato la morte.
In quell'immobilit forzata, gli era impossibile scacciare dalla mente, cancellare dal cuore, l'imagine della fanciulla, che occupava tutti i suoi pensieri.
Avea vissuto troppo della sua medesima vita, per poter staccarsene cos, tutto ad un tratto, bruscamente. Avea pensato troppo alla sua bella ammalata, s'era abituato a scambiare con lei le sue idee, a vederla farsi pi bella e fiorente in grazia delle sue cure, e poi, dover pur confessarlo, l'avea amata suo malgrado, ed ora l'amava con tutta la forza dell'anima sua, come non gli era mai accaduto in tutta la vita.
Egli volea ben lottare e schiacciare quell'amore che forse li avrebbe trascinati entrambi alla rovina, ma era troppo tardi, e gi si dava per vinto.
S'era illuso, pieno di fede, nella forza della sua volont, e rammentando le facili vittorie di altri tempi, quando s'era trovato in simili casi, ma ora affranto, sul suo letto di dolore in quelle eterne ore di solitudine ripensando ai suoi amori passati e confrontandoli al presente, s'accorgeva che quelle non erano state che semplici simpatie o simulacri di quell'amore che ora invadeva tutto il suo cuore, attutiva tutte le altre sue facolt.
Non era stato un santo, e specialmente nei primi anni di giovent quand'era studente avea fatto anche lui le sue scappatelle, ma non s'era mai lasciato vincere dalla passione al punto da perderne la testa, avea sempre condotto una vita calma, ragionevole, ordinata, dedicando molte ore allo studio, qualche altra ai piaceri; ma anche di questi avea sempre cercato i pi onesti, non avrebbe mai sedotta la moglie d'un amico, n una ragazza ingenua e innocente, perch certe cose ripugnavano al suo carattere.
 vero che i suoi amici lo burlavano e dicevano che pareva un vecchio di sessant'anni, egli compiangeva quella debolezza che li trascinava in bala delle loro passioni e metteva il piacere al disopra delle pi nobili aspirazioni.
Ed ora che cosa era avvenuto nel suo organismo che si sentiva tanto cambiato? Avea forse la mente sconvolta? Non era uno sciocco a soffrir tanto e forse a far soffrire Nadia che gli aveva mostrato in mille modi il suo affetto? Per chi poi? Per il principe che conosceva appena, che gli era antipatico e dal quale sarebbe stato odiato, se non avesse mantenuta la parola data di salvare Nadia.
 vero che avevano avuto fiducia in lui e gliel'avevano affidata come un sacro deposito, ma infine non era stato lui a voler quell'amore, era sorto cos insensibilmente! egli avea lottato, era fuggito quando sentiva che non era pi padrone del suo segreto, ma era pi forte di lui, cos non potea pi vivere e sentiva un bisogno prepotente di saper qualche cosa della bella fanciulla; ogni giorno che passava sentiva pi vivo il desiderio di vederla, di scambiar con lei le sue idee, di udire il suono della sua voce.
L solo, straniero, in quella camera d'albergo, sarebbe divenuto pazzo se non riusciva ad averne notizie. Finch avea potuto muoversi, la stessa possibilit di correre a lei quando non avesse pi potuto sopportarne la lontananza, bastava a tenerlo tranquillo; ma ora, condannato ad un'inerzia forzata, avea bisogno d'un pensiero, d'una speranza che gli facesse sopportare pazientemente la noia di quelle lunghe giornate; avea deciso di saperne qualche cosa, ma non voleva scrivere direttamente alle signore Denidoff.
Gli venne in mente d'aver dimenticato qualche piccolo oggetto a Baveno, e colse quel pretesto per scrivere all'albergatore, e nello stesso tempo domand, cos incidentemente, notizie delle signore Demidoff.
Prendendo quella decisione avea fatto una transazione colla sua coscienza: o veniva a sapere che Nadia era felice anche senza di lui, e avrebbe soffocato il suo dolore e sarebbe andato lontano senza farsi pi vivo; o la sapeva infelice, e non c'era forza umana che valesse a trattenerlo, e appena il suo male glielo avesse permesso sarebbe corso accanto alla bella fanciulla per non lasciarla mai pi.
Pass un paio di giorni calmo; paziente, aspettando la risposta; il terzo giorno cominci ad essere agitato, ed ogni volta che vedea aprire l'uscio della sua camera sperava che gli recassero la lettera tanto desiderata, ma pass anche quel giorno senza ricever nulla.
Era molto inquieto e non sapeva che pensare: l'albergatore era suo amico e certo gli avrebbe risposto, ma non rifletteva che le giornate che scorrevano lente per lui sdraiato a letto e inoperoso, per l'albergatore passavano in un lampo. Finalmente arriv la lettera tanto desiderata.
L'albergatore gli rimandava, gli oggetti dimenticati e gli diceva che la signorina Nadia era molto ammalata; anzi, soggiungeva, hanno chiesto il suo indirizzo perch non vuol farsi curare da nessun altro medico, poi si era risolta di vedere un medico francese, che si trovava per caso nell'albergo.
A quella notizia sent un acuto rimorso opprimergli il cuore, volea partir subito ma la sua gamba lo teneva l, immobile, in quel letto di dolore.
Si facea dei rimproveri, era stato egoista; non pensando che a s stesso avea abbandonata alla sua sorte quella fanciulla delicata e nervosa.
Perch l'avea salvata? Perch le avea fatto amare la vita? Non era una crudelt ripiombarla nel dolore dopo averle fatto gustare le gioie della salute?
Volea scrivere, telegrafare, ma non sapeva se le sue parole sarebbero giunte al loro destino.
Pens di scrivere all'albergatore, di mandargli una lettera da consegnare nelle mani stesse di Nadia.
Allora cominci a scrivere delle lettere pazze, disperate, sconclusionate, che lacerava appena lette.
Egli non si riconosceva pi, avea le idee confuse, gli parea di smarrire il senno, lui, calmo per natura, che lo studio della scienza avea reso ancor pi sereno e tranquillo, che s'era abituato fin da giovane a frenare l'impeto della fantasia, si lasciava da questa prender il sopravvento e andava, andava, come un cavallo sfrenato.
Ci volle un po' di tempo prima che riuscisse a connettere le idee e per non scrivere troppo, scrisse semplicemente poche righe, fredde, compassate.
Chiedeva perdono d'esser partito senza dir nulla, ma il momento del congedo, i saluti, lo rattristavano e avea preferito cos.
Sarebbe ritornato, se una caduta fatta sulla montagna non lo tenesse obbligato all'immobilit, sperava di guarir presto e intanto chiedeva notizie della sua salute.
Poi aspett impazientemente la risposta, pensando alla fatalit che ancor lo spingeva a rivedere la bella fanciulla, che avea fatto tanto per sfuggire.
La lotta lo avea esaurito, si sentiva vinto, si sarebbe ormai lasciato condurre dagli avvenimenti senza opporsi, senza pi lottare; capiva che era inutile e cominciava a credere ad una forza pi possente della volont, che trascina uomini e cose con una fatalit inesorabile.
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18.
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Anna Paulowna ed il principe erano scoraggiati; dopo aver veduta Nadia guarita, ecco che ritornava da capo.
Il dottor Corradi li aveva ingannati, o s'era ingannato egli stesso credendola rimessa dalla sua infermit. Ma che fare, dacch la fanciulla, appena riavuta dallo svenimento, volea assolutamente il suo dottore e non si lasciava curare da nessun altro?
All'albergo c'era appunto un medico francese, il dottor Laugier, un bel vecchietto senza barba, coi capelli bianchi come l'argento; era stato lui che avea fatto rinvenire Nadia e cercava colla sua voce insinuante, carezzevole, in modo quasi paterno, di persuaderla a prendere qualche cosa, per calmare i nervi agitati; ma essa non voleva nulla e dalla sua bocca non uscivano che queste parole:
- Voglio Corradi; voglio il mio dottore.
- Faremo venire il dottor Corradi, - le diceva Laugier, -  giusto; vi ha curata per tanto tempo, conosce il vostro temperamento e potr, farlo meglio di me; ma ditemi dove si trova, se dobbiamo farlo venire.
- Non lo so, - diceva la fanciulla con accento disperato.
E quando il dottor Laugier le promise di far delle ricerche per trovarlo, si calm, e guardandolo con occhio supplichevole lo preg di non ingannarla.
Laugier era, pi che medico, filosofo, e coll'occhio fatto esperto dall'et e dalla lunga pratica del mondo, aveva capito che dovea esistere qualche punto di contatto, fra la fuga di Corradi e lo svenimento della fanciulla, e gi nella sua mente immaginava una storia d'amore.
Pieno d'indulgenza per la giovent in genere, prov subito una grande simpatia per quella fanciulla nervosa e sofferente, e si propose di aiutarla, di appagare il suo desiderio, tanto pi che quello era certo il miglior modo per guarirla.
Ella comprese subito d'aver nel vecchio dottore un amico e bench non volesse esser curata da lui, per non far torto al medico italiano, pure lo accoglieva con benevolenza, come un amico, anzi avea premura di vederlo, perch era molto paziente e stava ad ascoltare il racconto della sua passata malattia e la cura del dottor Corradi, il solo che avesse indovinato il suo male. Sentiva che senza di lui sarebbe morta, sicch lo pregava di fare il possibile per trovarlo; gli diceva dove supponeva che fosse, poi gli suggeriva di fare un annuncio sulla Perseveranza, il giornale che Corradi leggeva immancabilmente tutte le mattine. Bastava annunciare che la sua ammalata di Baveno aveva bisogno di lui, per esser sicura che si sarebbe subito fatto vivo.
Il dottor Laugier nel suo desiderio di veder lieta la fanciulla, faceva capire al principe e alla signora Demidoff che bisognava fare il possibile, se volevano vederla guarita, di richiamare il dottor Corradi.
Anna Paulowna non voleva; quell'uomo le era sempre stato antipatico e portava sventura, poi avea certo dato qualche filtro alla figlia e l'aveva stregata, era meglio procurare di far a meno di lui.
Laugier crollava il capo e diceva che non v'era altro rimedio; la fanciulla non si sosteneva che per la speranza di rivederlo; quel giorno che non avesse pi avuto quella speranza, sarebbe forse morta.
- E poi venitemi a dire che non l'ha stregata! - soggiungeva la signora Demidoff.
- Non credo a questo, - disse il dottor Laugier, - ma  certo che colui che le ha ridato la salute ha acquistato un grande ascendente sopra di lei; non  il primo caso di questo genere che mi capita, e vi assicuro che tutti i nostri sforzi saranno inutili; egli solo potr tutto ottenere, non noi.
Il principe si rabbui e disse:
- Mi pare anche questa una superstizione come quella della mia futura suocera.
-  ammessa dalla scienza quella forza invisibile che sottomette la volont d'un individuo a quella d'un altro.
- E come la chiamate? - chiese il principe.
Il dottore avea sulle labbra la parola amore, ma pens che il principe era fidanzato a Nadia, e disse:
- Ipnotismo.
- Non vi ho mai creduto, - rispose il principe.
- Eppure ne avete una prova; non so se il mio collega abbia voluto ipnotizzarla, non lo credo; ma questo fatto deve essere avvenuto quasi insensibilmente ed involontariamente. Essa era debole e malata ed ha cominciato ad ubbidirgli e a lasciarsi dirigere da lui come una bimba, ed ora egli sar l'arbitro della sua esistenza, potr dirigere la sua volont e le sue azioni, egli solo potr ridarle la salute e la vita, perci vi consiglio di richiamarlo; per mio conto, se mi sento capace di lottare contro una malattia, non posso far nulla per vincere una fissazione.
La signora Demidoff e il principe si guardarono in faccia interrogandosi collo sguardo.
Dovevano dunque richiamare quell'intruso nella loro intimit? Non era come aprir le porte ad un ladro che s'era gi impadronito del cuore della fanciulla? Anna lo calcolava come un nemico e voleva aspettare; il principe invece gli rendeva giustizia.
Infine s'era mostrato di carattere onesto e delicato. Era partito solo, spontaneamente, quando credette guarita la sua ammalata. Si era ingannato; se era guarito il corpo, lo spirito trovavisi ancora, infermo; ma non ci avea colpa lui, bisognava farlo ritornare e pregarlo di persuadere col suo ascendente Nadia a piegarsi ai loro voleri.
Corradi aveva avuto un torto solo: quello di partire senza preparar la fanciulla a quella partenza improvvisa; essa, debole ancora e nervosa, si era trovata quasi senza un punto d'appoggio ed era caduta.
Ora si trattava di sapere dove si troverebbe il dottore, fuggito come un delinquente, e questa era la cosa pi difficile, non avendo egli lasciato alcuna traccia di s.
Intanto il medico francese soleva passare ogni giorno parecchie ore nella stanza dell'ammalata, che era diventata la sua amica, si confidava a lui interamente e gli apriva tutto il suo cuore. Essa gli parlava sempre di Corradi; qualche momento si mostrava tutta piena di speranza di saperne qualche cosa, qualche altra volta era scoraggiata e triste. Poi gli narrava come l'avesse curata, le passeggiate sui monti, i discorsi scientifici, le osservazioni attraverso le lenti del microscopio.
Egli l'ascoltava pazientemente come si fosse trattato d'una sua figlia; e leggeva nell'animo della fanciulla come in un libro aperto, e andava pensando alle tempeste che forse sarebbero scoppiate su quella testa bionda e avrebbero sconvolto quel cuore pieno di speranza.
Un giorno la trov trasfigurata, coll'occhio scintillante e il volto sorridente.
- Che cosa  avvenuto? - egli chiese. - Avete saputo qualche cosa?
- Mi ha scritto; - e gli mostr la lettera.
Essa voleva guarire e andar subito a Lucerna per fargli da infermiera.
- Poveretto, - diceva, - solo, ammalato, in casa altrui.
- Verr lui, - disse Laugier, - non temete, il suo male  cosa da nulla, e non vi permetter mai di andare in un clima pi freddo, debole come siete; e poi se vi ammalaste non potreste essergli che d'impiccio.
Nadia si persuase, per dovea permetterle di scrivere tutti i giorni.
- Ve lo permetto, - disse il dottore, - ma poche righe.
Essa promise; ma appena fu sola si fece portare l'occorrente per scrivere, e colle mani tremanti, colla faccia infiammata dai pensieri che le si affollavano nel cervello, lasci andare la penna e scrisse, scrisse per un'ora intera finch cadde spossata sul letto.
Ecco la lettera che diresse al dottor Corradi:
"Amico mio.
"Finalmente vi abbiamo trovato! Se sapeste quanto mi avete fatto soffrire! Perch siete fuggito? Che cosa vi avevo fatto per partire cos senza dir nulla e senza salutarmi?
"Come sono stata ammalata! che freddo! che buio! Non sarebbe stato maggiore se il sole si fosse oscurato tutt'a un tratto. Ho creduto di morire, e sarei morta se il buon dottor Laugier che  venuto ad assistermi non m'avesse fatto balenare la speranza di rivedervi.
"Perch, vedete, non sono stati i vostri farmachi che m'hanno fatta guarire, ma voi, colle vostre cure affettuose, col vostro occhio vigilante, colla forza della vostra volont che sapevate cos bene trasfondere in me al punto ch'io voleva guarire e vi riuscivo. Ma siete scomparso e con voi  scomparsa la forza che mi sosteneva e faceva vivere.
"Visto che mi avevate abbandonata non volevo pi curarmi della mia salute, ma il dottor Laugier mi parl di voi, promise di cercarvi, si mostr cos buono ed indulgente con me che lo ascoltai come un padre affettuoso.
"Ma voi che cosa avete fatto in tutto questo tempo, a che cosa pensate che non leggete pi il vostro giornale? Altrimenti avreste letto l'annuncio, che vi si cercava, e non ci avreste lasciati in preda alle pi crudeli inquietudini.
"Che ore tristi, che giornate eterne ho passato pensando a voi!
"Ho avuta una delle mie crisi ed ora sono molto debole; se non fosse stato per questa ragione sarei corsa a cercarvi. Ma venite presto, pensate alla vostra ammalata che ha bisogno di voi, alla fanciulla che avete strappato alla morte e non pu vivere senza le vostre cure. Soltanto la speranza di rivedervi presto  quella che mi sostiene.
"Come sono egoista! Penso soltanto a me! Non mi date retta, non compromettete la vostra preziosa salute e non movetevi se non siete ben guarito; intanto mi far bene l'idea di rivedervi.
"Per, vi raccomando, metteteci un po' della vostra volont e guarite presto; ho da dirvi tante cose! Vorrei scrivervi ancora, ma Laugier non vuole che m'affatichi; sono gi stata disobbediente.
"Non mi dimenticate, scrivetemi sempre a lungo. Ho sofferto tanto, ma v'ho ritrovato e dimentico tutto. Ho dei momenti in cui temo di non rivedervi pi; assicuratemi che ci  impossibile che avvenga. Ho bisogno di sentirmelo ripetere sempre tutti i giorni.
"Ma vien qualcuno, vi lascio. Addio, a rivederci presto. Vostra
"NADIA."
Quando Corradi ricevette questa lettera si rasseren tutto, come se un raggio di sole fosse entrato a rischiarare la sua camera silenziosa.
Gli pareva d'essere ritornato bambino, si sentiva contento, felice e provava un desiderio pazzo di mettersi a saltare sul letto, ma la sua gamba ammalata lo teneva immobile e gli rendeva impossibile ogni movimento; doveva espandere la sua allegria cantarellando, battendo le mani e scrivendo delle lunghe lettere a Nadia, dove sfogava tutto il suo cuore. Ma quelle lettere non le mandava mai al suo destino, temeva che venissero lette dalla madre o dal fidanzato, e mandava invece poche righe calme, compassate, gentili, ma che per la povera fanciulla che sapeva leggere fra le linee e indovinava quello che non aveva voluto esprimere, erano una vera consolazione.
Essi contavano i giorni che dovevano ancora restare divisi; il dottore era impaziente di guarire, Nadia di saperlo guarito, e intanto pensavano tutti e due alle medesime cose. Rifacevano i discorsi dei giorni passati; pensavano a quelli che avrebbero fatti quando si sarebbero trovati riuniti nuovamente; non vivevano che del passato e dell'avvenire, e intanto scorreva il tempo e si sentivano felici in quello scambievole desiderio di rivedersi e di ritrovarsi ancora per non lasciarsi pi.
Una mattina il dottore ricevette un biglietto affrettato, febbrile di Nadia, che lo avvertiva che il principe dovendo recarsi in Svizzera sarebbe passato a vederlo.
"Ho inteso per caso questa sua idea, - essa scriveva. - E certo deve dirvi qualche cosa, ed io temo che ci voglia dividere nuovamente. Per carit promettete tutto, acconsentite a tutto fuorch a non rivedermi, sento che ne morrei.
" Perch sono cos agitata? Perch ho un triste presentimento. Temo che mi si prepari qualche sventura. Vi raccomando, acconsentite a tutto quello che vorr, ma venite.
"Scrivetemi, rassicuratemi, soffro tanto, pensate a me."
Queste righe lo misero in orgasmo; certo la visita del principe non gli prometteva nulla di buono, e gli dava noia l'idea di rivedere una persona per la quale provava una specie di avversione, ma nello stesso tempo era impaziente di saper la ragione di questa visita inaspettata.
Pass un giorno agitato ed una notte insonne oppresso da quell'incertezza, finalmente gli venne annunciata la visita del principe.
Egli era sdraiato sopra una poltrona colla gamba tesa e fasciata quando entr il principe.
- Mi rincresce, - disse, - di non potermi alzare, ma, vedete, sono un invalido, ed accenn alla gamba fasciata. Il principe gli fece un cenno di starsene tranquillo e si sedette in faccia a lui. Vi fu un momento di silenzio nel quale i due giovani si guardarono in faccia quasi per leggersi scambievolmente i pensieri pi nascosti.
- Come stanno le signore? - chiese Corradi, per rompere quel silenzio che l'opprimeva.
- Nadia sta male sempre; non avrei mai creduto che non foste riuscito a guarirla perfettamente.
- Quando l'ho lasciata era perfettamente guarita.
- S, ma tanto debole da cadere al pi piccolo soffio.
- Ho fatto quello che ho potuto.
- Forse avete fatto troppo, pi di quello che avreste dovuto.
- Che cosa intendete dire? - chiese il dottore alzando la voce, accalorandosi.
- Nulla, ma si vuole che l'abbiate ipnotizzata.
Corradi si mise a ridere e ribatt:
- Dite che l'ho stregata addirittura, cos la cosa diventa pi buffa.
- Infatti Anna lo crede, ma io per mio conto non ho fede nelle male e metto in dubbio anche l'ipnotismo; il certo si  che voi avete un grande ascendente sull'animo debole di quella fanciulla.
- Se  cos non ne ho colpa, ci  avvenuto senza il concorso della mia volont.
-  inutile rivangare il passato, ma se siete un uomo d'onore dovete rimediare al male che avete fatto.
- In che modo?
- Adoperando la vostra influenza a suo beneficio.
- Non vi capisco, spiegatevi meglio, ditemi quello che devo fare.
- Dovete persuaderla a ritornare in Russia ed a fissare il giorno delle nozze, senza ribellarsi.
Il dottore stava per rispondere che ci era pi forte di lui, ma pens alle raccomandazioni di Nadia e rispose:
- Questa  una cosa che proprio non mi riguarda; come medico vi offro la mia opera, come amico potr darle un consiglio, ma non mi sento di fare di pi.
- Ma non capite che voi solo potete dirigere la volont di quella fanciulla ostinata? Come abbiate potuto acquistare un tale ascendente sopra di lei non lo comprendo; quasi credo anch'io all'ipnotismo; voglio sperare che ci provenga da una fede cieca nel medico che l'ha strappata alla morte; in ogni modo, se quella fanciulla vi preme, dovete consigliarla per suo bene ad esser docile ai voleri della madre, a definire la nostra situazione incerta, altrimenti l'andr a finir male, perch anche la mia pazienza ha un limite; sono stanco, irritato, ho aspettato abbastanza.
- E se trovassi questo cmpito superiore alle mie forze? - disse il dottore.
- Allora sono deciso: avvenga quello che deve avvenire, la conduco in Russia, la sposo, magari adoperando la forza.
- E se muore?
- Comincio a non creder pi ai suoi mali, che mi sembrano veri capricci; questo  l'ultimo tentativo che voglio fare, perch, vel confesso, non piace nemmeno a me d'aver sempre vicino un'ammalata vera o falsa che sia; ma o la persuadete a venirci colle buone, oppure trover un altro mezzo. Non sar detto che una debole fanciulla attraversi i miei progetti e la mia volont, che fino ad ora  stata una legge per tutti.
Il dottore era sorpreso; non avea mai veduto il principe sotto quell'aspetto. L'avea creduto fiero ma non cattivo, severo ma non feroce; ed ora vedeva una fiamma selvaggia lampeggiare nei suoi occhi frementi, sentiva che sarebbe stato capace di qualunque delitto, e tremava per Nadia, destinata a cader in potere di quel despota; pens che dovea fare il possibile per rivederla, e disse:
- Ebbene, gi che ci tenete tanto, mi prover.
- Allora vi d il permesso di venire appena sarete guarito, - disse il principe un po' ammansato. - Ma ricordatevi che avete promesso di coronare l'opera vostra, avete guarito il corpo ed ora dovete calmare anche quella mente esaltata.
Il dottor Corradi lo ascoltava sempre pi maravigliato.
- Vedete, - soggiunse dopo qualche minuto di silenzio, - ci fu un momento in cui ho dubitato di voi, ma ho dovuto convincermi dell'onest del vostro carattere. Avete promesso di guarirla e l'avete guarita. Quando credeste che non vi fosse pi bisogno di voi siete scomparso ed io apprezzai la vostra delicatezza; di voi non ho da lagnarmi, bens di lei che m'irrita, mi fa stizzire coi suoi nervi, coi suoi capricci.  un miracolo se ancor non ho perduto la pazienza. Mi raccomando dunque, e a rivederci.
S dicendo gli strinse la mano e usc dalla stanza.
Appena il dottore fu solo mand subito un dispaccio a Nadia per rassicurarla dicendole:
"Non abbiate timore, verr al pi presto possibile."
Poi si mise a pensare alla fatalit che lo spingeva ancora verso la fanciulla voluta fuggire e alla strana missione che gli affidava il principe.
Sapeva che non sarebbe riuscito, ma avrebbe fatto un tentativo, per quanto gli costasse.
Era l'ultima concessione che volea fare agli altri, anche perch gli avrebbe servito di pretesto per intrattenersi a lungo con Nadia; poi non si sarebbe pi occupato che della propria felicit affidandosi al caso, senza pensare alle conseguenze.
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19.
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Gi da parecchi giorni Nadia s'alzava da letto e usciva sulla terrazza a respirare l'aria del lago.
Essa parlava poco, ma per la mente le passavano pensieri ridenti e aveva la faccia irradiata di contentezza.
Da quel giorno in cui Corradi l'avea assicurata che sarebbe venuto, viveva come in un sogno, non faceva che parlare di lui e si ripeteva nella mente i discorsi che gli avrebbe rivolti, quando fosse stato presente, vicino a lei; e in questi pensieri la sua salute rifioriva a vista d'occhio.
Era certa che non lo avrebbe lasciato pi partire; oramai lo riguardava come il raggio di sole che riscaldava e illuminava la sua triste esistenza e sentiva che non avrebbe potuto vivere senza di lui.
Quando seppe che il suo arrivo era imminente, fra poche ore, prov una gioia cos intensa da non poter pi stare tranquilla e un bisogno prepotente di muoversi e correre ad incontrarlo.
Il dottor Laugier ebbe molta fatica a trattenerla, a calmarla; non poteva permettere che cos debole e nervosa si muovesse, doveva aspettare il suo amico tranquillamente, sulla terrazza.
Essa fremeva di dover ubbidire, ansiosa come era di abbreviare il tempo e la distanza che la divideva da Corradi, e guardava inquieta ora l'orologio che le pendeva dalla cintura, ora il lago per vedere se compariva il piroscafo che aspettava tanto ansiosamente.
Finalmente vide in distanza un punto nero, una striscia di fumo: dovea esser quello; non pot pi star tranquilla, bisognava che andasse, che si muovesse, aveva la febbre.
- Ebbene, - le disse Laugier, - fate pure, ma tale sforzo consumer tutta la forza che vi resta e vi ammalerete nuovamente; davvero gli volete fare una bella accoglienza?
- No, per piet, ora voglio star bene, sar ubbidiente; vedete, non mi muover pi; ma per carit andate voi ad incontrarlo e conducetelo qui presto.
Il dottor Laugier si fece promettere che sarebbe rimasta calma, senza agitarsi, aspettando pazientemente, e and ad incontrare il suo collega.
Egli lo conosceva un poco, s'erano scambiate alcune parole prima che partisse; quando lo vide scendere dal battello gli and incontro e, naturalmente, strada facendo, parlarono di Nadia.
- Fortunato mortale, - disse Laugier, - quella fanciulla non vive che per voi. Forse feci male a consigliare il vostro ritorno, ma sento una grande simpatia pei giovani, ora che pur troppo io non lo sono pi; mi piace proteggerli e vederli felici. Del resto non c'era rimedio; senza la speranza di rivedervi essa sarebbe morta.
- Ma perch mi avete fatto passare per un ipnotizzatore?
- Per me amore e ipnotismo sono della stessa famiglia;  sempre una eccitazione del sistema nervoso, una raffinata sensibilit di alcuni nervi a scapito di altri, che rimangono inerti, una forza, un'attrazione pi o meno potente, secondo i casi, che esiste; se ne vedono e se ne provano gli effetti, ma non si riesce colla nostra mente limitata a ben definirla e comprenderla. Qualche volta il tempo e la lontananza pu affievolire questa forza; voi forse cominciavate a darvi pace, ma la povera fanciulla ne moriva, e, vel confesso, mi facea pena veder distruggersi quella fiorente giovinezza. Se feci male a farvi venire, - soggiunse dopo una pausa, - perdonatemi.
- Avete fatto bene, - rispose Corradi, - e vi ringrazio, anch'io soffrivo troppo, era destino; ora per avvenga quello che deve avvenire, sono preparato a tutto.
Con questi discorsi erano giunti all'albergo e avevano trovato in giardino Anna Paulowna, il principe e Nadia, che non avea potuto restare pi a lungo nelle sue camere.
Essa era raggiante, avea le guancie colorite e gli occhi che mandavano lampi, e nella quantit di frasi che le si affollavano nella mente, non poteva trovare una parola che valesse ad esprimere la sua gioia.
- Come sono sciocca, - diceva, - avevo tante cose da dirvi ed ora non ricordo pi nulla, poi gli chiedeva della sua gamba ammalata, del suo viaggio; ma la presenza del principe le mettea soggezione e riserbava i discorsi intimi ad un momento pi opportuno.
Corradi la contemplava dicendole:
- Credevo di trovarvi ammalata, invece state meglio di me; non vi siete accorta come zoppico?
-  vero, - rispose Nadia, osservandolo a camminare; - soltanto oggi mi sento un po' meglio e per farvi festa ho voluto che mi trovaste in piedi, ma sono ancora molto debole, vedete; sono pochi momenti che mi trovo qui in mezzo a tutta questa gente e la testa mi si confonde, sono gi stanca e sento il bisogno di ritornare nella mia camera; quando vi sarete riposato un poco vi prego di venire a vedermi, anzi, dovreste pranzare con me, nel mio salottino, cos non avreste la noia di scendere colla vostra gamba ammalata, e nello stesso tempo starete attento a quello che mangio come una volta; s, non  vero? Dunque siamo intesi, a rivederci; e gli diede a stringere la sua bella manina.
Il dottore, ch'era anch'egli impaziente di trovarsi solo colla fanciulla, disse che l'avrebbe presto raggiunta e fece per avviarsi alla sua camera.
Il principe lo ferm sul limitare dell'uscio e rammentandogli la sua promessa, gli raccomand di persuadere Nadia ad essere ragionevole, mentre Anna Paulowna era furente nel vedere ristabilirsi fra il dottore e sua figlia quell'intimit che avea veduto interrompersi con tanta gioia, e andava borbottando che non s'aspettava niente di buono e che la sarebbe certo andata a finir male, con quel dottore che aveva sopportato per forza, ma che essa non avea mai veduto di buon occhio.
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20.
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Mentre la madre e il principe rimasero nel vestibolo per aspettare l'ora del pranzo, Nadia entr nelle sue stanze tutta contenta all'idea di esser fra pochi minuti raggiunta dal suo amico.
Quando entr nel salottino diede intorno un'occhiata, perch volea che tutto fosse in ordine e avesse un aspetto gaio e tranquillo, tale da potercisi trovar bene.
L'ultimo raggio di sole presso al tramonto entrava dai grandi finestroni e illuminava d'una luce infuocata la parte del salotto accanto alla finestra, lasciando il resto della stanza in una penombra misteriosa.
Nadia s'avvicin allo specchio e si ravvi i capelli.
Era vestita di una veste azzurra quasi sciolta che armonizzava col candore della sua carnagione e facea risaltare il color d'oro dei suoi capelli che contornavano la sua faccia come di un'aureola luminosa.
- Era possibile che non esercitasse alcun fascino sull'animo del dottore?
Ecco quello che pensava, mentre vedeva la sua persona riflettersi nello specchio e capiva che forse non era mai stata tanto seducente.
Delle ultime sofferenze non le rimaneva che una traccia impercettibile, una linea scura sotto agli occhi, la quale serviva a dare maggior espressione alla sua fisonomia, maggior risalto al suo sguardo.
Ell'era contenta di s stessa e sperava che il dottore non sarebbe partito mai pi.
Pure il pensiero della sua partenza precipitosa, il dubbio che questo fatto potesse ripetersi le turbava la mente. Sentiva che nel carattere di lui c'era qualche cosa d'indefinibile che non riusciva a spiegare e che la teneva incerta, offuscandole quei momenti di felicit.
In ogni modo sentiva che una spiegazione fra loro era necessaria, e sperava che l'esito fosse secondo i suoi desiderii.
Intanto era impaziente nell'ansia di aspettarlo, quantunque certa che non poteva tardar molto a venire.
Si mise a sedere accanto alla finestra nel suo posticino favorito, mentre contemplava distrattamente il lago che a quella luce vespertina cambiava di tinte ad ogni momento e il paesaggio che si andava avvolgendo in un'ombra cupa e grigia; in quell'ora solenne e malinconica di quiete soave, essa sola si sentiva agitata, colle vene che le battevano fortemente, la testa piena di pensieri, fremente per l'impazienza dell'attesa e pur desiderando ch'egli ritardasse la sua venuta per rimettersi in calma.
Ogni passo che sentiva avvicinarsi all'uscio le dava un sussulto, ad ogni passo che si allontanava provava una delusione.
Finalmente uno di quei passi si ferm davanti all'uscio e un colpo sula porta la scosse.
Sent come qualche cosa che la tenesse legata al suo posto e le strozzasse la voce, dovette fare uno sforzo per dire: - Avanti.
Quando Corradi si sedette vicino a lei come in altri tempi, allora cominci a riaversi e a parlare con tal forza che le parole le uscivano dalle labbra come un torrente impetuoso.
- Finalmente era venuto! ma perch s'erano abbandonati? Sapeva bene che non avrebbe potuto vivere senza di lui? Avea bisogno del suo appoggio, era come quelle pianticelle rampicanti che se perdono il loro sostegno cadono a terra e periscono miseramente calpestate dal primo che passa; bisognava che le promettesse di non lasciarla pi - e lo guardava cogli occhi mesti e supplichevoli, che avrebbero commosso anche un cuore di sasso.
Egli dovea lottare per mantenersi calmo, pensava a quello che gli avea detto il principe, e all'idea di dover parlare per lui a Nadia si sentiva un brivido; per trovava che era meglio farlo subito e togliersi a quell'incubo che l'opprimeva. Cominci dunque a parlarle colla voce della ragione, assennato come un padre.
Egli era partito perch aveva creduto la sua missione finita, e capiva che se non prendeva una risoluzione energica non avrebbe mai trovato il momento opportuno per farlo. Essa doveva esser ragionevole e procurare di far senza di lui, il principe l'amava, voleva sposarla ad ogni costo, era fiero ed ostinato nella sua idea, sua madre ci teneva molto a quel matrimonio, e visto che non avrebbe potuto, lei debole fanciulla, lottare con quei due pi forti di lei, la consigliava a sottomettersi, sarebbe poi stata felice; avrebbe regnato come una regina, avrebbe avuto ricchezze, onori e omaggi, suo marito l'avrebbe adorata, e forse in avvenire sarebbe stata contenta di non aver dato retta alle divagazioni della sua testolina bizzarra e l'avrebbe ringraziato del consiglio che le dava.
Essa lo guard trasognata. Quelle parole le facevano l'effetto d'una doccia gelata sopra un ferro rovente e avevano calmato tutto il suo entusiasmo. Non capiva pi nulla, le pareva d'essere ubbriaca e stette qualche momento senza poter parlare, cogli occhi fissi come una pazza.
Si riscosse, come se si risvegliasse da un sogno e disse con accento straziante:
- Se era per dirmi questo che siete venuto, potevate restare lontano e lasciarmi morire in pace; ma ora che siete qui, spero almeno che mi aiuterete a liberarmi pi presto dalle mie sofferenze. Voi non lo sapete, ma quel giorno che eravate partito venni a cercarvi per chiedervi un veleno che mi facesse morire senza soffrire, come il solo modo possibile per fuggire dalle mani d'una persona che mi fa orrore, che non sposer mai, ve lo giuro; vi prego dunque, se avete per me un po' di piet, fatelo ora, datemi un veleno dolce che mi faccia morire tranquillamente e che mi addormenti in un sonno eterno.
- Ma siete pazza, Nadia! non vedete che mi fate male? - disse il dottore. - Volete che abbia fatto tanto per salvare la vostra vita preziosa per venire a questa conclusione? Voi sragionate, calmatevi.
- No, sono decisa; se non volete aiutarmi trover io il modo di finire un'esistenza che mi pesa; vedete, una morte violenta mi fa orrore e avrei preferito che m'aveste fatto quest'ultima grazia, ma mi rassegner, ci sono tanti modi di morire.... Addio, credevo d'avere in voi un amico, ma capisco che vi siete interessato alla mia salute per amor della scienza, per curiosit, forse per puntiglio, non so; ma vedo che la scienza inaridisce il cuore, e in tutto il mondo voi non vedete altro che un macchinismo sorprendente, un movimento di congegni, e a furia di studiare il modo per aggiustarli, diventate delle vere macchine anche voi, degli strumenti di precisione;  stabilito cos, deve esser cos. Mio Dio, che brutto mondo! Ma  meglio, non mi rincrescer di lasciarlo; mi dispiace solo che abbiate cercato di guarirmi e tolto cos il mezzo di lasciarmi morire in pace. Oh voi mi rendete pi amara la morte dopo avermi fatto gustare un pochino la vita e sperare la felicit.
Essa avea dette queste parole colla faccia pallida, lo sguardo risoluto e il pianto nella voce.
Il dottore capiva che sarebbe stata capace di porre ad effetto il suo disperato proposito e si pentiva di essere stato cos duro e d'aver dette quelle parole fredde, pungenti, che s'era ripetute dieci volte e studiate come una lezione per non tradirsi e non lasciar uscire quelle che sarebbero traboccate spontanee dalle sue labbra e che avea fatto uno sforzo per trattenere.
Ma ormai non potea pi resistere, avea lottato abbastanza e la disperazione che vedea scolpita sul volto di Nadia, il pallore, il tremito di quella voce soave, lo vinsero, non pot pi padroneggiarsi e le parole a stento frenate uscirono impetuose dalla sua bocca.
- No! - esclam, - ve ne prego; vedete come mi fate male colle vostre parole, non vi ho salvata perch abbiate ad uccidervi. Ve ne supplico a mani giunte; dite che le parole pronunciate non sono vere, che fu uno scherzo.
- Ma che v'importa di me, se volete darmi ad un altro?
- Che m'importa di voi? Come siete crudele! Io darvi ad un altro! Ma non sapete che vi amo, che vi ho sempre amata e darei la mia vita per vedervi felice!
Nadia diede un grido di contentezza e di trionfo, mentre il suo volto s'illuminava di felicit.
Finalmente l'avea pronunciata quella parola tanto aspettata: dunque l'amava anche lui, era vero, ed ora non temeva pi nulla, pi nessuno; sarebbero in due a combattere e si sentivano di lottare colla forza di chi difende la propria felicit.
E l, seduti vicini, tenendosi per mano, incominciarono a narrarsi la loro vita, i loro pensieri di quei lunghi giorni di separazione. Nadia raccontava il suo dolore d'averlo saputo lontano, il timore di non rivederlo pi, le ansie per ritrovarlo.
Egli invece narrava le sue lotte; avea sperato che la lontananza riuscisse prima a diminuire, poi a cancellare il sentimento che sentiva crescere per lei nel suo cuore; lo avrebbe desiderato per tutti e due, bisognosi com'erano di una vita calma e tranquilla. Invece era stato troppo tardi, avea presunto troppo dalla forza della sua volont, era stato uno sciocco a non capire che giunti ad un certo punto non si pu pi retrocedere: abbiamo dentro di noi una forza occulta che ci spinge e trascina, nostro malgrado.
La fanciulla esultava, l'aveva creduto indifferente, insensibile ed ora lo sentiva tutto pieno d'amore per lei, suo per tutta la vita.
Essi avrebbero continuato per lunghe ore la loro conversazione, senza accorgersi del tempo che passava rapidamente e dell'oscurit che si faceva sempre pi nera.
Furono interrotti dalla venuta del cameriere che portava loro il pranzo, e dal rumore dei forestieri che uscivano dalla sala comune e si sparpagliavano nelle sale di conversazione, nei corridoi, nelle loro camere: pareva il mormorio del mare in burrasca.
Ordinarono al cameriere di lasciare il pranzo sulla tavola, ch si sarebbero serviti da loro stessi; ma quando fu uscito ricominciarono i discorsi, le confidenze come fossero dieci anni che non si vedessero: ad un certo punto si scossero pensando che il pranzo era terminato e in breve il principe ed Anna Paulowna sarebbero saliti. Si misero a tavola per darsi un contegno, ma non avevano voglia di mangiare; sparpagliarono le vivande sui piatti per far vedere che avevano mangiato. Corradi volle per che Nadia bevesse un po' di brodo e del vino, anch'egli fece altrettanto: avevano bisogno di sostenere le forze, se volevano lottare.
- Che cosa dir il principe? - esclam il dottore tutt'a un tratto; - pensate che mi lasci tornare col patto che gli promettessi di persuadervi a sposarlo al pi presto.
Nadia si mise a ridere.
- Se sapesse! - disse, - ma voi gli direte d'avermi persuaso.
- No, questo  impossibile, ho agito male, ma non posso mentire.
- Ebbene, giacch avete tanta delicatezza verso i vostri nemici, non dite nulla, ci penso io. Ho il mio progetto, ma zitti; un po' di calma, viene qualcuno.
Quando entrarono il principe e la signora Demidoff e li trovarono seduti a tavola che mangiavano tranquillamente, non avrebbero mai sospettato quello che avevano congiurato fra di loro. Nadia s'era subito ricomposta con quella facilit che ha la donna in certi momenti di nascondere sotto un'apparenza serena la tempesta dell'anima.
Corradi invece era molto confuso e si mostrava assorto a mangiare un piatto di fragole, nelle quali, causa la sua confusione, avea versato il sale invece dello zucchero; ma se n'era accorto lui solo e continuava a mangiarle egualmente, non curandosi del sapore poco piacevole e non osando guardare in faccia il principe; egli si sentiva come un delinquente, ma la sua sorte era decisa, non poteva pi opporsi agli avvenimenti che lo trascinavano gi per quel rapido pendo, che poteva condurlo al precipizio: ma amava, era riamato, e si sentiva felice.
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21.
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Il principe era contento, quantunque il dottore non gli avesse saputo dare una risposta persuasiva; trovava Nadia compiacente e gentile con lui qual non era mai stata, e sperava si fosse persuasa dalle parole del dottore a non ribellarsi pi ai suoi voleri. Essa ascoltava tranquillamente i suoi progetti, non si opponeva pi all'idea di ritornare in Russia, e se non la trovava tanto espansiva quanto avrebbe voluto, almeno diceva che i consigli del dottore l'avevano resa pi ragionevole e sperava che in seguito sarebbe stata pi sensibile al suo amore e alle sue attenzioni.
Del cambiamento che trovava nella sua fidanzata si mostrava riconoscente al dottore, e tutte le parole di gratitudine che gli rivolgeva erano per lui come tanti colpi di pugnale.
Egli si rimproverava continuamente il suo tradimento, e pi il principe era gentile, pi egli sentiva l'orrore della sua colpa.
- Non  bello quello che facciamo, - diceva spesso a Nadia, - ne ho quasi rimorso, ma l'amore che ho per voi  cos forte che non mi fa sentire la voce della coscienza.
La fanciulla lo assicurava infine che non avevano nessun obbligo verso il principe, che era venuto a turbare la sua calma col volersi imporre a lei senza consultar prima il suo cuore; aveva fatto quello che non avrebbe dovuto, dunque peggio per lui. Se essi fingevano, era per non compromettere la loro felicit, erano nel loro diritto e non sentivano alcun rimorso.
Essa riusciva a persuadere Corradi che la sua era una delicatezza eccessiva e cos faceva tacere la voce della coscienza; infine anch'egli pensava che non doveva nulla al principe, che per Nadia era un fidanzato forzato e non era mai stato accettato come tale da lei.
Per consolarsi, pensava a tutti quelli che rubano la moglie d'un amico, a tutte le mogli che tradiscono i mariti coi quali sono pur legate da vincoli sacri; ed eran cose che accadono tutti i giorni. In questo modo soffocava gli scrupoli della coscienza e si cullava nella felicit che gli faceva dimenticare i suoi propositi onesti, le sue massime severe e perfino il mondo intero.
Stava poco assieme a Nadia per non dar sospetti, ma quei pochi momenti, quelle parole mormorate in fretta, le strette di mano alla sfuggita, gli bastavano per riempirgli di felicit tutta la giornata.
La salute di Nadia rifioriva come per incanto e la sua faccia irradiata d'una nuova luce era cos animata, che pareva che un'onda di sangue pi vivificante le trascorresse per le vene.
Camminava, correva, restava in piedi parecchie ore del giorno, senza pi mostrar traccia della debolezza passata.
Il dottor Laugier la contemplava, compiacendosi d'aver scoperto col suo occhio esperto e penetrante la causa del male che affliggeva Nadia e diceva spesso al suo amico Corradi, additando la fanciulla:
- Guardate come  fiorente! Siete voi che avete fatto il miracolo, ed io mi rallegro meco stesso di avervi qui ricondotto: non vi pare che abbia avuto ragione?
- Chi lo sa! - rispondeva Corradi, - bisognerebbe poter leggere nell'avvenire, che ora, vi confesso, mi fa molto spavento.
- A tutto c' rimedio fuorch, alla morte, e vi assicuro che si trattava della vita di quella fanciulla.
Un giorno Laugier gli parl del suo argomento preferito; di quella forza nascosta che esiste, ma che non possiamo spiegare, che alcuni chiamano ipnotismo, fluido magnetico, alla quale egli aggiungeva anche l'amore, che si pu forse dominare sul principio, ma ad un certo punto attira, trascina, diventa irresistibile; egli avea studiato, analizzato queste forze e veduto col fatto la verit della sua asserzione.
- Mah! e la forza della volont? - disse Corradi, - voi la dimenticate.
- No, ammetto anche quella, ma bisogna vedere se  pi forte dell'altra, poi in certi casi ci vorrebbero due forze per vincere e nel vostro caso non ce n'era che una e forse alquanto debole; via, - aggiunse, - godete finch siete giovani, non amareggiate con dei sofismi inutili la vostra gioia.
Era tanto buono e tanto indulgente il dottor Laugier! Nadia e Corradi sentivano per lui quasi un affetto di figli e avrebbero desiderato che rimanesse con loro per molto tempo, forse li avrebbe potuti aiutare colla sua esperienza e il suo consiglio nelle difficolt, alle quali andavano incontro, perch temevano che quella calma apparente fosse foriera di grandi tempeste, e lo pregavano di ritardare la sua imminente partenza.
Laugier diceva ridendo che Nadia era bella come il sole, e come lui voleva attrarre tutt'i pianeti intorno alla sua orbita; se fosse stato giovane anche lui, forse non avrebbe potuto resistere, ma alla sua et il fluido magnetico non avea pi tanta forza, poi aveva il suo paese, la sua famiglia che l'attiravano ed era costretto a lasciarli; ma s'interessava al loro avvenire e raccomandava di mandargli spesso le loro notizie.
Quel giorno che lo salutarono al momento della partenza, erano molto commossi e celavano sotto un sorriso malinconico il dubbio che avevano di non rivederlo mai pi.
- Siate felici, - disse in un orecchio a Nadia, - ve lo auguro con tutto il cuore, - e part commosso come se in quel luogo lasciasse una parte di s stesso.
Anche il principe doveva partire fra pochi giorni e intanto raccomandava a Nadia di star bene e di pensare al tempo in cui sarebbe stata sua per sempre.
Egli partiva per prepararle una dimora degna di lei, una reggia, essa era nata per regnare colla sua superba bellezza; se per non voleva esporsi subito al clima rigido del suo paese si sarebbero sposati in Italia, poi sarebbero ritornati a Nizza, o in un clima tiepido e primaverile, e intanto la interessava ai suoi progetti di redimere la Russia da certi pregiudizii e renderla pi libera e felice; era certo che sarebbe riuscito nel suo intento coll'aiuto della bella fanciulla.
Essa ascoltava passivamente, rispondendo con poche parole vaghe e inconcludenti e pensando al momento della partenza di lui come ad una liberazione, a quell'istante che affrettava col desiderio, in cui avrebbe avuto tutta la comodit di combinare col suo dottore il modo d'esser felici; e per conseguenza le parole del principe, che le parlava della sua partenza, scendevano al cuore di lei come una musica soave e melodiosa.
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22.
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Quando Nadia vide finalmente allontanarsi il piroscafo che conduceva lontano il suo fidanzato diede un sospirone di sollievo; era annoiata di quella situazione incerta e della commedia che dovea fare continuamente, e non ebbe un minuto di rimpianto per quell'uomo che pure l'amava e partiva pensando a lei.
Era il primo momento in cui essa si sentiva libera e leggera come si fosse tolto un peso dal cuore.
Raggiunse Corradi che stava sulla terrazza tutto assorto in contemplazione del lago, immerso nei suoi pensieri. Gli si avvicin e gli disse in fretta a bassa voce:
- Ed ora che cosa facciamo?
- Sono ai vostri ordini; lo sapete che non ho pi volont, ma sono vostro schiavo.
- Ora tenter di persuadere la mamma ad acconsentire al nostro matrimonio; alla mia et non posso sposarmi senza il suo permesso.
-  inutile, - disse il dottore, - non acconsentir mai.
- Lo so, - soggiunse Nadia, - ma non voglio il rimorso di non aver tentato.
- E se non acconsente?
- Fuggiremo insieme e sar lei che ci avr spinti a questo passo.
Corradi la guard in faccia con aria di dubbio.
- Sono decisa, - disse la fanciulla.
- Pensateci prima.
- Forse temete ch'io vi sia d'impaccio?
- Vi pare? Tremo per voi, per i disagi a cui andrete incontro; ma per me  la felicit, che mi offrite, e se dubitate del mio amore siete cattiva.
-  la sola soluzione possibile, - disse Nadia con fermezza; - quel giorno che capir d'esservi d'inciampo scomparir per sempre, ve lo giuro.
Egli le chiuse la bocca colla mano per non udir pi di quelle cose assurde.
Essa gli espose il suo piano con precisione, qual lo aveva formato da molto tempo nella sua testa.
Egli dovea fissare, per l'ora che tutti erano a tavola, una carrozza chiusa diretta per la Svizzera, dovea fare i bauli senza dir nulla a nessuno e alle sette precise entrare in carrozza; al resto avrebbe pensato lei e gli ricordava che non v'era tempo da perdere.
- Avete capito bene? - gli disse: - forse non ci vedremo pi sino al momento della partenza; ora vado dalla mamma, per sentire.
- E se acconsentisse....
- Non lo spero, sarebbe troppa felicit.
Nadia mise in opera tutti i mezzi di seduzione per persuadere Anna Paulowna ad appagare il suo desiderio.
La preg di non andare in collera, l'accarezz, fu gentile, affettuosa come non era stata mai prima di rivelarle il suo segreto; ma quando le confess tutto, Anna Paulowna rimase esterrefatta e guardandola con uno sguardo duro e feroce, le disse:
- Come! volea sposare il dottore e lo amava tanto da preferirlo al principe, ma era pazza! Che non avesse una grande simpatia per il suo fidanzato se n'era accorta anche lei, ma che volesse sposare Corradi, era un fatto inaudito, non l'avrebbe mai potuto supporre, era una cosa enorme, una vera pazzia.
- Mamma, ti prego, sii buona, - diceva Nadia con voce supplichevole, - acconsentirai, non  vero? non vorrai vedermi morire.
- Vedi, preferirei che tu morissi piuttosto che vederti infelice, perch non potrebbe essere altrimenti con quel medicuzzo; gi l'avevo sempre detto che ci avrebbe recato sventura, che t'ha stregato, e pensare che siamo stati tanto sciocchi da farlo ritornare.
- Se non fosse venuto, sarei morta.
- Tutto avrei sopportato, ma non posso rassegnarmi a vederti sposare quel miserabile; del resto non avrai mai il mio consenso.
- Sei proprio decisa?
- Decisissima.
- Bene! te ne pentirai.
- Mi pentirei se fossi cos debole da acconsentire ad una simile pazzia. Va! che l'hai ben ingannato quel povero principe, puoi vantarti d'esser una brava commediante; in quanto al tuo dottore, egli  un vero infame, e non lo vedrai pi, te ne d la mia parola.
- Ed io morir e non udrai pi a parlare di me. Addio, mamma, m'hai fatto tanto male, - e s dicendo and a rinchiudersi nella sua camera, mentre Anna Paulowna scriveva al dottor Corradi un vigliettino pieno di rimproveri, nel quale gli proibiva di rivedere Nadia, e terminava dicendo:
"Sarebbe stato meglio che non foste ritornato; in ogni modo il miglior consiglio che posso darvi  di partire e non cercare di vederci mai pi."
 certo che un simile viglietto avrebbe posto il dottore nella pi crudele incertezza, se contemporaneamente non ne avesse ricevuto un altro che diceva:
"Ricordatevi: alle sette precise, davanti all'albergo, mi troverete in carrozza.
"Vostra per sempre
"NADIA.,,
Pi tardi Anna Paulowna, come se niente fosse, and a picchiare all'uscio della figlia e le chiese se non andasse a pranzo.
- Non ne ho voglia, - rispose Nadia.
- Vuoi che ti faccia portare il pranzo in camera?
- No;  inutile, non ho fame, lasciami in pace.
La signora Demidoff alz le spalle e pens: - manger pi tardi, quando avr fame, sono cose che passano, - e and sola nella sala da pranzo.
Quando fu seduta a tavola, s'accorse del posto del dottore ch'era vuoto e chiese al cameriere:
- E il dottor Corradi?
-  partito in questo momento.
- Tanto meglio, - pens, - cos il mio cmpito diventa pi facile con quella testolina esaltata della mia figliuola. - E mentre se ne stava mangiando tranquillamente e chiacchierando coi vicini, era ben lontana dal sospettar che quella testolina fantastica della sua figliuola, che credeva chiusa nella sua camera, fosse gi lontana sulla via del Sempione, chiusa in una carrozza assieme al dottore.
Quando, terminato il pranzo, and in camera e non la trov pi, fu per lei un momento terribile. Suon tutti i campanelli, mise sossopra l'albergo per aver notizie di sua figlia, ma nessuno l'avea veduta.
In quell'ora tutti erano affaccendati per servire il pranzo e non potevano occuparsi di quelli che entravano o uscivano dall'albergo.
Un facchino soltanto che avea posto i bauli nella carrozza del dottore disse a bassa voce ai compagni d'aver veduto qualche cosa di scuro dentro la carrozza, ma non sapeva bene se fosse una persona o un fascio d'ombrelle.
Alcuni forestieri sussurravano d'aver veduto passare dal vestibolo un'ombra nera e colla coincidenza della partenza del dottore facevano sorridendo delle insinuazioni poco benevole.
La signora Demidoff era furente, una cosa simile non era possibile, non poteva nemmeno immaginarla; in camera di Nadia c'era tutta la sua roba, non mancava un filo. Era fissa che in un accesso di pazzia s'era gettata nel lago, nessuno le toglieva quest'idea dalla mente; bisognava far delle ricerche e mandare nel lago delle barche, prometteva dei premi a quelli che fossero riusciti a portargliela viva o morta.
Intanto gridava, si disperava, metteva in rivoluzione quel pacifico albergo, e per quanto le dicessero che probabilmente sua figlia non era morta e una voce interna glielo confermasse, non volea crederci, per non confessare d'essere stata ingannata con tanta abilit e rimasta vittima d'un simile tradimento.
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23.
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Quando Nadia e il dottore si trovarono soli nella carrozza, che andava correndo lungo la via del Sempione, ebbero un momento di espansione e di felicit, come fossero padroni del mondo, e chiacchierarono raccontandosi reciprocamente le vicende di quella giornata burrascosa. Poi man mano che l'oscurit li avvolgeva, provarono un'ombra di tristezza, interruppero le loro chiacchiere e la fanciulla ebbe una sensazione di freddo. Corradi l'avvolse in una pelliccia che aveva avuto la precauzione di portare pensando alla sua delicata e freddolosa compagna di viaggio, e stette ansioso a contemplarla.
- Siete stanca? - le chiese.
- S, un poco.
- Riposatevi, che il viaggio sar lungo.
- E voi che cosa farete?
- Veglier, non ho sonno.
Nadia si accomod in un cantuccio, mandando al dottore uno sguardo riconoscente. Essa era affranta dalle emozioni di quella giornata, avea la mente confusa e in quell'oscurit l'assalivano dei terrori inesplicabili.
Ad un tratto aperse gli occhi e chiese:
- Dove andiamo?
- Dove volete, sono ai vostri ordini.
- Lontano, lontano, ho paura del principe, della mamma; temo che ci facciano raggiungere.
- Viaggeremo tutta la notte, poi ci fermeremo in un villaggio tranquillo, dove sia difficile che ci vengano a disturbare.
- Grazie, - disse la fanciulla.
Appoggi il capo sui cuscini della carrozza e chiuse gli occhi per dormire.
Corradi non si sentiva di mettersi a riposare, era troppo agitato e pensava agli ultimi avvenimenti di quei giorni, alla stranezza delle circostanze che avevano trascinato, lui, l'uomo serio ed onesto, a divenire il rapitore d'una fanciulla innocente, che lo amava e aveva avuto in lui tanta fede da mettersi senza esitare nelle sue mani.
Egli pensava alla sua responsabilit, all'avvenire incerto, alle conseguenze fatali che potevano risultare da quel passo, e nel cuore suo imprecava contro le leggi del mondo, che non permettevano a due che si amavano di unirsi legalmente per tutta la vita senza sottomettersi a delle inutili formalit.
Egli amava la bella fanciulla, che gli riposava accanto, d'un amore divenuto pi forte dalla lotta sopportata e che represso sul principio si era trasformato in passione ardente, inestinguibile, ma in quel momento non pensava a s stesso; era uomo e poteva sopportare tutti i disagi e tutte le umiliazioni, ma si domandava se la sua delicata compagna avrebbe potuto resistere a tutte le fatiche d'un lungo viaggio, coll'inquietudine d'esser inseguiti, scoperti e forse divisi per sempre. E quel dubbio crudele lo torturava, gli toglieva la pace.
Cos, fantasticando colla sua mente irrequieta, pass le lunghe ore di quella notte interminabile, finch l'alba, diradando l'oscurit, fece apparire ai suoi occhi come altrettanti spettri le alte cime di montagne disegnatisi nell'orizzonte, e in quell'ora di risveglio della natura fra quelle gole di monti, avvolte ancora nelle nebbie della notte, sent un brivido di freddo traversargli le ossa e l'avvenire gli apparve coi colori pi tristi. Il sorriso di Nadia, che si risvegli ad un tratto girando intorno gli occhi tutta sorpresa di non trovarsi sul suo letto, gli fece l'effetto d'un raggio di sole che rischiarasse la sua mente annebbiata.
Le strinse sorridendo la mano e le disse:
- Buon giorno, avete dormito bene?
- Tanto, tanto; ho sognato che eravate vicino a me, e, come vedete, il mio sogno si  avverato. Come sono contenta! Ma dove siamo? - chiese guardandosi intorno.
- Molto lontani da Baveno; non vedete la maest di questo paesaggio svizzero?
- S, bello, - disse la fanciulla, osservando quelle alte montagne colle cime coperte di neve indorate dai raggi del sole nascente, - ma fa freddo nel veder tutta quella neve, - soggiunse, rannicchiandosi nel suo cantuccio.
Corradi la coperse amorevolmente con tutti gli scialli che aveva, e disse:
- Ci fermeremo al primo villaggio che capiter e faremo accendere un buon fuoco.
Si fermarono infatti ad un pittoresco villaggio, ai piedi d'un monte, dove trovarono un albergo piccino e modesto.
Nadia discese dalla carrozza, tutta contenta di poter finalmente sgranchirsi le membra, era stanca di quella immobilit della notte, senza cambiar posizione.
- Stiamo qui qualche giorno, - disse tutta contenta vedendo quella corona di montagne, che il sole andava sempre pi illuminando coi suoi raggi. - Che belle montagne! faremo delle passeggiate come una volta sul lago, non  vero? - disse rivolta al suo compagno.
- S, certo, tutto quello che vorrete, siete voi la padrona.
- Grazie, come siete buono! - Poi entrarono in un salottino, fecero accendere un bel fuoco e ordinarono da mangiare.
Il viaggio, l'aria fresca della notte avevano aguzzato il loro appetito e mangiavano allegramente chiacchierando, uno rimpetto all'altro, dimenticando i loro pensieri, godendo interamente di quei momenti di pace.
Vi fu un instante d'incertezza quando l'albergatore nel registrare i loro nomi chiese se fossero marito e moglie.
Si guardarono in faccia e il dottore stava quasi per assentire con un cenno del capo, quando Nadia rispose:
- No, siamo fidanzati.
Quando furono soli, il dottore la rimprover.
Quello di fidanzati non era un legame deciso, non andava bene, sarebbero stati esposti alle chiacchiere, e ai commenti di tutta la gente, lei era una bimba e non capiva nulla, era meglio dire fratello e sorella, quantunque forse nessuno l'avrebbe creduto.
- Ho detto la verit; - rispose la fanciulla, - se ho fatto male, perdonatemi, un'altra volta risponderete voi.
Per quei primi giorni si divertirono come due scolaretti, correndo sulle montagne, ammirando quei luoghi pittoreschi e nuovi per loro, cogliendo fiori a piene mani e chiacchierando allegramente, poi cominciarono a capire che quella situazione incerta non sarebbe stata sostenibile per molto tempo. - Il dottore si trovava timido in faccia a quella fanciulla innocente, che ignorava il male e alla quale, abituata com'era a seguire l'impulso del suo cuore sincero ed onesto, pareva la cosa pi semplice di questo mondo viaggiare sola con uno che amava pi di s stessa. Egli la lasciava, seguire i suoi capricci, non sentendosi capace di negarle nulla; e finch si trovavano all'aria aperta, in campagna, ridevano, scherzavano, folleggiavano come due ragazzi, ma quando rientravano, incominciava il loro imbarazzo e non sapevano pi che cosa dire, e spesso temendo di dir troppo, tacevano.
Egli s'irritava di sentirsi troppo timido vicino alla fanciulla e di non poter dirle tutto intero il suo cuore, ora ch'era tutto il giorno con lei.
Ella non sapeva spiegarsene la ragione, ma si trovava con lui tanto riservata come non era stata mai, e si sorprendeva pensando come quando lo conosceva poco, aveva abbandonato senza esitare il suo corpo al suo esame di medico e di scienziato, ed ora non si mostrava a lui che vestita in tutto punto e non lo lasciava entrare nella sua camera nemmeno quando una lieve indisposizione la teneva a letto qualche ora di pi.
Egli si ribellava a questo contegno e le chiedeva se non avesse pi fiducia in lui. Ella rispondeva invariabilmente:
- Ora non siete pi il mio medico, ma il mio fidanzato, ed  una cosa molto diversa.
Ed egli si rammaricava a quella parola di fidanzato, che gli rappresentava un legame che non aveva nulla di sicuro.
Continuarono ancora quella vita per qualche giorno, cambiando spesso di luogo e trovando nel moto, nella variet continua dei luoghi, e nell'influenza delle cose esterne, un modo per calmare i loro nervi agitati.
Per evitare i silenzi troppo lunghi e per togliere il loro reciproco imbarazzo, quand'erano in casa, pensarono di studiare.
Nadia voleva che la iniziasse seriamente alla scienza per poterlo un giorno aiutare; ed egli, vedendo che quegli studii la interessavano sempre, ricominci a farle da maestro.
Lessero assieme dei grossi volumi di fisiologia e d'anatomia; e siccome ella voleva farsi una ragione di tutto, egli si trovava imbarazzato a darle spiegazione di certe cose; per non offendere le caste orecchie della fanciulla, si affaticava ad esporle velatamente, con delle perifrasi che non servivano ad altro che a stuzzicare la sua ingenua curiosit.
Anche con quegli studii c'era sempre un punto in cui tutti e due si guardavano in faccia imbarazzati, e si convincevano sempre pi che quella vita non avrebbero potuto continuarla per molto tempo.
Ci fu un periodo di pioggia in cui dovettero forzatamente restarsene in casa tutto il giorno nella pi assoluta intimit.
In quel periodo avevano dei momenti d'allegrezza pazza e di terribile scoraggiamento.
Un giorno il dottore era uscito solo e s'era trattenuto fuori pi del solito; Nadia ebbe l'idea che s'annoiasse a star sempre con lei e prov una specie di sgomento.
Poi si ramment che quel giorno un forestiero l'avea guardata con occhio indagatore: ebbe paura d'esser riconosciuta, pens a sua madre che forse era sulle sue traccie, al principe che si sarebbe certo vendicato, che in quel momento doveva odiarla, e trem d'esser raggiunta da quell'odio che sarebbe stato terribile.
Le balen l'idea che forse poteva sorgere qualche avvenimento da separarla dal suo amico, e quando egli ritorn a casa si gett piangendo nelle sue braccia e nell'agitazione della sua anima, fra il tepore di quella stanza riscaldata, si diede a lui spontaneamente, spinta dalla forza del suo amore irresistibile e dal timore di perderlo.
Le giornate che seguirono furono giornate di felicit, dimenticarono il mondo intero, i pericoli a cui potevano andare incontro, non vivendo che l'uno per l'altro come non esistesse nulla sulla terra, all'infuori del loro amore e lo trascinarono di villaggio in villaggio senza esserne mai sazii e senza rimpianger nulla.
Cercarono i luoghi pi nascosti, i recessi pi ignorati per nascondere la loro felicit, mangiavano per abitudine senza pensare ai cibi che mettevano in bocca, passeggiavano come automi e dormivano come macchine senza curarsi degli alberghi dove capitavano, non vivendo che del loro amore, confidandosi a vicenda come era sorto nel loro cuore, e le lotte che avevano sopportate per esso; parlavano del passato fermandosi a tutte le tappe del cammino che gli aveva condotti alla felicit; vivevano e godevano del presente, tremando nel pensare all'avvenire. Ma la stagione si faceva sempre pi rigida, cominciava a nevicare sulle montagne vicine e dovevano rinunciare per intere giornate a quella vita all'aria aperta; poi Nadia non poteva pi reggere alla fatica delle lunghe passeggiate, andava perdendo il bel colorito roseo delle guance e tutta la sua persona prendeva quell'aria di languore e d'abbandono come quand'era ammalata.
Anche la somma di danaro che il dottore aveva portato con s, andava mano mano diminuendo, quantunque vivessero abbastanza economicamente.
Il dottore s'impensieriva di tutte queste cose, ma gli rincresceva di portare un cambiamento nella loro vita felice, e pi di tutto di tenerne parola alla sua compagna; per un giorno si fece coraggio e le disse:
- Bisogner deciderci a partire, la stagione si fa sempre pi fredda e non conviene lasciarci sorprendere dall'inverno in mezzo a queste montagne.
- Peccato! -,disse Nadia, - mi pare di lasciar qui la nostra felicit; pure capisco che  necessario.
Essa aveva qualche momento di tristezza che attribuiva alla stagione malinconica e piovosa che si avvicinava, e alle foglie che cadevano dagli alberi prima che negli altri paesi pi caldi.
Il dottore la guardava con occhio inquieto e indagatore e le chiedeva che cosa avesse.
- Nulla, - rispondeva, - sono un po' triste, ma  una cosa che passer.
- Partiamo dunque; ti far bene andare in un luogo pi caldo.
- Ora dobbiamo stare qui ancora qualche giorno, aspetto una risposta dalla Russia.
- A chi hai scritto?
-  un mio segreto.
- Bada, hai fatto male; potresti mettere alcuno sulle nostre traccie.
- Appena arrivata la risposta che aspetto, partiremo subito.
- Cattiva, non ti fidi pi di me! - le disse malinconicamente Corradi.
Infatti era la prima volta, dacch si trovavano insieme, che Nadia aveva fatto qualche cosa di sua testa, senza chiedergli consiglio. Si era accorta di essere madre e voleva assolutamente che il suo figliuolo avesse una posizione sicura e legale nel mondo; per lui fece quello che non aveva mai pensato di fare per s stessa. Appena ebbe fatta quella scoperta, non esit, non pens pi a nulla e in nome dell'innocente creatura che aveva in seno, scrisse alla madre supplicandola di accordarle il permesso di unirsi legalmente al dottore, giacch ormai non poteva pi aspettare quattro anni ad esser padrona di s stessa; si trattava del suo figliuolo.
Del suo amico non avea mai dubitato, gliel'avea detto tante volte che, quantunque il matrimonio non fosse per lui che una inutile formalit, pure l'avrebbe fatta sua anche davanti alla legge, appena ci fosse stato possibile.
Dunque aspettava ansiosamente la risposta della madre e se non l'avesse ricevuta, non sarebbe partita dal luogo di cui avea dato l'indirizzo.
Finalmente giunse la lettera tanto desiderata; Anna Paulowna firmava di suo pugno l'adesione al matrimonio e le mandava tutte le carte occorrenti, ma soggiungeva che faceva tutto questo spinta da una forza maggiore: per lei, sua figlia non esisteva pi; la considerava morta come avea infatti creduto quel giorno che a Baveno non la trov pi nella sua camera.
Nadia, appena ebbe le carte desiderate, and trionfante da Corradi col volto raggiante di gioia.
- Finalmente saremo uniti per sempre, - disse tenendo in mano la lettera.
- E non lo siamo forse? - disse il dottore.
- Per noi s, ma non per il mondo, ed ora lo saremo per tutti, ecco il permesso per il nostro matrimonio, ormai nessuno ci potr dividere.
La faccia del dottore si fece scura.
- Come, - disse, - non eravamo abbastanza felici, che c'importava del mondo?
Nadia rimase avvilita e diede in uno scoppio di pianto.
- Non m'ami pi, - disse.
- Non  vero, sei tu che con questo fatto hai mostrato di non aver pi fiducia in me. Ben sai che ero il primo a desiderarlo, ma mi rincresce che tu l'abbia voluto fare di tua testa, senza confidarti a me.
- Ebbene, perdonami, - disse Nadia, - se ho fatto ci,  stato per nostro figlio; non ho voluto che nascendo non dovesse avere un nome, - e un singhiozzo le ferm le parole in gola.
Il dottore ebbe dispetto di quel momento di contrariet, comprese d'essere stato crudele, la strinse fra le braccia e tutti i dubbi, tutte le incertezze sparirono in una pioggia di baci, in una folla d'espressioni calde e affettuose e di progetti ridenti per l'avvenire.
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24.
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Quando lasciarono la Svizzera, recando tanti ricordi soavi da render lieta tutta la loro esistenza, si fermarono alcuni giorni in un paesello sul lago di Como, per andar tranquillamente davanti al sindaco a consacrare la loro unione.
Questo fatto non apport nei loro sentimenti reciproci alcun cambiamento, e se non era pi l'amore ardente dei primi giorni, sentivano sempre che la loro gioia era di vivere uniti l'uno per l'altro, ed erano contenti e felici.
Ora alfine potevano pensare a tante cose; Nadia all'essere che cresceva nel suo seno, Corradi a rimettersi al lavoro, per procurare maggior agiatezza alla sua diletta ed ai figliuoli che sarebbero nati dalla loro unione.
Egli voleva che Nadia abitasse un paese tepido, meridionale, perci chiese ed ottenne un posto di professore, all'Universit di Napoli, e noi li troviamo in breve sposi felici in una bella casa bianca e tepida come un nido, a Mergellina, col mare azzurro, infinito davanti, sempre illuminato da un sole splendido primaverile.
Nadia volle scegliere quel posto tranquillo, lontana dalla folla, dove temeva gli sguardi dei curiosi.
Essa lo chiamava il suo angolo di paradiso; avea ammobigliata la casa col suo gusto innato per le cose belle, e se ne stava delle lunghe ore assorta in contemplazione dell'ampio mare, allorch il marito era assente.
Quando ritornava a casa, essa lo accoglieva con festa e gli correva incontro come una bimba felice.
Egli era ritornato a studiare e sciupava la vista sul microscopio e il cervello sui libri; la sua professione non era sparsa tutta di rose, ma quando rientrando in casa vedeva il sorriso e gli sguardi amorosi di Nadia, egli diceva ch'era come un raggio di sole che rischiarava la sua esistenza.
Nei giorni di vacanza i due sposi passeggiavano a braccetto lungo la riva del mare e si spingevano fino a Posilipo o Santa Lucia, respirando a pieni polmoni quell'aria tepida e imbalsamata, essa interessandosi agli studii del marito, egli alla salute di lei, non avendo che un desiderio: quello di continuar per tutta la vita ad amarsi cos.
Spesso, quando erano in casa, una nube passava sulla fronte di Corradi nel contemplare la bella figura della sua sposa, degna d'abitare una reggia, che aveva voluto dividere la sua esistenza modesta, e chiedeva a s stesso se non si sarebbe un giorno pentita d'aver rinunciato ad una corona di principessa e allo splendore d'una vita brillante.
Essa capiva quello che passava per la mente di suo marito e subito lo rassicurava.
Era tanto felice che non desiderava di pi.
- E non rimpiangi il tuo paese, i tuoi amici? - le chiedeva spesso.
- Come sarebbe possibile, - essa rispondeva, - quando si  in questo paradiso, rimpiangere quel paese rigido, triste, nebbioso! mi vengono i brividi al solo pensarci, mi trovavo cos male, io che son nata per la luce ed il sole; in quanto poi ad affetti, non ne avevo, tu fosti il primo e il solo della mia vita.
Queste parole scendevano come un balsamo al cuore del professore ed era orgoglioso e felice dell'affetto che la sua sposa nutriva per lui.
Qualche volta per un pensiero veniva a turbare la felicit di Nadia.
Il principe non s'era fatto pi vivo e per lei era peggio il non saperne nulla: temeva quell'odio nascosto, pi che se fosse stato palese.
Leggeva spesso i giornali russi e si meravigliava di non trovarvi mai il suo nome: quel mistero la inquietava e le avvelenava l'esistenza.
La sua sola speranza era che anch'egli non sapesse nulla di lei. Era per certa che avrebbe tentato di far il possibile per scoprirla e vendicarsi.
Per conseguenza viveva nascosta e ignorata vedendo solo pochi amici di suo marito e non frequentando le vie popolate ed eleganti dove era impossibile che la sua bellezza potesse passare inosservata.
Vestiva sempre semplicemente, copriva la faccia con un fitto velo, e quando vedeva per la strada qualche forestiero dall'aspetto nordico con qualche rassomiglianza col principe, tremava tutta, e se aveva vicino il marito gli si attaccava al braccio paurosa, come per implorarne la protezione.
- Che hai? - le diceva.
- Mi pare d'aver veduto il principe.
-  la tua immaginazione; egli ha ora altro per la testa che pensare a noi.
- Ci pensa, - diceva Nadia. - lo sento ed ho paura.
- Anche tu sei superstiziosa come tua madre: credi pure che  il tuo stato che ti rende nervosa, ma devi stare allegra e non pensare a certe cose.
Una sera, mentre ritornavano a casa dalla passeggiata, essa l'assicuro d'aver veduto gli occhi del principe fissarla nell'oscurit.
-  la tua immaginazione, - le diceva il marito.
Ma ella era fissa nel pensiero d'aver veduto nell'oscurit il lampo di quegli occhi, che di notte fiammeggiavano come carboni accesi.
Se non fosse stato il suo stato che richiedeva ogni riguardo, Corradi l'avrebbe condotta a fare un viaggio per distrarla e distoglierla dalle sue paure, ma era impossibile. Aspettavano di giorno in giorno il loro bambino e non potevano allontanarsi dal nido.
Dopo che a Nadia parve di aver veduto quegli occhi di fuoco, non usciva pi di casa, ma quel riposo forzato le facea male: avea bisogno d'aria, le sembrava di soffocare.
Non volendo uscire, avea preso l'abitudine di passare parte della sera appoggiata al balcone, contemplando la gente che passava per via, le barche dei pescatori che solcavano il mare, il Vesuvio che di tratto in tratto mandava lampi di fuoco e qualche volta illuminava colla sua luce rossastra quella scena incantevole.
Una sera, mentre Corradi era nel salotto assorto nei suoi studii, ella stava appunto appoggiata alla balaustrata del balcone, contemplando quella scena e pensando all'essere che sentiva scuoterle il seno e che era impaziente di vedere e stringere fra le braccia, quando le parve di veder un'ombra nera davanti al balcone e i due occhi di fuoco, dei quali avea tanta paura, che la contemplassero.
Non era quello un sogno della sua mente esaltata, tutt'altro! Fece per ritirarsi, ma non fu in tempo, vide un lampo, sent, un colpo ed ebbe la sensazione di qualche cosa di freddo che le penetrasse nel petto; diede un grido straziante, barcoll e si trov fra le braccia del marito ch'era accorso a quel grido.
-  stato lui, s' vendicato, me l'aspettavo, - disse con un filo di voce.
Corradi la mise sul letto, le strapp le vesti e nel mentre esaminava la ferita, non pot frenare un urlo d'imprecazione.
La palla avea trapassato il polmone e coll'occhio esperto del medico comprendeva che per Nadia non c'era pi speranza.
Mand subito a cercare i medici migliori, sperando d'essersi ingannato.
Nadia lesse la sua sentenza nella disperazione dipinta sul volto del marito, e gli disse:
- Era destino; almeno fosse stato prima quando non ero felice. Salvami! salva nostro figlio, non voglio morire cos.
Egli era disperato di non poter far nulla, sentiva il respiro di lei farsi sempre pi affannoso e la voce morirle in gola; avrebbe voluto dare la sua vita per trattenere quella della donna che adorava, ma in quello strazio della sua anima, la sua mente si confondeva, la mano gli tremava e si sentiva incapace di recarle anche il pi piccolo sollievo.
Fu pi calmo quando vennero due dei suoi colleghi e s'affaccendarono silenziosi intorno alla povera donna per diminuirle le sofferenze, ma appena esaminarono la ferita, non ebbero nemmeno un filo di speranza di poterla salvare.
Corradi pendeva dalle loro labbra, ne osservava i movimenti, rispondeva alle loro interrogazioni, ma capiva che tutta la sua grande felicit stava per finire.
Egli contemplava il volto di Nadia che si faceva sempre pi pallido, il respiro che diveniva pi affannoso e s'andava cambiando in un rantolo.
Essa non parlava pi, ma ancora nei begli occhi languenti si vedeva risplendere l'ultimo raggio d'intelligenza che s'andava spegnendo.
Quando fu spento anche quell'ultimo barlume, e l'ultimo respiro mor soffocato in un'onda di sangue che le venne in gola, il professore si gett disperatamente sulla faccia della morta volendole soffiare in bocca il suo respiro, i due medici si guardarono in faccia e dissero:
- Dobbiamo tentare di salvare la creatura.
Corradi a quelle parole si alz e disse:
- S, salvatela, ve ne supplico; che mi resti qualche cosa di lei.
- Non c' tempo da perdere, - dissero, - ma voi  meglio che ve ne andiate.
- No, non devo toccarla che io solo, - e facendo tacere il dolore che lo torturava, ridiventando scienziato al pensiero della vita che aveva ancora da salvare, s'arm di coraggio, cerc in mezzo ai suoi strumenti una lama e colla mano ferma e sicura squarci il ventre ancora tepido della povera morta, e ne trasse fuori un corpicino ancora palpitante, ma che avrebbe avuto pochi minuti di vita. Affid quel corpicino che appariva quasi una cosa informe ai due medici, e data un'ultima occhiata a quel corpo, che aveva amato tanto, oramai straziato e sanguinoso, ebbe orrore di quello che aveva fatto e s'abbandon ad un pianto straziante, convulso.
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25.
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Un bel sole primaverile illumina la casa del professor Corradi ed entra dalle finestre, ma non rallegra gli oggetti sui quali si posa.
Quella casa tanto allegra, quel nido della felicit s' mutato nell'albergo della tristezza e pare una tomba.
Vi si vedono passare delle faccie tristi, delle ombre silenziose, si ode soltanto di tratto in tratto un vagito che pare un lamento.
Il professore non vive ormai che per la sua scienza e la sua bimba; quella bimba che ha salvato a stento da una morte certa tenendola per pi giorni in mezzo al cotone come un uccellino, e quando si china sulla sua culla e pensa che quella vita sar destinata a vivere e crescere in quell'ambiente triste, con lui solo, divenuto come un fantasma, gli scende una lagrima sulla sorte che avr la sua figliuola, nella quale ha trasfuso tutto l'amore ch'ebbe per la sua sposa infelice.
Se non fosse stato per quell'essere delicato, che aveva tanto bisogno di lui, non avrebbe potuto sopravvivere al suo dolore.
Quella bimba  l'unico scopo della sua vita; per la parte materiale l'ha affidata ad una buona nutrice, ma poi pensa a tutto il resto, la tiene fra le braccia, spesso la bacia, l'accarezza e teme solo di non poter nell'avvenire adempiere bene il cmpito assunto; egli sa, che per una bimba ci vuole il sorriso d'una donna, le carezze d'una madre. Egli si dedica alla scienza per dimenticare, ma  sempre cupo, non parla pi,  trascurato nel vestire e i suoi amici lo compiangono e rispettano quel dolore immenso, inconsolabile.
Un giorno, mentre si trovava fuori di casa, una carrozza si ferma davanti alla porta e ne scende una donna coi capelli bianchi e di aspetto risoluto; entra in casa, si toglie il cappello e si siede accanto alla culla della bimba, come fosse in casa sua.
Le persone di servizio la guardano sorprese, ma non osano dirle nulla.
- Sono la nonna, - essa dice, - quando viene a casa il signore non gli dite che sono qui.
Infatti, quand'egli torno a casa, rimase sorpreso di vedere quella massa nera accanto alla culla bianca della sua bambina.
Egli ed Anna Paulowna si guardarono in faccia in silenzio, e furono entrambi sorpresi di trovarsi tanto cambiati.
- Non mi scacciate, - disse Anna giungendo le mani con voce supplichevole, - perdonatemi tutto quello che vi ho fatto soffrire, sono stata punita abbastanza. Lo so, non fui una buona madre: l'ambizione avea ucciso il mio cuore, ma siate buono e permettete ch'io possa riabilitarmi versando su quella bambina tutto l'affetto che avrei dovuto avere per la sua madre.
Essa era cambiata, quasi trasfigurata, i suoi capelli tutti bianchi intorno alla faccia pallida davano alla sua fisonomia qualche cosa di dolce come non aveva mai avuto.
Corradi la guard in faccia dubitoso.
Essa gli lesse in cuore.
- Non avr altro pensiero che quello di farla felice, - gli disse, - non sono pi ambiziosa; ho solo un grande rimorso che mi opprime, lasciatemi questa via di salvezza; se ci fosse qui lei, la nostra povera Nadia.....
A quell'evocazione il professore non pot pi trattenersi e si gett nelle braccia della suocera e piansero insieme, uniti per la prima volta da quel comune dolore.
- Voi non dovete piangere, - disse Anna, - voi, almeno, l'avete resa felice; sono io che l'uccisi; non me lo perdoner pi.
- No,  stato quel barbaro; se lo trovassi....
- Il governo far la nostra vendetta, s' slanciato nel nichilismo, si nasconde sotto un falso nome, ma lo prenderanno e andr in Siberia a meditare sul suo delitto, - disse Anna Paulowna colla faccia infiammata. - Del resto  inutile, nessuno ci pu ridare quello che ci fu tolto.
Il pianto della bambina la scosse, s'avvicin alla culla e la prese fra le braccia.
- Tutta la sua faccia, quand'era in fasce. I suoi occhi, i suoi capelli, diverr bella come lei, - disse Anna, coprendola di baci.
- E il nome? - chiese al dottore.
- Non l'indovinate
- Nadia! Grazie d'averla fatta rivivere, e ringraziamo il cielo che almeno ha voluto lasciarci questa grande consolazione.
La bimba mosse le labbra ad un sorriso, pareva che indovinasse, l'altro grande affetto ch'era venuto a circondare la sua culla.
...
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...
FINE.